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ItaliaOggi - Numero 205   pag. 14  del 31/08/2019
attualità estero
Sono già 563 le imprese registrate nell'High Tech Park di Minsk grazie a incentivi

Bielorussia, eldorado di startup

Facilitato da un abbondante numero di informatici

di Simonetta Scarane




Alexander Lukashenko
Alexander Lukashenko
Informatici in abbondanza e politiche proattive e incentivanti del presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, hanno trasformato il Paese in un eldorado delle startup nell'Europa dell'Est. La citazione di Steve Jobs, «Chiedi di più, sii un po' matto» appare grande nella hall dell'High Tech Park della capitale Minsk. In questo edificio piuttosto ordinario, ci sono uffici, spazi per il coworking, incubatori di startup, spazi per riunioni. «Anche tu puoi iniziare la tua impresa da un miliardo di dollari qui», ha scritto il team di Epam, società di informatica bielorussa quotata alla Borsa di New York. Inoltre, si sono moltiplicate le piattaforme di finanziamento partecipativo.

L'High Tech Park della capitale incarna perfettamente la nuova svolta economica del paese.

Le imprese statali rappresentano ancora il 70% dell'economia nazionale. Alexander Lukashenko, il presidente autoritario al potere da 25 anni, ha capito che all'infuori dell'industria e l'agricoltura, il suo paese stretto fra L'Unione europea e il fratello maggiore russo aveva un'altra carta economica da giocare. Nel 2005, ha fondato l'High Tech Park a Minsk, esentando dalle tasse qualsiasi società legalmente ospitata all'interno della struttura. Alla fine del 2017, ha legalizzato le criptovalute e ha esteso da 3 a 36 le attività autorizzate a installarsi nello stesso parco. E ha aperto le porte alle società provenienti da qualsiasi paese.

Oggi sono 563 le imprese registrate nell'High Tech Park di Minsk; 312 sono arrivate a fine 2017 dopo l'approvazione di misure molto incentivanti.

Oggi, questo Stato che conta meno di 10 milioni di abitanti ospita numerosi sviluppatori ucraini e russi. Oltre il 90% delle entrate dei titolari dell'High Tech Park provengono dall'estero, il 49% dalla Ue, il 41% dagli Stati Uniti, ha spiegato a Le Figaro il direttore del parco, Kirill Zalessky, responsabile della struttura di cooperazione. Il boom è arrivato quando sono state messe in campo delle politiche incentivanti. Il risultato è stato anche che negli ultimi anni nomi di società tecnologiche della Bielorussia sono emerse all'attenzione internazionale con o senza capitali stranieri, come World of tanks, videogioco online da 120 milioni di utlizzatori, o l'applicazione per le foto Masquerade venduta a Facebook nel 2016. Anche la messaggieria Viver e l'applicazione per le cartine maps.me, sono state sviluppate nell'High Tech Park a Minsk.

A dire il vero, niente di straordinario che il settore dell'alta tecnologia abbia messo le radici nella Bielorussia, ai confini dell'Europa orientale. All'epoca dell'Unione sovietica nel paese c'era già un'alta concentrazione di ingegneri e altri specializzati in materie scientifiche formatisi nelle università statali, tra i quali Leonid Lozner, uno dei cofondatori di Epam. Fisico, nel 1991 si è lanciato, grazie ad un amico americano, nell'impresa che ha portato alla creazione di Epam, impresa informatica che conta oggi 30 mila sviluppatori dei quali 10 mila in Bielorussia. Il Paese ha un importante numero di laureati e l'emigrazione è ancora limitata per la ristrettezza dei visti, nonostante risulti il paese europeo con più possessori di visti Schengen in rapporto alla popolazione. Leonid Lozner ha investito in altre due nuove startup locali.

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