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21/02/2014 9.44 | Tutte | Indietro
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M5S, Pizzarotti si dissocia da Grillo

Di Giorgio Ponziano
M5S, Pizzarotti si dissocia da Grillo


Beppe Grillo all’arrembaggio contro Matteo Renzi. Ma non tutti i cinquestellini sono d’accordo. Per esempio, a Parma, c’è preoccupazione: qui si gestisce la città e il muro-contro-muro può creare non pochi problemi. Tanto che il sindaco Federico Pizzarotti, seppur come sempre molto attento alla mediazione con Grillo, prende le distanze: «Io a parlare con Renzi ci andrò, per illustrargli i problemi della città. Se avrà la fiducia dalle Camere, dopo l’insediamento gli chiederò un incontro, è un interlocutore importante, se voglio fare bene il sindaco. Quanto all’azione di governo, vedremo. Mi sembra grave che tutto si sia svolto fuori dal parlamento e senza elezioni, quando lui stesso aveva indicato necessari questi passaggi istituzionali. Evidentemente ha cambiato idea ma con lui ci si deve comunque confrontare». Grillo ha voluto lo scontro con Renzi, Pizzarotti chiede invece ci sia dialogo. Del resto, già in passato, il sindaco grillino si era appellato alla prudenza di fronte gli scomposti attacchi dei suoi colleghi di movimento: «I nostri toni devono essere più adeguati e ancor più corretti di quelli degli altri. Noi stiamo facendo un grande lavoro, per non essere distratti, è importante che i toni siano adeguati. Se vogliamo cambiare la politica, dobbiamo farlo con le idee e la passione anche quando tutto ci sembra contro». Parole portate via dal vento. Ma con Pizzarotti, soprannominato «il pompiere» perché cerca di tenere insieme gli ukase di Grillo coi doveri del suo ruolo di primo cittadino (che per esempio non è riuscito a bloccare l’avvio dell’inceneritore) concordano i quattro parlamentari (Fabrizio Bocchino, Lorenzo Battista, Francesco Campanella e Luis Alberto Orellana) che hanno esplicitato il loro dissenso sul modo in cui Grillo ha condotto l’incontro con Letta. Dice Orellana: «È più quello che è mancato, rispetto a quello che Beppe ha detto. È chiaro che non riesce a trattenersi ma non ha graduato le parole spese, tutte sulla delegittimazione di Renzi. Ci sta, ma bisognava far parlare di più Renzi. Sennò l’immagine che ne viene fuori è quella di una persona “prepotente”. Del programma Beppe ha detto veramente poco». I quattro ieri sono finiti nel libro nero del blog di Grillo. Tanto di foto e di reprimenda: «Essi manifestano perplessità circa il metodo usato da Grillo nel corso del confronto in streaming con un certo Renzi. Chi sono questi  senatori? Quanto consenso hanno portato al M5s tutti insieme?». Potrebbe essere l’anticamera dell’espulsione, coi quattro che andrebbero a rinfoltire il gruppo misto, al quale già hanno chiesto asilo   gli ex-parlamentari grillini Fabiola Anitori, Alessandro Furnari, Vincenza Labriola, Paola De Pin e Adriano Zaccagnin. Si formerebbe così un gruppo consistente in grado di supportare e interagire col governo Renzi. Alla difesa d’ufficio del movimento ci pensa il portavoce dei 5stelle, Luigi Di Maio: «Renzi e gli altri sono persone senza credibilità che aspetteremo alla prova dei voti in aula. Chi si attendeva altro, credo che non abbia capito lo spirito di questo movimento. Noi, alle loro balle, non crediamo. E non ne raccontiamo.  Chi invece mi parla di “forma” forse non ha percepito la rabbia del Paese verso questa gente che ci ha ridotti in mutande (inclusi i renziani)». Parole lontane anni luce da quelle che vorrebbero Pizzarotti  e i quattro parlamentari dissidenti. È perplesso anche Marco Bosi, braccio destro di Pizzarotti e capogruppo 5stelle al Comune di Parma: «Mi chiedo per quale motivo non siano stati mandati solo i capigruppo, come fu per l’incontro con Bersani. Comprendo la scelta di mandare anche Di Maio in quanto è diventato quasi un capogruppo di fatto essendo l’unico a non essere soggetto alla rotazione degli incarichi. Potevamo, anzi dovevamo giustamente dire a Renzi che di lui non ci fidiamo, che le parole valgono zero, contano i fatti e che noi proseguiamo per la nostra strada. Ma non mi è piaciuta la frase di Beppe: «Con te non sono democratico». La democrazia non si sceglie se applicarla a seconda che ci piaccia o meno il nostro interlocutore».

A Parma, dove il 5stelle è istituzionale, vorrebbero un leader meno distruttivo. Tra l’altro, proprio in questi giorni, la città è attraversata dalla polemica per il nuovo regolamento per i dipendenti comunali che vieta, tra le altre cose, i rapporti tra dipendenti e giornalisti, oltre a limitare l’utilizzo dei social network e vietare commenti sulla situazione interna all’ente anche nei rapporti interpersonali che avvengono all’esterno del luogo di lavoro. Una contraddizione con lo spirito liberal e gli inni alla trasparenza del movimento. Commenta il  senatore del Pd, Giorgio Pagliari: «Viene da chiedersi se è questo il nuovo modo di gestire il personale. Togliere il diritto di parola contro ogni principio? Togliere il rapporto dialettico? Col cerotto sulla bocca si mortifica il personale sul piano umano e professionale. Non è una riforma ma una controriforma». Un’altra polemica sta inoltre investendo i grillini a Monreale: la scelta del candidato sindaco 5stelle è stata giudicata autoritaria da un gruppo che ha addirittura promosso la scissione: «Ci siamo allontanati dal Grillo di Monreale», spiega il portavoce dei dissidenti, Davide Spina, «e ci dissociamo totalmente dai loro modi di pensare e dalla loro mentalità inculcata dal potere e retrograda». Dopo le pene dello streaming, Renzi se la ride.

 

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