Il 26 gennaio presso Palazzo Mezzanotte si è tenuta l'iniziativa "Tagliare il Debito Fare Sviluppo Day" a cui hanno partecipato:
Roger ABRAVANEL, Alberto ALESINA, Marco ANNUNZIATA, Fabrizio BARCA, Maurizio BELPIETRO, Franco BRUNI, Mario BOSELLI, Paolo BUZZETTI, Gianfranco CONTE, Marina CALDERONE, Giuliano CAZZOLA, Innocenzo CIPOLLETTA, Mauro CUTRUFO, Gregorio DE FELICE, Domenico DE SOLE, Maurizio DE TILLA, Gabriele DEL TORCHIO, Ennio DORIS, Vittorio FELTRI, Federico GHIZZONI, Piero GIARDA, Piero GNUDI, Giovanni GRASSO, Vittorio GRILLI, Guidalberto GUIDI, Raffaele JERUSALMI, Fiorella KOSTORIS, Giorgio LA MALFA, Linda LANZILLOTTA, Giancarlo LAURINI, Enrico LETTA, Franco MASERA, Antonio MASTRAPASQUA, Andrea MONORCHIO, Stefano MONTEZEMOLO, Giuseppe MUSSARI, Michele NORSA, Gianfranco POLILLO, Alberto QUADRIO CURZIO, Mario RESCA, Guido SALERNO ALETTA, Giulio SAPELLI, Paolo SAVONA, Claudio SICILIOTTI, Sergio SILVESTRINI, Marco TRONCHETTI PROVERA, Victor UCKMAR, Giacomo VACIAGO, Paolo ZEGNA
Scarica gli atti dell'iniziativa:
quadro evolutivo della finanza pubblica
sondaggio Debito Pubblico SWG - Milano Finanza
tabella Governi e Debito
Anche la manovra economica decisa dal Governo Monti per consolidare l’obiettivo di azzerare il deficit nel 2012 è essenzialmente concentrata sull’aumento della pressione fiscale: la nuova tassazione non risparmia nulla, dai redditi ai consumi, dalle abitazioni agli investimenti mobiliari, ovunque siano localizzati in Italia o all’estero. In mancanza di queste misure draconiane, ribadiscono quotidianamente esponenti del Governo, avremmo già avuto il tracollo del valore del debito pubblico sui mercati finanziari oltre alla drammatica certezza dell’insuccesso delle prossime aste di Bot e Btp.
Ora, è possibile che ciò sia vero, ma il prezzo che l’economia sta già pagando è la recessione, come confermano le rilevazioni dell’Istat. Le imprese stentano ad approvvigionarsi di credito e le stesse banche a fornirlo, visto che i tassi di interesse sul debito pubblico trascinano verso l’alto, per tutti, il costo del denaro. L’Italia si sta dunque avvitando in una spirale perversa mentre il premio al rischio cresce ogni giorno che passa per via della recessione; non bastasse, l’onere per gli interessi sul debito dello Stato drena dall’economia reale oltre 80 miliardi l’anno - tutti prelevati attraverso la tassazione - di cui metà elargiti all’estero.
La strada maestra per uscire dalla palude resta dunque il taglio del debito, subito ed in maniera drastica: un obiettivo su cui nessun Governo ha voluto ancora seriamente cimentarsi, preferendo riassorbire il debito con l’avanzo primario sul bilancio. Il risultato, dal 1992, non è mai cambiato: sempre più tasse, sempre meno servizi pubblici, sempre lo stesso debito.
La soluzione c’è; attuarla è più urgente che mai. Si tratta di conferire tutto il patrimonio disponibile dello Stato (non meno di 300 miliardi) in un unico “Fondo patrimoniale degli Italiani”, le cui quote verrebbero acquisite dalle famiglie, sia prevedendo l’obbligo ad investire sia consentendo di conferire titoli del debito pubblico in circolazione. Nel Fondo si dovrebbe far confluire oltre alle proprietà immobiliari anche le azioni di imprese pubbliche possedute dal Tesoro, quotate e non, per la parte eccedente il loro controllo. Le famiglie italiane diverrebbero così direttamente proprietarie di quote di un fondo comune di investimento, con un impiego immediatamente fruttifero delle proprie risorse finanziarie, un impiego che se ben gestito troverebbe peraltro sicura rivalutazione nel tempo. Per avere un’idea di ciò che si metterebbe in moto, basti osservare che il completamento dell’operazione (che può essere diluita in due-tre anni) comporterebbe la riduzione del 20% nel rapporto debito/pil.
