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ItaliaOggi - Numero 208   pag. 8  del 04/09/2018
politica
Nascono al Sud i primi comitati contro le richieste autonomiste di alcune regioni del Nord

Autonomia vista come secessione

Una petizione firmata anche da parlamentari pd e 5stelle

di Carlo Valentini




Autonomia vista come secessione
Sembrava una passeggiata bipartisan. La rossa (quasi ex) Emilia-Romagna assieme alle leghiste Lombardia e Veneto verso l'autonomia, cioè la possibilità di decidere su una ventina di materie finora appannaggio dello Stato. Aveva risposto più o meno sì il precedente governo, ha abbracciato la causa quello attuale. Tarallucci e vino? A guastare la festa (e metterci la faccia) è un professore di Economia (università di Bari), Gianfranco Viesti, curriculum pieno di studi e libri sul Meridione e i suoi problemi. Ha messo una zeppa sul cammino dell'autonomia e neanche lui si aspettava che diventasse talmente corposa da rendere possibile un altolà che fino a ieri sembrava impensabile.

Come si usa adesso, ha utilizzato internet e i social per lanciare una petizione (sul sito specializzato Change.it) che ha denominato No alla secessione dei ricchi. Ebbene in pochi giorni in seimila l'hanno sottoscritta, compresi esponenti dei 5stelle, con Matteo Salvini incredulo e arrabbiato. A rimanerci male è stato anche il governatore dell'Emilia-Romagna, il piddino Stefano Bonaccini, poiché tra i firmatari vi sono pure dirigenti Pd del Meridione.

La petizione ha dato forza e coraggio a chi non condivideva la richiesta di autonomia delle tre regioni (battistrada di altre, dal Friuli-Venezia Giulia alla Toscana) ma che erano rimasti silenti in attesa degli eventi. Così a Cosenza è stato inaugurato il primo comitato contro «l'autonomia che significa secessione». Dice Paolo Spadafora, del Parco scientifico e tecnologico della Calabria: «Stiamo organizzando banchetti in tutte le piazze della Calabria per far comprendere i rischi che corrono i calabresi e tutti i meridionali con l'approvazione di queste proposte oscene. Il comitato solleciterà gli amministratori locali a intraprendere tutte le azioni istituzionali necessarie a fermare questi progetti anti Sud».

Le firme raccolte saranno poi recapitate al presidente della repubblica e ai presidenti di Camera e Senato affinché blocchino il processo autonomistico. È scritto nella petizione: «In particolare la Regione Veneto ha chiesto di avere potere esclusivo su materie che vanno dall'offerta formativa scolastica (potendo anche scegliere gli insegnanti su base regionale), ai contributi alle scuole private, i fondi per l'edilizia scolastica, il diritto allo studio e la formazione universitaria, la cassa integrazione guadagni, la programmazione dei flussi migratori, la previdenza complementare, i contratti con il personale sanitario, i fondi per il sostegno alle imprese, le Soprintendenze, le valutazioni sugli impianti con impatto sul territorio, le concessioni per l'idroelettrico e lo stoccaggio del gas, le autorizzazioni per elettrodotti, gasdotti e oleodotti, la protezione civile, i Vigili del fuoco, strade, autostrade, porti e aeroporti (inclusa una zona franca), la partecipazione alle decisioni relative agli atti normativi comunitari, la promozione all'estero, l'Istat, il Corecom al posto dell'Agcom, le professioni non ordinistiche. E altro, perché l'elenco è incompleto. In questo modo, verrebbero espropriati della competenza statale tutti i grandi servizi pubblici nazionali e verrebbe meno qualsiasi possibile programmazione infrastrutturale in tutto il Paese»

Il comitato promotore della petizione è composto per lo più da docenti universitari. Tra i primi firmatari compaiono Saverio de Bonis e Maria Marzana, parlamentari M5s, Roberto Speranza, deputato LeU, Elena Gentile e Andrea Cozzolino, eurodeputati Pd, Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, Luigi Famiglietti e Eugenio Marino della direzione Pd, Miguel Gotor, ex senatore Pd.

Spiega Viesti (docente di economia a Bari, membro del comitato di direzione della casa editrice Il Mulino): «L'obiettivo reale è quello di ottenere una quota molto maggiore del gettito fiscale, cioè trattenere sul territorio più soldi, per garantire ai propri cittadini una maggiore spesa pubblica. Naturalmente a scapito degli altri cittadini italiani: a parità di gettito fiscale complessivo, maggiori risorse per i lombardi e i veneti significano minori risorse per gli altri italiani. Senza alcuna riflessione sulle conseguenze che ciò potrebbe comportare per i grandi servizi pubblici nazionali, ad esempio per l'istruzione. Per tutti gli studenti italiani e per quelli lombardi: per i quali non è affatto certo che una gestione regionale produrrebbe un servizio migliore. Spiace molto che, anche nelle regioni interessate, il dibattito sia così modesto. Sbandierare l'autonomia è espressione del crescente fenomeno dell'egoismo dei ricchi. Per il quale i soldi sono la priorità: gestire le proprie ricchezze, erigere nuovi steccati. E per il quale lo sviluppo non viene dall'integrazione, nazionale ed europea, ma dal controllo autarchico delle risorse. Decisivo è interessarsi solo a quello che si ritiene essere il benessere monetario di oggi della propria piccola patria: a quando la proposta di Milano di trattenere il proprio gettito fiscale senza condividerlo con gli altri lombardi?»

Una provocazione? Beh, intanto un ex parlamentare di Forza Italia, oggi nella Lega, Valter Zanetta, è riuscito ad ottenere un referendum per staccare la provincia di Verbano-Cusio-Ossola dal Piemonte e annetterla alla Lombardia, col governatore lombardo leghista Attilio Fontana che stuzzica il piddino governatore piemontese Sergio Chiamparino: «Se la gente lo vuole, accoglieremo la provincia a braccia aperte». E Zanetta, in vista del referendum (si svolgerà il 21 ottobre), dice: «Il Piemonte rischia di non avere un futuro, mentre la Lombardia, di fatto, è uno Stato. E con i nuovi spazi di manovra concessi in seguito al referendum sull'autonomia può garantire ancor di più chi ne fa parte».

Per Viesti è la conferma della pericolosità del vento autonomista: «I presidenti di Lombardia e Veneto e il ministro degli Affari regionali (Erika Stefani) giocano nella stessa squadra. I diritti di cittadinanza di tutti gli italiani sono nelle mani di un pugno di leghisti i quali, infastiditi perché vengono illustrati i termini della questione, reagiscono stizziti insultando. È segno che siamo sulla buona strada».

Ma gli autonomisti non ci stanno: «Non facciamo altro», risponde il governatore del Veneto, Luca Zaia, «che realizzare i dettami dei padri costituenti che si immaginavano un'Italia del tutto federalista»

Twitter: @cavalent

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