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20/07/2012 10.30 | Tutte | Indietro
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TempoReale

Una riforma che non s'ha da fare, quella dell'Euribor

Di Sergio Luciano
Una riforma che non s'ha da fare, quella dell'Euribor


Danno e beffa per i risparmiatori sul caso dei tassi internazionali di riferimento Libor e, presto, anche Euribor. Si tratta di indicatori del costo del denaro usati dalle banche per determinare quello che noi tutti spendiamo quando accendiamo un mutuo-casa o prendiamo un prestito. Qualche settimana fa è emerso che una cricca di banche internazionali capitanate dalla Barclays si era coalizzata per adulterare il tasso Libor, un indicatore del costo del denaro preso a riferimento in molti paesi stranieri, per innalzarlo di qualche centesimo di punto e guadagnarci di più ai danni dei clienti. La scoperta della truffa è costata alla Barclays una mezza miliardata di multa e il posto al suo capo.

Ma è di questi giorni una seconda notizia che suona come una vera beffa, se verrà confermata dai fatti: un’iniziativa senza precedenti della Banca centrale europea sull’Euribor. L’istituto centrale dell’Unione, constatato che, a causa di un normale fenomeno di mercato, il tasso Euribor (l’altra «bussola» alla quale sono agganciati i costi dei mutui, molto utilizzata in Italia ma non solo) è diventato anormalmente basso, vorrebbe ordinare alle banche di innalzarlo, ridefinendo i parametri che lo regolano, di nuovo a tutto danno dei consumatori. Com’è possibile un simile assurdo? Come si può così pervicacemente dissuadere i cittadini europei dal credere ancora alle istituzioni europee?

Una spiegazione politica non c’è, una tecnica ovviamente sì. L’Euribor è il tasso di riferimento al quale le banche europee si scambiano denaro sul mercato interbancario. Ebbene, da parecchie settimane questo tasso viaggia su livelli inferiori al tasso Bce. «Ormai da tempo le banche non si fidano più l’una dell’altra», spiegano i tecnici, «e si finanziano quasi esclusivamente presso la fonte primaria, la Bce, che chiede in cambio le garanzie di legge ma poi, almeno, eroga il denaro necessario. Il mercato interbancario è ormai semifermo, e in qualunque mercato dove latita la domanda, il prezzo dell’offerta cala: e nel caso del denaro il prezzo è appunto il tasso». Ecco perché oggi, mentre il tasso Bce è allo 0,75%, l’Euribor è allo 0,18% su base annua e allo 0,46% su base trimestrale.

Niente di male, tutto in regola: ma certamente da questo calo («anomalo» nelle dinamiche che l’hanno indotto ma fisiologico) deriva un danno economico per le banche, che hanno sempre venduto i loro mutui a un tasso pari a quello Euribor «più un spread», cioè un margine di guadagno. Ma se l’Euribor scende, lo spread non remunera più come prima il prestito. E chi pagherà l’ammanco? Se passa la riforma dell’Euribor, manco a dirlo, i risparmiatori!

1 Commento
Inviato il: 27/07/2012 15.32   
Da: Il professore
Tassi
In realtà, una diminuzione dell’Euribor comporta un aumento della differenza tra i tassi attivi e quelli passivi e quindi un aumento dei margini e dei vantaggi delle Banche. Se, ad esempio, un mutuo è stato rogato a (Euribor + 2)% quando E era uguale a 2, la banca lucrava il 100% sull’affare. Con E=0.5 la Banca adesso lucra il 400%.


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