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05/03/2013 13.00 | Tutte | Indietro
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Nero Giardini punta alla Cina

Nero Giardini punta alla Cina
Enrico Bracalente


Ve lo faccio vedere io il Made in Italy! In un chip. Sarà l'etichetta digitale che garantirà la tracciabilità delle calzature del marchio tutto italiano Nero Giardini. Così il patron Enrico Bracalente, alfiere del Made in Italy, l'imprenditore che non ha mai delocalizzato, mostrerà online come produce le sue calzature nello stabilimento marchigiano di Monte San Pietrangeli, nel Fermano.

L'etichetta digitale accompagnerà le sue calzature. A leggerla saranno i clienti. Cinesi, in particolare, che vuole conquistare a grandi numeri, e in poco tempo, con il maxi piano commerciale per la Cina, appena varato: 100 negozi entro il 2020. La campagna di Cina per l'espansione commerciale sul mercato orientale più redditizio fa parte del programma di sviluppo retail in Europa e Asia del marchio del gruppo Bag, che firma scarpe per uomo, donna e bambino, accessori e abbigliamento uomo-donna.

Il programma è stato illustrato ieri sera, a Milano, dall'amministratore Bracalente ai suoi rivenditori, invitati in occasione del Micam, il salone internazionale delle calzature in corso da domenica alla Fiera di Milano-Rho. Per loro, l'azienda ha messo a punto un piano di consulenza strategica per offrire sostegno in questo 2012 di crisi. La peggiore mai vista.

«Ci concentreremo sul core business e investiremo 15 milioni di ero per arrivare in 3-5 anni a controllare il 50% della distribuzione con negozi propri, un centinaio, e una cinquantina in franchising, oltre a 250 negozi dentro i centri commerciali, parchi commerciali, e vetrine dentro le grandi catene di distribuzione», ha spiegato Bracalente ai suoi prima di passare alla Missione Cina. L'obiettivo del gruppo Bag prevede di aprire nell'Eldorado delle griffe del lusso 100 negozi del marchio di fascia media, Nero Giardini, entro il 2020. Lo farà in partnership con un investitore locale che lascerà agli italiani l'onere della comunicazione.

Il primo store è stato inaugurato a dicembre a Nanchino, altri quattro sono previsti entro il 2014 in altre città ancora da individuare. Un test. Se i risultati saranno positivi Bracalente accelererà la marcia sulla Cina. Se andrà bene, il piano prevede l'apertura di altri 20 punti vendita entro il 2017, e altri 75 entro il 2020. Un impegno che si somma all'espansione commerciale del marchio sul mercato domestico europeo che ha come meta la Germania e i paesi scandinavi.

A Bracalente piacerebbe vedere le sue calzature ai piedi della cancelliera Angela Merkel, ma anche del sindaco Matteo Renzi. E Valentino Rossi «sarebbe un testimonial ideale perché rappresenta bene il Made in Italy», ha detto, «come pure la cantante Elisa, se proprio si devono fare nomi». L'etichetta «Made in Italy» è la chiave che in Cina apre le porte del mercato. E il fondatore del marchio, che sulla qualità del saper fare italiano ha puntato da sempre, ha deciso di farsi da solo la sua innovativa etichetta digitale.

Il chip Nero Giardini «Made in Italy» accompagnerà le calzature del marchio a garanzia della qualità dei prodotti che si attestano su un livello di fascia media quanto a prezzi. Proprio quella che manca sul mercato cinese dove il Made in Italy finora ha esportato solo le griffe del lusso. Una soluzione innovativa destinata a far vendere, l'etichetta digitale, una trovata hi-tech per supplire volontariamente al mancato obbligo di etichetta «Made in» prevista dall'omonima legge impallinata a Bruxelles. Pochi possono permettersela quanto a verità.

In tempi di crisi, Bracalente, che è uscito nel 2011 da Confindustria «perché non si sentiva rappresentato, «è abituato a rilanciare sugli investimenti. Una strategia che finora ha prodotto tassi di crescita dell'impresa che gli hanno dato ragione. La storia dell'azienda mostra che fino al 2008, anno dell'arrivo della crisi del mercato, «il marchio Nero Giardini è cresciuto del 30% l'anno», ha raccontato l'industriale calzaturiero «e siamo passati da un fatturato di 11-12 milioni di lire del '99 a circa 200 milioni di euro nel 2008, per arrivare a 230 milioni di euro nel 2011».

«Dunque, anche con la crisi siamo cresciuti, seppure con un tasso più modesto, 7-8%», ha specificato il numero uno del gruppo Bag, che produce solo per il proprio marchio. «È il risultato di maggiori investimenti: abbiamo spinto su stile e prezzo, ampliato la gamma di prodotti sposando il fashion con l'obiettivo di conquistare la fascia dei giovani con articoli trendy. Abbiamo ottimizzato la produzione che ci ha permesso di limare i prezzi al consumo rendendoci più competitivi. Nel 2009, nella crisi, abbiamo investito 14 milioni di euro in comunicazione per dare più visibilità al marchio».

«I risultati ci sono stati», ha concluso Bracalente, self made man che alla politica chiede ora di avere il coraggio di innovare e provvedimenti fiscali per sostenere le imprese nella gestione della crisi. «Abbiamo creato anche nuovi posti di lavoro: oggi contiamo 390 dipendenti, complessivamente nel gruppo, e con l'indotto arriviamo a oltre 2 mila posti di lavoro in provincia di Fermo e Macerata», ha concluso, «segno che produrre in Italia è economicamente sostenibile».

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