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10/07/2012 8.30 | Tutte | Indietro
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Concessione gratuita degli immobili, un vero affare per lo Stato

Utilizza proprietą delle Regioni ed Enti locali per 132 milioni di euro all'anno. Le amministrazioni territoriali, per gli immobili statali, corrispondono solo 12 milioni di euro
Di Antonio G. Paladino
Concessione gratuita degli immobili, un vero affare per lo Stato


Con la reciproca concessione gratuita dell’uso di immobili tra Stato ed enti territoriali, prevista dal decreto legge sulla spending review, l’affarone lo ha fatto senza dubbio il primo. Sì, perché a fronte di canoni erogati dallo Stato alle amministrazioni territoriali per 132 milioni di euro annui, queste ultime, per la stessa ragione, corrispondono alla pubblica amministrazione poco meno del 10%, ovvero 12 milioni di euro. In pratica, con un tratto di penna, si sistema il bilancio a favore dello Stato per 120 milioni di euro annui.

E’ quello che si desume dalla lettura della relazione illustrativa al decreto legge n.95/2012, in particolare alle disposizioni recate dall’articolo 3, comma 2 in materia di “uso gratuito allo Stato di beni di proprietà degli enti territoriali e viceversa”. Come noto (si veda Italia Oggi del 7 luglio scorso), la disposizione in oggetto modifica alcune previsioni contenute all’articolo 11 del Dpr n.296/2005. Oggi, si legge nel testo della relazione, le amministrazioni dello Stato utilizzano immobili di proprietà delle Regioni ed Enti locali (per finalità istituzionali), a fronte di canoni per complessivi 132 milioni di euro annui. Dall’altro versante, le amministrazioni territoriali, per le stesse motivazioni, corrispondono allo Stato solo 12 milioni di euro.

Quanto determinato dal decreto legge sulla spending review, comunque, non è una vera e propria novità sul panorama legislativo. Già otto anni fa, con l’articolo 1, comma 439, della legge 311/2004 (la legge finanziaria 2005) si stabiliva che le condizioni agevolative previste dalla normativa in favore di Regioni, enti locali, università ed enti pubblici in materia di utilizzazione di beni immobili di proprietà dello Stato fossero applicate in regime di reciprocità, in favore delle amministrazioni statali che utilizzavano, per finalità governative, immobili di proprietà degli stessi enti. Ma la norma, lo ammette a chiare lettere la stessa relazione illustrativa, pur introducendo un principio di carattere generale, non aveva natura coercitiva, col risultato di aver trovato attuazione molto di rado.

Pertanto, adesso si interviene in maniera più chiara ed incisiva, modificando il comma 439 della citata legge finanziaria 2005. La ratio è quella di garantire un regime di gratuità in favore delle amministrazioni dello Stato che utilizzano beni di proprietà di regioni ed enti locali, a fronte del riconoscimento della medesima agevolazione a questi ultimi per l’uso di immobili di proprietà dello Stato. Peccato che a fronte di questa unilaterale decisione dell’esecutivo Monti di parificare canoni di locazione attivi e passivi, l’unico che ne uscirà sorridente sarà proprio lo Stato. D’un colpo, il saldo di bilancio annuale per i canoni di locazione registrerà alla voce uscite un risparmio che si attesterà sui 120 milioni. Agli enti territoriali viene concessa solo una via d’uscita. Ovvero, quella di recedere dal contratto in corso alla data di entrata in vigore del decreto legge sulla spending review, ma entro il prossimo 31 dicembre, “anche in deroga ai termini di preavviso stabiliti dallo stesso contratto”.


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