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12/08/2013 5.55 | Indietro
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Libertà di prepensionamento

Di Marino Longoni
Libertà di prepensionamento


Le aziende possono decidere di mandare in prepensionamento il personale che, a causa della crisi economica o per altri motivi, risulta in eccedenza. Ma devono pagare un prezzo piuttosto alto.

Si chiama procedura di esodo volontario ed è prevista nella riforma Fornero. Pochi giorni fa l’Inps ha diffuso le regole applicative. Ora le aziende possono cominciare a fare i loro calcoli. In sostanza possono anticipare di quattro anni il pensionamento dei propri dipendenti (se questi sono d’accordo), ma dovranno versare all’Inps ogni mese l’importo dell’assegno che l’Inps girerà all’ex dipendente fino al raggiungimento del diritto ordinario alla pensione, più il 33% dei contributi previdenziali calcolati sul valore precedente. Il lavoratore uscirà dall’azienda, ma potrà cumulare l’assegno Inps con eventuali altre retribuzioni, nel caso riuscisse a trovare un nuovo impiego; o lo potrà cumulare con il reddito di lavoro autonomo, laddove dovesse decidere di fare impresa o consulenza da sé (anche co.co.co.).

L’esodo volontario è qualcosa di molto simile a quelle procedure in voga negli anni 80 e 90 quando era lo Stato, però, attraverso l’Inps, a caricarsi del costo delle ristrutturazioni aziendali, lanciando loro il salvagente del prepensionamento (se ne sono avvalsi anche lavoratori di tenera età: quarantenni e cinquantenni) per sfoltire la piaga degli esuberi aziendali che, puntualmente, colpiva le aziende parastatali e molto meno invece quelle private.


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