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ItaliaOggi - Numero 158   pag. 10  del 06/07/2019
politica
Il governatore Fedriga supera Zaia e Fontana e attua la regionalizzazione della scuola

Secessione scolastica in Friuli

Con la firma del ministro (leghista) Marco Bussetti

di Carlo Valentini Twitter: @cavalent




Il M5S frena sull'autonomia regionale differenziata e fa arrabbiare i governatori leghisti di Veneto e Lombardia, Luca Zaia e Attilio Fontana? In Friuli-Venezia Giulia un altro leghista, Massimo Fedriga, brucia sul tempo i suoi due colleghi (che si inalberano ancora di più) e, stanco di aspettare che il governo trovi la quadra, si prende un pezzo di autonomia, quella della scuola. Fedriga ha approntato un provvedimento per la regionalizzazione dell'assetto scolastico e sta aspettando l'ok (già promesso) del ministro (leghista) dell'Istruzione, Marco Bussetti. Sarà quindi il primo governatore a potere vantare poteri sulle scuole: «Siamo pronti- dice Fedriga- e siamo perfettamente in grado di gestire la regionalizzazione dell'intero sistema scolastico».

Come sarà la scuola regionalizzata friulana? Ci sarà la definizione e composizione degli organici e delle graduatorie, la possibilità di stipulare contratti con dirigenti scolastici e di effettuare concorsi in caso di necessità, la definizione del calendario scolastico, la possibilità di istituire insegnamenti integrativi di interesse regionale, il trasferimento dell'Ufficio scolastico sotto il controllo della Regione, l'individuazione di standard minimi formativi, la creazione di un sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai sei anni, un tetto alla presenza di stranieri nelle classi, l'elaborazione di un piano per gli istituti plurilingue (italiano, sloveno e tedesco).

Allo Stato, almeno per ora, si chiede il trasferimento alle casse regionali di quanto spende per i servizi a cui non dovrà più provvedere. «Si tratta di pochi milioni di euro», afferma Fedriga, con l'intento di tranquillizzare il ministro Giovanni Tria e coloro che avversano l'autonomia regionale, «inoltre ci accolliamo non pochi oneri, per esempio invieremo personale della Regione a supporto degli istituti in difficoltà». In realtà la Regione metterà a disposizione nel biennio 2019-2020, 800 mila euro per assumere dirigenti scolastici e direttori di servizi generali e amministrativi e un milione e 200 mila euro che serviranno per reclutare a tempo determinato insegnanti di sostegno e personale amministrativo.

Ma Tria sembra abbia già storto il naso perché il provvedimento del Friuli prevede che gli stipendi agli insegnanti (circa 900 milioni di euro) continuino ad essere pagati dallo Stato e dal ministero fanno sapere che è troppo comodo volere la botte piena e la moglie ubriaca. Comunque Tria se la vedrà in sede governativa col collega Bussetti. L'assessore regionale all'Istruzione, Alessia Rosolen, è ottimista: «La domanda è: trattenendo le risorse che adesso vanno allo Stato, sapremmo dare risposte migliori e l'offerta didattica salirebbe di livello? A mio avviso la Regione è pronta a raccogliere questa sfida».

Il cammino verso l'autonomia non è privo di ostacoli. Non solo politici, anche sindacali. Le organizzazioni sindacali si ritrovano infatti compatte contro il provvedimento. «La scuola pensata nella Costituzione che unisce l'Italia culturalmente e geograficamente non è in vendita », dice il segretario della Uil Scuola, Pino Turi. «Che la Regione Friuli voglia investire nella scuola è buona cosa ma altro è scorporarla dal sistema scolastico nazionale». Aggiunge Adriano Zonta, segretario Flc (Federazione lavoratori della conoscenza)-Cgil: «Se da un lato apprezziamo lo sforzo prodotto per aiutare gli uffici e le scuole in difficoltà, per noi resta prioritario il ruolo dello Stato in materia di istruzione. Una cosa quindi è intervenire con risorse proprie per colmare le carenze dello Stato, altro acquisire parte del personale, producendo uno smembramento del comparto scolastico tra docenti, da una parte, e il resto dei lavoratori dall'altra. Una scelta simile riporterebbe la scuola indietro di vent'anni».

Mentre Marcello Pacifico, presidente del sindacato autonomo della scuola, Anief, afferma: «Anche se in modo molto vago il presidente del consiglio ha preso un impegno per mantenere l'unità dell'istruzione pubblica: è bene che si ricominci da lì, mettendo subito da parte egoismi regionali che poggiano su leggi incostituzionali».

Ma grazie al governo amico, Fedriga è sicuro di stare arrivando in porto con la regionalizzazione scolastica. Del resto un primo accordo è già stato firmato col ministro Bussetti. In base a esso la Regione si è impegnata a trasferire, mediante la formula del distacco, proprio personale (per ora 10 dipendenti) all'Ufficio scolastico regionale (che è un ufficio periferico del ministero) con l'intento che si tratti del primo passo verso il passaggio dell'Ufficio sotto il suo controllo.

Commenta l'assessore Rosolen: «Questo accordo e questa firma attesta che c'è una convergenza nel dare risposte alle emergenze del personale in forza alla scuola e segna un'assunzione di responsabilità della Regione che, in questo modo, recupera il tempo perso nella mancata attuazione del titolo V della Costituzione sul tema dell'autonomia scolastica. Mi auguro che entro l'anno avvenga il trasferimento dell'Ufficio alla Regione quale primo passo del percorso di regionalizzazione dell'istruzione».

Quindi il Friuli, piano piano, si sta costruendo la sua autonomia scolastica (cui seguiranno le altre materie) lasciando che governo e Regioni, Lega e 5stelle si accapiglino sul progetto-monstre che, dovendo percorrere un cammino costituzionale, difficilmente vedrà la luce (operativa) a breve.

La rivoluzione nella scuola potrebbe cominciare da qui. Non a caso è considerata con interesse, e potrebbe essere un primo banco di prova, la proposta lanciata da Giorgio Germani, presidente Anquap, l'Associazione nazionale quadri delle amministrazioni pubbliche: «Bisognerebbe utilizzare meglio le attrezzature, le strutture e il personale.

La scuola deve potere funzionare tutto l'anno e tutto il giorno. Non solo per le attività didattiche rivolte agli alunni, ma anche come «centro» di riferimento per gli adulti e gli anziani.

È opportuno un impiego, un utilizzo delle scuole anche nei periodi estivi e questo può essere estremamente utile sia per i ragazzi, che a volte non sanno dove passare il tempo, sia per chi vuole utilizzare attrezzature e strutture e i beni delle scuole».

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