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ItaliaOggi - Numero 286   pag. 5  del 01/12/2012
politica
È l'aiuto che Riccardo Mancini dice di avergli assicurato nel primo turno delle primarie

A Bersani 110mila voti del Psi

Adesso i socialisti si aspettano la riabilitazione di Craxi

di Goffredo Pistelli




Vignetta di Claudio Cadei
Vignetta di Claudio Cadei
Centodiecimila volte Pier Luigi Bersani: è l'apporto che il Psi di Riccardo Nencini ha dato al segretario Pd al primo turno delle primarie di centrosinistra. Un contributo rivendicato ieri dallo stesso leader socialista, assessore al Bilancio della Regione Toscana, che secondo i bene informati potrebbe avere un posto nell'esecutivo che il segretario piddino formerà, una volta vinte primarie ed elezioni. Un governo che, come ha ripetuto spesso nei giorni scorsi lo stesso Bersani, «avrà almeno 20 ministri».

Il Psi fa parte a pieno titolo della coalizione di centrosinistra, tanto d'aver nominato uno dei garanti, il professor Mario Pilade Chiti, nel Comitato presieduto da Luigi Berlinguer che ha regolato le combattutissime primarie. Un apporto, quello socialista, che è stato probabilmente considerato più importante di quello che potevano dare i dipietristi dell'Italia dei valori o il rutelliani di Alleanza per l'Italia che, pur avendo avuto in lizza Bruno Tabacci, sono stati lasciati fuori. Non ha fatto specie al Nazareno, sede nazionale del Pd, l'insistita azione di Nencini per la riabilitazione della figura di Bettino Craxi, il leader socialista «esiliato» ad Hammet dai giudici di Mani pulite.

Il segretario del Psi si batte infatti da tempo per una rilettura storica dell'azione di Craxi, protagonista di uno dei governi più lunghi della prima repubblica e di un confronto serrato col Pci, superando la subalternità rispetto a Botteghe Oscure e creando alleanze variabili fra centro e periferia: di sinistra in comuni, province e regioni (anche se non in tutti) e con la Dc a Roma, nel cosiddetto pentapartito assieme a socialdemocratici, liberali e repubblicani. Un confronto che, negli anni '80, era debordato in scontro aperto: adottata la battuta di Gianni Agnelli, che aveva soprannominato Craxi il Cinghialone, nel Pci era tutto un alludere alla spregiudicatezza dei suoi evocando la Milano da bere e ricordando gli scandali liguri di Alberto Teardo, presidente regionale o dei fratelli Biffi Gentili a Torino. Addirittura se ne paventava la deriva autoritaria, sentimento così diffuso che il vignettista Giorgio Forattini rappresentava Craxi in camicia nera, novello Mussolini.

Una battaglia che, dopo la clamorosa contestazione di Enrico Berlinguer, al congresso Psi del 1984, a Verona, una fischiata epica, fu senza ritorno.

Un pezzo di storia della sinistra superato, o forse più realisticamente, accantonato in nome del Bene comune, o meglio di «Italia bene comune», come è stata battezzata l'alleanza di centrosinistra.

Eppure uno dei punti polemici dello staff bersaniano contro Matteo Renzi, avversario nel ballottaggio delle primarie, aveva riguardato proprio un'asserita somiglianza del Rottamatore a Craxi. Miguel Gotor, storico e stretto collaboratore di Bersani, su Repubblica, in giugno, aveva definito «di chiara impronta craxiana» il progetto di Renzi, il quale sembra «il figlio ideale di Ghino di Tacco», il signorotto-brigante di Radicofani (Siena), che rapinava i viandanti da e per Roma, e che il leader socialista usò come pseudononimo sull'Avanti.

Invece, per Nencini, ancora nel gennaio scorso, nel dodicasimo anniversario della scomparsa, Craxi «fu un eretico della sinistra e la sua eresia fu il riformismo» e parole ancora più vibrate le aveva pronunciate due anni prima, direttamente ad Hammamet.

Il segretario toscano è, da parte sua, coerente. Classe 1959, del Mugello, nei primi anni '90 fu il leader di un gruppo di giovani turchi che scalzarono la leadership di Lelio Lagorio e Ottaviano Colzi nel Psi locale, arrivando a costruire un rapporto diretto con via del Corso, sia con Craxi sia con Claudio Martelli.

Con lui Gianni Bonini, trascorsi nella sinistra movimentista, che fu piazzato alla presidenza di Fiorentinagas, municipalizzata cittadina, e Vanni Bolognesi, mente creativa del gruppo, editore ed imprenditore, lambito dalla Tangentopoli fiorentina e scomparso prematuramente qualche anno fa.

Craxiani dinamici, che costruirono un asse di ferro con Roma e che sognavano un futuro da ministro per la mente politica del gruppo, Nencini appunto. Un sogno infranto dalla pioggia di monetine dell'Hotel Raphael, con la fuga di Craxi verso la Tunisia. Per questo, il prossimo ministero Nencini nel Bersani I, con gli ex nemici del Pci a far ponti d'oro, ha anche il sapore della revanche.


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