
Il dl sicurezza potrebbe approdare sul tavolo della Consulta. Ad annunciare il ricorso è il presidente della regione Piemonte Sergio Chiamparino. «Non possiamo stare a guardare come se non stesse accadendo nulla. Stiamo dunque valutando se esistono i fondamenti giuridici per un ricorso della Regione, direttamente o come tramite dei Comuni, alla Corte Costituzionale. Se ci sono le condizioni giuridiche, non perderemo tempo», ha detto il governatore del Piemonte. «Le forti critiche che emergono in tutto il Paese - continua Chiamparino - sono le stesse che avevo avanzato in un recente incontro con i sindaci e i responsabili Sprar del Piemonte». Intanto la Questura di Palermo smentisce la presenza di agenti della Digos all'Anagrafe di Palermo. "La notizia di una asserita presenza di personale della Digos di Palermo presso l'Ufficio Anagrafe del Comune - si legge nel comunicato - per assumere informazioni sulle procedure sui richiedenti asilo politico" è "destituita di ogni fondamento": "nessun dipendente della locale Digos ha fatto accesso negli uffici comunali". Eppure questa mattina all'ufficio anagrafe del Comune di Palermo, dopo quanto affermato dal sindaco Leoluca Orlando sulla sospensione delle procedure previste dal decreto sicurezza e le direttive impartite al capo area Maurizio Pedicone, qualcuno sarebbe andato, a detta degli impigati. "Hanno chiesto cosa accade quando vogliamo regolarizzare la posizione di un richiedente asilo e quali sono le procedure che stiamo seguendo", dicono i dipendenti. "Molti sindaci che contestano il Decreto Sicurezza non lo hanno letto", ha detto oggi il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, "perché vengono garantiti il diritto alla salute, il diritto allo studio a tutti, i bambini non si toccano e non possono essere espulsi. Semplicemente non si regalano altri diritti ai furbetti come veniva fatto fino a ieri. Ma poi sono dieci sindaci. In Italia ci sono ottomila sindaci, quindi andiamo a parlare degli altri 7.990. C'è qualche sindaco incapace che siccome non sa gestire Palermo, Napoli, Firenze e altre città, si inventa polemiche che non esistono. Immigrati regolari e perbene, i profughi veri, avranno più tutele con questo decreto; i furbetti e i finti profughi, spacciatori e stupratori, tornano a casa loro. Io vado avanti, sono convinto di fare gli interessi degli italiani, degli immigrati regolari perbene e dei profughi veri". Ieri, sulla vicenda, il premier Giuseppe Conte ha ricordato che la legge va comunque rispettata e che non applicarla equivale a violarla. Ma si è anche proposto come mediatore tra Salvini e l'Anci, per un incontro che dovrebbe tenersi a palazzo Chigi. Certo è che il clima è molto teso, perché Salvini ha più volte detto che i sindaci che non vogliono applicare la legge dovrebbero dimetters e i primi cittadini non hanno gradito, come ha detto il sindaco di Napoli Luigi De Magistris: "Salvini tradisce la Costituzione, si dimetta lui". Ma il ministro dell'interno va avanti a testa bassa: "Sindaci traditori, la gente è con me". E avvia ispezioni straordinarie dal Viminale per verificare che venga rispettato il divieto di iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo. I sindaci in particolare, protestano per le norme che impediscono di registrare all'anagrafe e di concedere la residenza ai migranti dotati di regolare permesso di soggiorno. Una norma considerata illegittima e incostituzionale da Orlando, pronto a chiamare in causa la Consulta, e anche da molti sindaci, compreso quello di Milano, Beppe Sala. "Tutti i regimi hanno iniziato dalle leggi razziali" attacca Orlando. "Stiamo valutando la strada per arrivare alla Consulta", interviene il sindaco di Firenze Dario Nardella."Il linguaggio di Salvini è indegno di un ministro dell'Interno" dichiara il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Mentre Sala chiede: "Salvini ci ascolti e riveda il decreto". Nella polemica interviene anche il presidente dell'Anci e sindaco di Bari. Antonio Decaro: "Le nuove norme mettono noi sindaci in una oggettiva difficoltà. "Le divisioni non servono", dice. Ma Salvini via twitter picchia duro e dopo avere chiesto le dimissioni dei sindaci che non si adegueranno alle legge ha attaccato Orlando e colleghi: "I primi cittadini cercano un po' di pubblicità", ma "la pacchia per certi sindaci è finita. Non si molla di un millimetro, si va avanti.Chi non rispetta il dl Sicurezza e aiuta i clandestini tradisce l'Italia e gli italiani, e ne risponderà davanti alla legge e alla Storia". E nella vicenda si inserisce il premier Giuseppe Conte, che da palazzo Chigi fa sapere come sia indispensabile che i sindaci rispettino la legge, ma si propone come mediatore: "Se l’Anci desidera un incontro per segnalare eventuali difficoltà applicative collegate alla legge sull’immigrazione e sulla sicurezza", si legge in una nota, "ben venga la richiesta di un incontro con il governo, al quale anche il presidente del consiglio è disposto a partecipare insieme al ministro dell’Interno. Inaccettabili, invece, sono le posizioni degli amministratori locali che hanno pubblicamente dichiarato che non intendono applicare una legge dello Stato. Il nostro ordinamento giuridico non attribuisce ai sindaci il potere di operare un sindacato di costituzionalità delle leggi: disapplicare una legge che non piace equivale a violarla, con tutte le conseguenti