Il risparmio per il bilancio dello Stato sarebbe immediato: diminuirebbero sia il servizio del debito sia i tassi di interesse. L’intera economia italiana ne beneficerebbe immediatamente. Anziché lasciarci tassare inutilmente, solo per continuare e pagare alti interessi sul debito pubblico, è arrivato il momento di riscattarlo, ricomprandolo.
Prima proposta
Istituzione del Fondo patrimoniale degli Italiani
Scarica e leggi l'articolato della proposta di legge
Commento/ Ricompriamoci il debito, è la sola via
La situazione attuale dell'Italia ricorda per certi aspetti gli eventi che nel 1926 portarono alla Quota Novanta Allora fu necessario un provvedimento fortemente punitivo per gli investitori. Oggi si può fare molto meglio.
La situazione del debito pubblico italiano, la crescita estremamente modesta del prodotto interno che caratterizza l'economia da oltre un ventennio e i vincoli derivanti dall'adozione dell'euro a partire dal 2001 richiamano alla memoria il periodo in cui si dovette recuperare il rapporto di cambio tra lira e sterlina esistente nel 1919, la cosiddetta Quota Novanta, al fine di riconquistare credibilità sui mercati finanziari internazionali, con l'adozione di politiche fortemente restrittive sulle dinamiche dei redditi interni. Nel 1926, infatti, il cambio tra lira e sterlina era arrivato a 153 e i mercati finanziari iniziarono a dubitare fortemente della capacità dell'Italia di onorare gli impegni: i capitali stranieri investiti in Italia avevano cominciato a ritirarsi precipitosamente.
Continua...
Guido Salerno Aletta
Seconda proposta
Misure strutturali per la stabilizzazione finanziaria e l'abbattimento del debito delle Pubbliche amministrazioni
Scarica e leggi l'articolato della proposta di legge
Commento/ Il debito? Si taglia così
L'abbattimento del 60% in 20 anni non sarà mai ottenibile, anche con una crescita robusta. Ecco allora due misure precise: risparmio forzoso su tutti i pagamenti della Pubblica Amministrazione e nuova emissione di titoli con garanzia immobiliare privata, remunerata e incentivata fiscalmente
Prima o poi, arriva il momento in cui si devono fare i conti con se stessi, con la propria storia e soprattutto con il futuro.
L’Italia è alle prese con un vero, grande problema: il debito pubblico è alto ma soprattutto costa troppo. La situazione è ben diversa dagli anni 80 e 90: allora la spesa pubblica era fuori controllo. Ora no. Ma il livello del debito rende deboli sui mercati finanziari e drena inutilmente risorse verso la rendita.
Rispetto al passato, occorre quindi un’analisi profondamente diversa, sia sul piano economico finanziario, ma soprattutto sul versante politico ed istituzionale. All’interno e nei confronti dell’Unione europea. Non c’è alcuna solidarietà su cui possiamo contare: si è visto con la Grecia. La proposta di emettere eurobond, pure sostenuta a più riprese dall’Italia per sottrarre alla speculazione i debiti sovrani dei Paesi più a rischio, è stata bocciata da Francia e Germania: per ragioni egoistiche, ma ben comprensibili. Non vogliono pagare interessi più elevati sul proprio debito. Se ne riparlerà in futuro, forse, quando ognuno si sarà rimesso in carreggiata, quando non serviranno più a bilanciare le diverse posizioni, a mediarle: quando saranno divenuti superflui. Da qui occorre partire: ognun per sé.
Continua...
