
«Che il Mes possa essere attivato solo per un'emergenza sanitaria, come si è andati dicendo di recente, è solo la misura del fatto che chi ne parla non ha chiara la nozione di attività funzionalizzata». Così Alessandro Mangia, ordinario di diritto costituzionale all'università Cattolica, scrive a pagina 45 del suo ultimo saggio, interamente dedicato al discusso fondo salva-Stati (Mes, l'Europa e il Trattato impossibile; edito da Scholé-Morcelliana, 190 pagine, 12,99 euro). In buona sostanza, l'unico giurista italiano che segue e studia il Mes da quando è nato nel 2012 qual è il professor Mangia, smentisce ciò che vanno ripetendo da settimane in tv e sui giornaloni il commissario Ue agli affari economici, Paolo Gentiloni, e il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, entrambi Pd.
Per questi ultimi, l'Italia può chiedere 36 miliardi di prestiti al Mes, dopo averne versati 14, al solo scopo di coprire spese sanitarie dirette e indirette, ma senza che per questo si dia corso alle «rigorose condizionalità» previste dal trattato istitutivo del Mes. Vale a dire condizioni tipiche per uno Stato vicino al default, dove il Tesoro non ha più credito sui mercati, con conseguente perdita della sovranità nazionale nel governo dell'economia, insediamento della Troika a palazzo Chigi, tagli di spesa e imposizioni di tasse draconiane stile Grecia. Chi ha ragione? Il professor Mangia o il duo Gentiloni-Gualtieri? La lettura del saggio scioglie ogni dubbio.
Il Mes è stato istituito nel 2012, spiega Mangia, per tappare un buco nella architettura della Banca centrale europea (Bce), che «Banca centrale non è» in quanto, per statuto, non ha gli stessi poteri di tutte le altre banche centrali nel mondo, non può fare da debitore di ultima istanza, e per questo può sì prestare soldi alle banche, ma non agli Stati dell'eurozona in difficoltà. Il tutto in base a una calcolata imposizione ordoliberista della Germania, che non ha mai voluto saperne di condividere i debiti con altri paesi Ue. Per questo, dopo essere intervenuta in Grecia nel 2010-2011 con due strumenti finanziari temporanei di dubbia validità giuridica (il Mesf e il Fesf, che erano in realtà una banca privata lussemburghese), l'Unione europea ha deciso che lo strumento per colmare la lacuna della Bce, e fornire così aiuti finanziari ai paesi dell'eurozona indebitati e in forte crisi, doveva essere un nuovo strumento: il Meccanismo europeo di stabilità.
In proposito, Mangia ricorda che nel 2012, per istituire il Mes, i paesi Ue hanno dovuto modificare «a tappe forzate» l'articolo 136 del TfUe (Trattato sul funzionamento dell'Unione europea), inserendo il comma 3, in cui si afferma che il Mes può essere attivato «ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme» e che «la concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell'ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità».
Dunque, un duplice vincolo, per cui «il Mes è una extrema ratio, non un giocattolo bon à tout faire. Può intervenire quando è a rischio la stabilità della zona euro e lo deve fare solo con stretta condizionalità. In tutti gli altri casi, non può: altrimenti salta l'effetto disciplinamento postulato dai trattati, da Maastricht a Lisbona».
Ma «se il Mes non può intervenire in casi diversi dalla difesa della stabilità dell'euro», perché mai ora Gentiloni, Gualtieri, più l'intero cucuzzaro del Pd e dei media fiancheggiatori, vanno ripetendo che il Mes può prestare fondi per le spese sanitarie dirette e indirette, senza condizionalità rigorose? Come mai anche il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, appoggia tale tesi? Con grande equilibrio giuridico, Mangia descrive in dettaglio le varie modalità di intervento del Mes, e ne evince che «un margine di scostamento dalle funzioni tipizzate esiste». Ma questo margine, precisa, «non può estendersi troppo al di là di quella che può essere la causa finale dell'esistenza del Mes (la stabilità dell'area euro), così come non può contrastare la logica del TfUe, articolo 136, comma 3».
Insomma, dalla «stretta condizionalità» non si scappa, in quanto sarebbe in contrasto con il diritto dell'Unione europea, e l'eventuale erogazione di un credito light per ragioni sanitarie potrebbe essere impugnato per violazione del trattato Ue da uno qualsiasi dei 19 Stati dell'eurozona davanti alla Corte di giustizia europea, con scontate probabilità di vittoria. Il che renderebbe poi applicabili, senza eccezioni, le condizionalità rigorose, con grande giubilo di paesi come Germania e Olanda.
Dunque, le dichiarazioni di Gentiloni, Gualtieri e Dombrovskis sono soltanto affermazioni di buone intenzioni politiche, fa intendere il professor Mangia. Se davvero essi volessero dare vita a un Mes light (leggero), o addirittura a un Mes zero per la sanità, dovrebbero prima modificare il trattato sul Mes e sulla rigorosa condizionalità della sua applicazione. In caso contrario, le buone intenzioni sono soltanto chiacchiere, utili solo per indorare una pillola che, a seguito dell'ulteriore forte indebitamento dell'Italia a causa della recessione post Covid-19, nel giro di un paio d'anni potrebbe trasformare il Mes light in una trappola da usare contro l'Italia qualora dalle prossime elezioni dovesse uscire vincente il sovranismo di centrodestra, assai sgradito a Berlino e a Bruxelles.
Queste cose, ovviamente, il professor Mangia si guarda bene dallo scriverle. Autorizza però a pensarle il fatto che, nel descrivere i difetti giuridici del Mes, che qui è impossibile elencare talmente sono numerosi, il suo saggio arrivi a dubitare fortemente che il Mes sia «conforme alla Costituzione italiana». Tanto da suggerire al Parlamento come procedere per sollevare il quesito di fronte alla Corte costituzionale per tutelare gli interessi dell'Italia, da quelli del governo a quelli dei possessori di titoli di Stato: banche, assicurazioni e risparmiatori privati. Pagine su cui sarebbe delittuoso dormirci sopra.
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