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ItaliaOggi - Numero 223   pag. 10  del 21/09/2019
politica
Due secoli fa, che non in Calabria ora: non ci sono l'alta velocità e le linee elettriche

C'erano più treni nel Far West

Un'area isolata come può commerciare con le altre?

di Luigi Chiarello




Il Frecciargento in arrivo alla stazione di Sibari
Il Frecciargento in arrivo alla stazione di Sibari
Quando, da bambino, leggevo i fumetti di Tex Willer o guardavo un film «western» in tv, spesso mi capitava di incappare in una scena che si ripeteva: grandi coccarde con i colori statunitensi (il bianco, il blu e il rosso) salutavano l'arrivo nelle polverose città del selvaggio West del primo treno in città. Ad accoglierlo, tra gli sbuffi della locomotiva a vapore, c'erano dame in stivaletti neri, vestite fino ai piedi, strette in corpetti da urlo, affiancate da sceriffi coi baffi lunghi e gli speroni ai piedi.

Da un vagone, un funzionario federale e un caporione della società privata che aveva costruito la tratta si preparavano a tenere grandi discorsi, vestiti come pinguini, sotto enormi cappelli a cilindro. A pochi metri, un imbonitore spacciava al pubblico dei pionieri (radunati sul posto e spesso ubriachi) miracolose pozioni magiche per guarire dalla qualunque.

Mai avrei pensato che una scena simile, l'attesa spasmodica e lo scrosciante applauso finale per l'arrivo di un treno, potessero accadere nell'Italia del 2019. Eppure, il 15 settembre scorso, migliaia di persone si sono assiepate lungo i binari della stazione di Sibari, in provincia di Cosenza, ad applaudire per la felicità. Stava arrivando il progresso. Sulla costa jonica cosentina piombava il primo Frecciargento di Trenitalia della storia. Una roba da far tremare i polsi ai pittori futuristi, ai Depero e ai Boccioni, che l'indomita potenza del treno hanno rappresentato e scomposto nei loro dipinti di inizio '900.

Un secolo dopo, cento anni dopo, il primo Novecento arriva alla stazione di Sibari. I vagoni del Novecento calcano la terra sotto cui riposano i resti della città di Erodoto. Quella polis era la New York degli Achei. Oggi è una frazione del comune di Cassano allo Jonio. Attenzione, però. Su quei binari, il progresso non arriva stabilmente, piuttosto sotto forma di sperimentazione della durata di un anno. Una parentesi, che i calabresi pagheranno di tasca loro a Trenitalia. La regione Calabria contribuirà ai costi del convoglio. Domanda: perché di grazia avviare un simile esperimento quando i numeri sono più bassi, finita la stagione estiva?

Domanda retorica. Questa non è una novità sulla costa jonica calabrese: anche l'unico aeroporto che la serve, quello rabberciato di Crotone, frutto della riconversione ad aviazione civile di una base militare, ha avuto il suo esordio nei mesi di minore richiamo. Su questo scalo opera Ryanair in regime di monopolio. Tariffe altissime, orari improponibili, aerei pieni e la regione che, anche qui, ci mette una mano santa. Eppure, lo scalo ancora non decolla. Chissà perché.

Ma tornando al tributo dei sibariti al treno miracoloso, forse, oltre a sogghignarne, sarebbe il caso chiedersi il perché di una simile manifestazione d'affetto. La risposta è nelle cose. Siamo nel terzo millennio dopo Cristo ma la costa jonica calabrese tutta non dispone di una ferrovia elettrificata; questa arriva, appunto, fino a Sibari, il resto è in costruzione coi soldi della regione.

I convogli che viaggiano sulla tratta sono solo locali, dopo la soppressione, una decina di anni fa, del mitico Milano - Crotone: un intercity a lunga percorrenza, denominato il treno della speranza (nei periodi di feste si stipava come un carro bestiame), che ha avuto l'onere e l'onore di traghettare dal Nord al Sud e viceversa milioni di persone. Erano gli emigranti, che da questo pezzo di Italia raggiungevano il «profondo Nord» e la Germania per cercare maggiore fortuna, lavorare, studiare, affrancarsi da una vita di bisogno.

La costa jonica calabrese non ha neppure un'autostrada: i 491 km che da Taranto conducono a Reggio Calabria sono su una statale, la 106 jonica, che scorre quasi tutta su una sola carreggiata a doppio senso di marcia. Morale: passa da questa minuscola e pericolosa arteria tutto il traffico, siano merci o persone, che deve raggiungere le città joniche. Tra queste Rossano-Corigliano, che è la terza città più grande della Calabria, il capoluogo di provincia Crotone, il capoluogo di regione Catanzaro, località turistiche come Le Castella e Soverato, Locri, Siderno e via discorrendo.

Quindi, tirando le somme: sulla lunghissima costa jonica calabrese, da Taranto in giù, non arrivano treni diretti dal Nord, perché la rete per 369 km (da Sibari a Reggio Calabria) non è elettrificata. Figurarsi i treni merci. Non ci sono neppure aeroporti, se non uno solo, piccolo e a metà regione, in regime di monopolio e funzionante solo nei mesi estivi o sotto le vacanze di Natale. Non c'è una autostrada e non c'è neppure una superstrada.

Eppure c'è la commozione di chi vede arrivare un treno che ha il sapore dell'alta velocità, dell'avvenire, del progresso. Come lo aveva il vapore per chi viaggiava a cavallo. E anche se alta velocità non è (perché non è un Frecciarossa) si corre in stazione per applaudirlo. Per illudersi, dopo un secolo di ritardo, che il Novecento è arrivato. Che non si è più cittadini di serie C.

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