Guido Salerno Aletta
Inviato il: 16/02/2012 23.33
Da: Estiquaatsi
mai pensato in vita mia di condividere IL MANIFESTO pensieroPosto questa di Galapagos da Il MANIFESTO Dov’è finita l’equità Galapagos 16.02.2012 Europa a 17 o Europa a 27 non fa differenza: la caduta del Pil nell’ultimo trimestre del 2011 è stata univocamente dello 0,3%. È un’intera area di circa 350 milioni di persone a essere entrata contemporaneamente in crisi. Certo, i segnali di rallentamento erano evidenti da vari trimestri, ma la politica economica comunitaria e dei singoli stati non ha fatto nulla. Anzi, ha fatto. Ma con scellerati provvedimenti «pro ciclici» che - anziché contrastare le evidenti tendenze recessive - le hanno esaltate con manovre restrittive finalizzate a cercare di tenere sotto controllo i conti pubblici, clamorosamente destabilizzati dalla crisi e dal successivo «salvataggio» del sistema finanziario. L’esempio più clamoroso è la Grecia: nel 2009 il rapporto tra il debito pubblico e il Pil era al 120% e ora - dopo le cure da cavallo imposte - è al 180%. Compreso l’anno in corso, Atene da 5 anni sarà in recessione. L’ultima caduta del Pil (-7% nel quarto trimestre) è terrificante e sta producendo effetti catastrofici sul tessuto sociale del paese, dove oltre un quinto dei lavoratori è disoccupato. Ma la Grecia è solo la punta di un gigantesco iceberg europeo nel quale oltre un quarto della popolazione - ci dicono le statistiche Eurostat - è a rischio di povertà o di esclusione sociale. Esaltare il mito della crescita è errato, ma senza crescita del Pil (che non significa produrre più merci) non si va da nessuna parte. Anzi, si va verso una povertà di massa che è quello che sta accadendo non solo in Grecia, ma in molti paesi del Mediterraneo. L’Italia (anche per le reiterate manovre correttive) è tra i paesi più colpiti dalla caduta del Pil: -0,7% nell’ultimo trimestre rispetto al trimestre precedente e -0,5% rispetto al quarto trimestre del 2010. Complessivamente, negli ultimi 4 anni, il Pil è stato in caduta nel 2008 e 2009 (complessivamente oltre il 6% ) ed è risalito solo dell’1,4% nel 2010, più
Inviato il: 16/02/2012 23.26
Da: Estiquaatsi
commentiSbaglio o sono spariti i commenti precedenti ?
Inviato il: 15/02/2012 15.28
Da: s.cannavale
Riduzione del debito pubblico: ipotesi di lavoro.Attualmente molti Paesi sono letteralmente ingessati finanziariamente ed economicamente a causa del livello esagerato ed ingestibile del debito pubblico. Una Nazione per tale motivo si blocca, rinuncia alla sua missione principale di organizzare al meglio la vita in comune di milioni di persone, depotenziandone le capacità creative e produttive, aumentando il senso di sofferenza e frustrazione collettivo dei cittadini amministrati. A fronte dell’indicatore numerico “debito pubblico”, di per se banale, vi sono tantissimi cittadini che di fatto non utilizzano in maniera creativa e produttiva i propri risparmi investiti in titoli dello Stato, li gestiscono in maniera passiva e ne ricavano nel tempo un compenso ripetitivo dettato dal “tasso d’interesse di mercato”. Cosa c’è dietro al “tasso d’interesse di mercato”? Val la pena segnalare, tra l’altro, i 708.000 miliardi di dollari di “derivati finanziari” “Over the counther” (OTC), cioè contratti finanziari che puntano e scommettono in massima parte proprio sul livello dei tassi d’interesse futuri, negoziati fuori dai mercati regolamentati e tenuti fuori bilancio dalle maggiori banche internazionali. Il dato è rilevato dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea nel suo ultimo rapporto trimestrale pubblicato lo scorso dicembre 2011. Nello stesso si conferma la ripresa di un nuovo e aggressivo impazzimento della finanza globale. Alla fine di giugno 2011 il “valore nozionale” totale degli Otc ha raggiunto, come già detto, i 708 trilioni di dollari (migliaia di miliardi o milioni di milioni di dollari) con un aumento del 18 per cento rispetto al livello calcolato a fine dicembre 2010. Paolo Raimondi, in un suo articolo “La valanga dei derivati OTC”, pubblicato il 9 febbraio 2012 su “*****”, rammenta che alla vigilia della grande crisi, a giugno 2008, il totale Otc aveva raggiunto la vetta di 673 trilioni di dollari. Sostiene che “la finanza speculativa si allarga a