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03/07/2017 07:35
TempoReale

Le pmi lanciano l’Sos liquidità. E i canali di credito alternativi rispondono

di Roxy Tomasicchio




Le pmi lanciano l’Sos liquidità. E i canali di credito alternativi rispondono

Imprese a corto di liquidità. Sempre più compresse tra stretta del credito e pagamenti lenti, cercano soluzioni attraverso canali alternativi: da un lato, quelli più radicati, come il factoring (in accelerata nei primi mesi dell’anno), dall’altro quelli di più recente introduzione, come le piattaforme online di invoice trading, cioè di compravendita di fatture, verso le quali anche l’Europa sta puntando i riflettori.
Lo scenario. Per quanto riguarda i tempi di pagamento, l’Italia non riesce a lasciare le posizioni di coda a livello europeo, nonostante un miglioramento nel 2017. Stando all’ultimo rapporto di Intrum Justitia, le imprese italiane pagano a 52 giorni quando la media europea è di 37 giorni. Più gravi i ritardi della pubblica amministrazione: ai 95 giorni medi in Italia si contrappongo i 41 della media europea. Con un ulteriore onere a carico delle imprese produttive, in quanto, secondo le norme Ue di vigilanza prudenziale (il cosiddetto Crr), oltre i 90 giorni dalla scadenza un credito passa automaticamente tra quelli «deteriorati», pesando sui requisiti di capitale imposti dal sistema creditizio. E qui si passa all’altra fonte di difficoltà per le pmi. Ogni anno centinaia di migliaia di piccole aziende non riescono ad accedere al credito bancario. In Europa, infatti, secondo i dati più aggiornati della Commissione europea circa una pmi su tre non ottiene il finanziamento richiesto. Così anche, secondo una ricerca della Banca d’Italia, le pmi hanno maggiori difficoltà di accesso al credito non solo a causa della fragilità finanziaria, ma anche per un minore interesse del sistema bancario a fornire loro finanziamenti. «Le statistiche rilasciate da Banca d’Italia nel 2017 per il credito bancario alle imprese mostrano due macro-trend», ha riferito a ItaliaOggi Sette Fabio Bolognini, co-fondatore Workinvoice, piattaforma italiana per l’anticipo fatture online, «il primo è che il ritorno del credito dopo 7 anni di forte riduzione è ancora incerto (sotto l’1%) e frenato da timori di rischiosità. Il secondo, meno noto, è che il vastissimo segmento delle piccole imprese continua a subire riduzioni mese dopo mese, a prescindere dalla rischiosità delle imprese stesse, quindi per motivazioni più legate a strategie commerciali delle banche. Questo fenomeno amplifica la carenza di liquidità e spinge i piccoli imprenditori a valutare con maggiore interesse circuiti innovativi e complementari a quello bancario».

L’approfondimento completo su ItaliaOggi Sette in edicola da lunedì 3 luglio 2017


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