NEWS


20/10/2014 05:55
TempoReale

Le tasse nascoste di Renzi

di Marino Longoni




Le tasse nascoste di Renzi

La prima legge di Stabilità senza nuove tasse. Così l’ha annunciata Matteo Renzi alla fine del consiglio dei ministri del 15 ottobre. In realtà di nuove tasse, anche se ben nascoste, se ne possono contare almeno una dozzina. Le più indigeste sono probabilmente l’aumento delle aliquote Iva, ancora da quantificare, e l’aggravio delle imposte sui rendimenti dei fondi pensione e delle casse di previdenza dei liberi professionisti. Garantiranno un incremento di gettito anche le polizze vita, le slot machine, gli enti no profit. Non poteva mancare il classico aumento della benzina. Anche una misura apparentemente liberale, come quella che concede ai lavoratori la facoltà di chiedere l’anticipo del Tfr in busta paga, ha il piccolo inconveniente di determinare un anticipo e un lieve aumento anche del prelievo fiscale. Idem per il cosiddetto forfait per i lavoratori autonomi, che va a sostituire, con aliquota del 15%, un regime (imprenditoria giovanile), che era tassato solo al 5%. Trascurando atri modesti aumenti del prelievo, il problema maggiore potrebbe però essere costituto dal possibile futuro aumento del prelievo locale (regioni, province e comuni), che presidenti di regione hanno già minacciato come necessario a compensare il taglio di cinque miliardi di trasferimenti imposto dalla legge di Stabilità. E poi ci sono 11 miliardi di extradeficit, che non sono certamente nuove imposte, per ora. D’altra parte un Presidente del consiglio non è un mago, non può creare risorse dal nulla. Da qualche anno ormai le casse dello stato sono vuole, il prelievo fiscale è già oltre il tollerabile, il Paese non cresce. E non si può nemmeno stampare moneta, come si è fatto per tanti anni, perché con l’Unione europea l’Italia ha rinunciato alla propria sovranità monetaria. In queste condizione è forse impossibile fare più di quello che ha fatto la manovra impostata da Renzi per iniettare un minimo di fiducia nel paese. E bisogna riconoscere che l’esclusione del costo del lavoro dall’Irap, la conferma del bonus degli 80 euro e degli eco bonus sulle ristrutturazioni, il Tfr in busta paga, vanno proprio in questa direzione. Non sarà certo sufficiente per fare ripartire il Paese, ma senza risorse e con le mani legate dai vincoli europei, era difficile fare di meglio.


News correlate