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03/01/2013 11.30 | Tutte | Indietro
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TempoReale

Processo lento, indennizzo bis

Di Debora Alberici
Processo lento, indennizzo bis


Sì al risarcimento danni se il giudizio sull'equa riparazione dura troppo: due anni e non di più per il doppio grado del «giudizio Pinto» altrimenti lo stato sarà costretto a risarcire il cittadino per l'irragionevole durata della causa instaurata sull'equa riparazione.

L'importante paletto è stato fissato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 1 del 2013, ha aperto l'anno con una buona notizia ai cittadini vittime della giustizia lumaca. In particolare la sesta sezione civile - 2 ha accolto il ricorso presentato cumulativamente da alcune parti per aver aspettato troppo sulla richiesta di equa riparazione, domandata a causa di una causa civile troppo lunga. La Corte d'appello di Perugia aveva ritenuto infondata la domanda sostenendo che la Carta europea dei diritti dell'uomo non prevede un ristoro anche in caso di un contenzioso sulla legge Pinto durato troppo a lungo.

Ma gli Ermellini hanno bocciato questa motivazione chiarendo che «il giudizio di equa riparazione, che si svolge presso le Corti d'appello ed eventualmente, in sede di impugnazione, alla Cassazione, è un ordinario processo di cognizione, soggetto, in quanto tale, alla esigenza di una definizione in tempi ragionevoli, esigenza, questa, tanto più pressante per tale tipologia di giudizi, in quanto finalizzati proprio all'accertamento della violazione di un diritto fondamentale nel giudizio presupposto, la cui lesione genera di per sé una condizione di sofferenza e un patema d'animo che sarebbe eccentrico non riconoscere anche per i procedimenti ex lege n. 89 del 2001».

Né appare condivisibile, ad avviso del Collegio di legittimità, la motivazione resa in secondo grado, per cui la Corte d'appello e l'eventuale giudizio di impugnazione costituiscano una fase necessaria di un unico procedimento destinato a concludersi dinanzi alla Corte europea, nel caso in cui nell'ordinamento interno la parte interessata non ottenga una efficace tutela all'indicato diritto fondamentale, atteso che il procedimento interno rappresenta una forma di tutela adeguata ed efficace, sempre che, ovviamente, si svolga esso stesso nell'ambito di una ragionevole durata.

Ma la Suprema corte fa un ulteriore passo in avanti stabilendo, nel dettaglio, la durata massima della causa Pinto: quanto alla determinazione della ragionevole durata di un procedimento di equa riparazione, si legge in fondo alla sentenza, questa Corte ha ritenuto che ove, come nel caso di specie, venga in rilievo un giudizio «Pinto» svoltosi anche dinnanzi alla Corte di cassazione, la durata complessiva dei due gradi debba essere ritenuta ragionevole ove non ecceda il termine di due anni. Ora la causa tornerà a Perugia e dove il giudice è chiamato a quantificare anche il danno che spetta ai cittadini per aver atteso troppo il verdetto sull'equa riparazione.

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