dismisura e l’economia reale e produttiva si contrae”. Fa notare che, “se nel 2009 le cinque maggiori banche americane detenevano l’80% di tutti i derivati emessi negli USA, oggi quattro banche soltanto, JPMorganChase, City Group, BankofAmerica e GoldmanSachs, ne detengono il 94 per cento del totale (235 su 250 trilioni di dollari)”. Tanto premesso, occorre “ingabbiare il mostro” prima che la situazione diventi ingestibile e gli Stati ed i cittadini perdano libertà e dignità. E’ opportuna un’ammissione di corresponsabilità complessiva del Paese – cittadini, istituzioni e forze politiche – in relazione alla mancata capacità di tenuta in equilibrio dei conti statali e di adeguato sostegno e finanziamento delle attività pubbliche e private. Se uno degli ostacoli maggiori al regolare funzionamento di uno Stato è l’insostenibilità del debito pubblico è necessario depotenziarlo (il debito) e renderlo innocuo. Non affrontare tempestivamente il problema significa aggravarlo e renderlo irrisolvibile. In assenza di valide alternative, occorre “resettare” il sistema. Gli Stati dell’Unione europea di comune accordo dovrebbero congelare una quota di debito pubblico nazionale in maniera che il debito residuo da gestire risulti pari all’80 per cento del Prodotto Interno Lordo (PIL). Salvo puntare successivamente al 60 per cento come previsto dalla vigente normativa europea. L’Italia per parte sua dovrebbe “congelare” da subito circa 640 miliardi di Euro, pari al 35 per cento dei 1.900 miliardi di Euro del suo debito complessivo. Risultato dell’operazione: 1.260 miliardi di Euro di debito residuo rapportati ai 1.580 miliardi di Euro di PIL evidenziano un rapporto dell’80 per cento ritenuto accettabile e gestibile. In tal modo l’Italia e gli altri Paesi dell’ Unione europea cessano di erogare interessi sulla quota di titoli precedentemente venduti agli investitori e “congelati con la manovra di rientro forzoso”. Contestualmente, gli Stati interessati alla manovra provvedono ad assegnare ai titolari dei “vecchi” titoli Stato – BTP italiani, OAT francesi e BUND tedeschi, “certificati di credito” di entità corrispondente ai valori nominali degli stessi titoli congelati o soppressi, denominati nella comune valuta Euro, eventualmente negoziabili sul mercato. La Banca Centrale Europea (BCE) dovrebbe tenere costantemente a disposizione della Banche centrali nazionali dei Paesi dell’Unione europea, impegnati nella manovra di rientro forzoso, risorse tali da soddisfare in modo automatico le richieste di utilizzo dei fondi da parte dei cittadini a fronte dei crediti segnati sui “certificati” attribuiti agli stessi all’atto della “sterilizzazione” della quota predeterminata di debito pubblico. La cancellazione parziale di debito pubblico dovrebbe riguardare per primi i titoli a scadenza ravvicinata. Ne beneficerebbe l’allungamento medio delle scadenze del debito pubblico residuo. Si potrebbe anche ritenere utile eliminare per primi i titoli a più lunga scadenza, più costosi nella remunerazione. I possessori di “certificati di credito” hanno diritto a richiedere liberamente ed automaticamente allo Stato, per il tramite della propria banca, liquidità e risorse fino alla concorrenza del valore complessivo riconosciuto dai “certificati”, versando un interesse annuo predefinito dell’uno per cento sulle somme impegnate. Si potrebbe anche stabilire un tasso d’interesse diverso per rispondere a peculiarità e logiche diverse. Il mancato versamento di detto interesse alle scadenze convenute da parte del cittadino interessato determinerebbe l’automatica, corrispondente riduzione del valore complessivo del “certificato di credito” in precedenza attribuitogli. Il risparmiatore, di fatto, può riavere la disponibilità del capitale precedentemente posseduto e destinato a suo tempo all’acquisto di titoli di Stato, fermo restando l’impegno inderogabile a versare l’interesse dell’uno per cento annuo allo Stato sulle somme utilizzate. E’ l’onere (non solo materiale) da pagare, in aggiunta alla mancata percezione di interessi ante azzeramento, per il concorso più o meno consapevole alla cattiva gestione della finanza pubblica ed al declino di credibilità del Paese. Con dette modalità, al risparmiatore non sarebbe sottratta la possibilità di