responsabilità". In precedenza, con un intervento per così dire illumimante l'altro vicepremier, Luigi Di Maio, aveva sostenuto la tesi secondo la quale i primi cittadini vorrebbero bloccare il dl sicurezza perché "fanno campagna elettorale". Ieri era stato Orlando, con una nota inviata al capo area dell'ufficio anagrafe, a dare disposizione di non applicare a Palermo le misure volute del cosiddetto "decreto sicurezza", messo a punto dal vice premier e ministro dell'Interno Matteo Salvini, per quanto riguarda le norme che negano la possibilità di concedere la residenza a chi ha un permesso di soggiorno. "È disumano e criminogeno", ha detto il primo cittadino di Palermo a proposito dell'articolo 13 delle legge 132 che stabilisce come il permesso di soggiorno rilasciato al richiedente asilo costituisca un documento di riconoscimento, ma insufficiente per iscriversi all'anagrafe e quindi avere la residenza, l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale o ai centri per l'impiego. Una scelta, quella di Orlando, che ha scatenato la reazione irritata del ministro dell'Interno: "Con tutti i problemi della città, il sindaco sinistro pensa a fare disobbedienza", è stato il commento di Matteo Salvini. «I sindaci ne risponderanno personalmente, legalmente, penalmente e civilmente perché è una legge dello Stato che mette ordine e regole». «Sono curioso di capire se rinunceranno anche ai poteri straordinari previsti dal decreto che tanti sindaci hanno apprezzato. Immagino che rinunciate anche a tutti i soldi che il decreto aggiunge per le vostre città». Orlando, però, ha ribattuto colpo su colpo: "Il governo oggi finalmente getta la maschera con il decreto 132 del 2018 che costituisce un esempio di provvedimento disumano e criminogeno. Per queste ragioni ho disposto formalmente agli uffici di sospendere la sua applicazione perché non posso essere complice di una violazione palese dei diritti umani, previsti dalla Costituzione, nei confronti di persone che sono legalmente presenti sul territorio nazionale. E' disumano perché eliminando la protezione umanitaria trasforma il legale in illegale ed è criminogeno perché siamo in presenza di una violazione dei diritti umani e mi riferisco soprattutto ai minori che al compimento del 18/mo anno non potranno stare più sul territorio nazionale". Orlando è stato soltanto il primo di una serie di sindaci a schierarsi contro il cosiddetto decreto sicurezza. Seguito da Federico Pizzarotti, il sindaco di Parma uscito dal M5S in quanto esplulso e ora alla testa di un nuovo movimento politico, Italia in comune: "Da subito abbiamo segnalato che questo decreto, per come è scritto, crea solo problemi, difficoltà nell'avere documenti e quindi nell'inserirsi in un percorso regolare, anche per avere un lavoro", ha detto a Repubblica il primo cittadino emiliano. "Queste persone ovviamente non scompaiono con il decreto sicurezza, ma restano sul territorio, con difficoltà dal punto di vista del riconoscimento. Cercheremo di capire come si muovono gli altri Comuni, certo non basta una lettera di un sindaco per modificare il funzionamento dell'anagrafe". Fortemente critico anche il sindaco di Firenza, Dario Nardella: "Firenze non si piegherà al ricatto contenuto nel decreto sicurezza che espelle migranti richiedenti asilo e senza rimpatriarli li getta in mezzo alle strade. Ci rimboccheremo le maniche perché Firenze è città della legalità e dell'accoglienza, e quindi in modo legale troveremo una soluzione per questi migranti, fino a quando non sarà lo Stato in via definitiva a trovare quella più appropriata". E più Sud, a Napoli, è stato il sindaco Luigi De Magistris ad attaccare il ministro dell'Interno: "Ho schierato la mia città dalla parte dei diritti. Noi applichiamo le leggi ordinarie solo se rispettano la Costituzione repubblicana. È obbedienza alla Carta e non disobbedienza civile. L'iscrizione all'anagrafe è fondamentale, consente alle persone di avere diritti. Sono in ballo interessi primari della persona: l'assistenza, l'asilo. Ci muoviamo in questa direzione anche per il sistema Sprar che è un'esperienza da tutelare mentre questo governo punta a riaprire centri affollati, depositi di persone che rischiano di trasformarsi in bombe umane". Il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, ha spiegato che "questa è una situazione in cui noi sindaci ci troviamo per le scelte criminogene, sul piano dei diritti, fatte da Matteo Salvini. Per me valgono le parole di Mattarella. La questione della sicurezza e della convivenza si declina attraverso diritti e doveri. E ricordo che a Pescara, come in molte altre città d'Italia, il primo nato dell'anno è figlio di una famiglia di migranti". «È evidente, a questo punto, l’esigenza di istituire un tavolo di confronto in sede ministeriale per definire le modalità di attuazione e i necessari correttivi ad una norma che così com’è non tutela i diritti delle persone», interviene il presidente dell’Associazione dei Comuni Italiani (Anci) Antonio Decaro. «Noi sindaci l’avevamo detto prima che il decreto fosse convertito in legge attraverso la posizione della commissione immigrazione dell’Anci che all’unanimità, indipendentemente dall’appartenenza politica dei singoli componenti, si era espressa negativamente sul provvedimento, ritenendo che i diritti umani non siano negoziabili».
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