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02/07/2012 10.30 | Tutte | Indietro
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TempoReale

Un calcio ai bilanci delle imprese, per avere credito conta la storia

Da Intesa Sanpaolo a Unicredit, le banche rivedono i parametri per la concessione di liquidità
Di Gabriele Ventura
Un calcio ai bilanci delle imprese, per avere credito conta la storia


Accesso al credito consentito alle piccole imprese anche se i conti non tornano. Nella «pagella» finale della banca per la concessione di liquidità, infatti, i dati di bilancio sono sempre più marginali. Ora contano invece: la «storia» e la solidità finanziaria dell’imprenditore e dei soci delle aziende clienti, la rischiosità dei settori di investimento, i comportamenti tenuti con la banca e con il sistema creditizio in generale. In tutto questo, il bilancio può pesare anche solo il 10%.

Già, perché sempre più istituti di credito, da Intesa Sanpaolo a Unicredit fino al Gruppo Cariparma Crédit Agricole,  stanno trasformando i parametri di valutazione per concedere o meno  risorse alle imprese, improntando i rating sugli aspetti qualitativi e non più solamente quantitativi, che in questo momento penalizzerebbero quasi tutte le realtà imprenditoriali. Stesso discorso per le start up. L’imprenditore che vuole ottenere credito per un nuovo progetto basta che abbia le seguenti caratteristiche: un business plan convincente, un settore di investimento anticiclico (come può essere l’agricoltura) e adeguati strumenti di garanzia, tipo i confidi. Risultato: applicando per esempio il nuovo modello sviluppato da Intesa Sanpaolo il 50% della clientela ha migliorato il rating, il 35% l’ha peggiorato e il 15% è rimasto allo stesso livello di rischiosità. Ma vediamo nel dettaglio le iniziative messe in campo dalle banche.

Il modello di Intesa Sanpaolo. Nell’ultimo anno Intesa Sanpaolo ha completato una revisione complessiva dei processi del credito dedicati alla clientela Small business (si veda ItaliaOggi del 17 maggio scorso). In quest’ambito, sono stati sviluppati anche nuovi modelli di rating che hanno l’obiettivo di mettere in evidenza e riconoscere adeguatamente la minore rischiosità media di alcuni settori di attività economica e il loro carattere anticiclico, dando più forza all’azione di sostegno della banca. In più, il modello attribuisce anche un peso rilevante nel rating ai comportamenti del cliente con la banca e  con il sistema creditizio in generale.

Con l’analisi qualitativa, vengono infine introdotti nel processo di determinazione del rating quegli elementi di informazione sul management, sul grado di innovazione di nuove idee imprenditoriali e di solidità delle idee di business.

1 Commento
Inviato il: 02/07/2012 15.26   
Da: sanza21
un calcio ai bilanci
Era ora. Non si puo’ morire di rating. E smettiamola con l’accentramento del credito

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