soddisfare con regolarità le sue esigenze di vita, dando risposta alle sue attitudini creative e produttive. Si può immaginare un conseguente, maggior impegno individuale in direzione del bene comune ed una maggiore attenzione per l’azione dei governanti mirata a renderne efficiente e responsabile l’azione amministrativa. Vi sarebbe nel Paese una sferzata di vitalità, di impegno innovativo dei cittadini anche allo scopo di vincere la sfida per ricostituire le precedenti posizioni finanziarie individuali e compensare l’onere dell’uno per cento da riconoscere allo Stato. Con uno Stato sgravato in maniera significativa del pesante fardello del debito pubblico si aprirebbero spazi per iniziative ed attività a favore di giovani ed imprenditori volenterosi che oggi vedono le loro strade puntellate di ostacoli burocratici e blocchi finanziari. Per quanto superfluo, lo Stato potrebbe emettere nuovi titoli di debito solo in previsione ed in concomitanza di investimenti produttivi di lungo periodo, capaci di ripagare nel tempo il debito e gli interessi da riconoscere ai nuovi sottoscrittori. La compressione del livello medio di tassazione dovrebbe essere, assieme agli obiettivi di consolidamento finanziario e crescita produttiva del Paese, lo sbocco tangibile e premiante a beneficio di tutti i contribuenti. Sàntolo Cannavale *****
Inviato il: 02/02/2012 23.26
Da: Estiquaatsi
SondaggioDella proposta presentata l’aspetto più singolare è il "sondaggio swg" 204 intervistati facenti parte della cosidetta "CLASSE DIRIGENTE " .(classe dirigente responsabile del buco , ma son dettagli ) Plateale sondaggio pilotato . magari fare un sondaggio un pò più allargato alle varie sciure Marie e signor Mario italiani sarebbe più reale . Cosi come sarebbero più reali gli esiti dello steso . Raccontategli che gli fate un prelievo forzoso sulla casa . E poi ridiamo . Altro che "forconi "
Inviato il: 02/02/2012 16.33
Da: svezizrak
quoto in totoQuoto in toto il commento di Estiquaatsi, che mi ha preceduto. Ma se credono che noi cittadini siamo dei mone, dei somari, delle pecore...ovvero che non ci rendiamo conto di cio’ che sta succedendo e che ce ne staremo zitti a prendercela in quel posto ancora una volta... eh no! Si sbagliano di grosso. Io informero’ (lo sto gia’ facendo) il maggior numero di cittadini possibile. Tutti devono sapere a quale nuova rapina stanno pensando i boiardi di stato. Io non ci sto! Chi ha rubato paghi di tasca sua! Perche’ e’ ora di finirla. Anche lei, signor Aletta. Si deve solo vergognare per la proposta demenziale che ha contribuito a sfornare. Il debito, prima di estinguerlo, bisogna fermarlo! Sono stata abbastanza chiara? Bene. Vede che non serve essere degli economisti, per risolvere il problema del debito? Altro che prendere i soldi sempre dagli stessi! Vergogna! Vergogna! Vergogna!
Inviato il: 27/01/2012 18.10
Da: Estiquaatsi
proposta DEMENZIALEProposta semplicemente pazzesca . Nemmeno Stalin o Mussolini con l’oro alla patria furono in grado di concepire una cosa simile . Invece di aggredire alla radice le cause generatrici di debito si risolve il tutto con un semplice prelievo forzoso mascherato !
Inviato il: 27/01/2012 15.12
Da: delaware
il sondaggio: ti piacerebbe un pugno se l’alternativa è una pallottola?Poi è curioso il modo in cui vengono formulate le domande del sondaggio. "siete d’accordo nel far sottoscrivere ai cittadini quote di un fondo garantito dagli immobili statali piuttosto che vedere nuove imposizioni fiscali recessive?" Della serie: "sei d’accordo a cedere un rene se l’alternativa è una pallottola in fronte?" Sono sicuro che la maggioranza si direbbe disposta a cedere rene e anche altro. Provate a riformulare un sondaggio con questa domanda: "siete d’accordo nell’obbligare i cittadini ad acquistare quote di un fondo garantito dagli immobili di stato invendibili e con la prospettiva di un rendimento che non copre neppure l’inflazione, piuttosto che tagliare la parassitaria spesa pubblica?" Penso che la mia formulazione della domanda sia quella molto più aderente alla realtà delle cose. E’ veramente incredibile che dopo il disastro attuale ci sia ancora gente che riesce ad avere la faccia tosta di proporre nuove tasse per alimentare la spesa pubblica. Ma un po’ di pudore no?
Inviato il: 27/01/2012 04.31
Da: delaware
una presa per il c..loIl vero cancro dell’italia non è tanto il debito. Il vero cancro dell’italia è la spesa pubblica che sottrae risorse ai privati per farle gestire in modo parassitario e clientelare a politici del c..zzo come Alemanno, come Penati e come tanti tanti tanti altri. Tagliare il debito con qualche patrimoniale mascherata significa solo dare la stura alla creazione di nuovo debito da parte dei politici. Quindi per conto mio o il debito si taglia tagliando la spesa pubblica, o la cosa si tradurrebbe nella classica presa per il c..lo dei cittadini italiani. Impossibile che non vi sia una sostanziale malafede nella proposta di mf, imo. A meno di non voler pensare che i giornalisti siano proprio stupidi come vogliono apparire dai loro interventi quotidiani.
Inviato il: 26/01/2012 19.07
Da: PAPAVERO
Altro modo di misurare il reddito da tassareContinuiamo pure a chiedere ai contribuenti quali sono stati i propri ricavi, obbligando allo scontrino fiscale, alla emissione di ricevute fiscali, ecc... ma c’è un altro modo di misurare il reddito risparmiato ed è quello che è andato ad aumentare il proprio patrimonio. Il reddito non è misurabile solo per differenza tra costi e ricavi ma è misurabile anche per differenza tra il Patrimonio all’inizio dell’anno e il Patrimonio alla fine dell’anno fiscalmente analizzato. Bastano due fotografie. Ciascun contribuente verrà chiamato a scattare le due fotografie. E gli converrà denunciare tutto per la semplice ragione che tutto ciò che non verrà denunciato sarà automaticamente di proprietà dello Stato. E’ chiaro che la mia idea è molto più articolata e non entra nei 2000 caratteri messi a disposizione dal presente commento. Se a qualche studioso o politico interessa ne possiamo parlare più dettagliatamente.
Inviato il: 26/01/2012 18.48
Da: PAPAVERO
Il debito Pubblico è il Cancro dell’ItaliaIl debito pubblico è il CANCRO del malato ITALIA. I medici sanno, e i pazienti pure, che, per aggredire un TUMORE, tra le terapie principi sono la CHIRURGIA e la CHEMIOTERAPIA, un cocktail di principi attivi ed elementi medicinali, molto tossici ma spesso efficaci. Dopo i tagli chirurgici e dopo il ciclo chemioterapico il paziente si presenta debole e carente nelle difese immunitarie. Ma la perizia dell’operatore medico e l’affetto degli amori accanto spesso realizzano il miracolo di eliminare le cellule malate e preservare quelle sane dalla malattia tumorale. Dunque non sarà sufficiente per MONTI affidare la guarigione a una sola medicina ma dovrà utilizzarle tutte insieme quelle a disposizione cercando però la collaborazione del paziente. Da questi dovrà ottenere il consenso informato sulle terapie forti da applicare (ritorno alla politica). L’Europa, la Francia e ancor più la Germania, sono preoccupati per il Tumore Italia, più per le metastasi che possono partire e colpire altre sedi del Corpo Europeo, ma restano inebetite ferme ad osservare quanto accade, senza intervenire per salvare con l’Italia se stesse. Non sto qui ad elencare tutte le medicine che vanno inserite nel cocktail chemioterapico, ne basta enunciare una: Lotta all’evasione fiscale. Molti hanno dato indicazioni di come si fa una seria lotta all’evasione fiscale. Tutti , in buona sostanza, hanno cercato di contrastare il metodo messo in atto dagli evasori di ridurre la certificazione degli introiti e di ampliare la certificazione delle spese, al fine di documentare un reddito inferiore a quello realizzato. Io avrei pronto un altro metodo del quale potrò parlare in altra occasione. Tuttavia ritengo che l’esercito in campo, la Guardia di Finanza, è poco dimensionato rispetto al mare degli evasori e dei loro consulenti. Occorre inventare perciò qualche altro metodo più efficace e meno costoso per chi è addetto ai controlli.
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