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09/05/2012 14.35 | Tutte | Indietro
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Finanziamenti all'editoria, contano solo vendite e abbonamenti. C'è lo schema di decreto

Di Luigi Chiarello
Finanziamenti all'editoria, contano solo vendite e abbonamenti. C'è lo schema di decreto


Dal 1° gennaio 2013 la tracciabilità di vendite e rese diventerà obbligatoria attraverso un codice a barre su quotidiani e periodici. I contributi all'editoria verranno commisurati al numero di copie effettivamente vendute dai giornali, anche in abbonamento. Da questo conteggio saranno escluse le vendite in blocco e quelle attraverso strillonaggio. Stop, dunque, al parametro delle copie distribuite, comprensive delle rese. Per evitare, invece, il dimagrimento degli organici redazionali verrà imposto un numero minimo di giornalisti dipendenti nelle case editrici quale requisito necessario per accedere ai contributi. Mentre, sul fronte spesa pubblica, arriva una sforbiciata al tetto massimo di contributi erogabili. E un freno a eventuali deroghe: lo stanziamento deciso dallo stato non potrà più essere rimpinguato in corso d'esercizio e le risorse stanziate dovranno essere spartite in proporzione tra gli aventi diritto. Sono solo alcune delle novità contenute in uno schema di decreto legge sul finanziamento pubblico all'editoria che venerdì prossimo andrà al vaglio del consiglio dei ministri. Nelle intenzioni dell'esecutivo, il nuovo impianto normativo avrà una scadenza a medio termine. Visto che, nel corso della stessa riunione, il governo esaminerà un disegno di legge delega per la riforma complessiva dei finanziamenti al settore. Ma andiamo con ordine, partendo dai nuovi paletti sulla vendita.

I parametri sul venduto. In base allo schema di decreto, non tutte le testate nazionali potranno richiedere i contributi, ma solo quelle che vendono almeno il 25% delle copie distribuite. Per le testate locali, invece, il parametro di vendita minima sale al 35% della distribuzione. Non basta. Il decreto detta anche una definizione di «testata nazionale»: è quella «distribuita in almeno cinque regioni e con una percentuale di distribuzione in ciascuna regione non inferiore al 5% della propria distribuzione totale». In sostanza, è una stretta non da poco, che agisce su due fronti: il primo è in relazione al venduto, visto che il vecchio regolamento (dpr n. 223/2010) fissava il limite minimo del venduto sul distribuito al 15% per le testate nazionali e al 30% per le locali; il secondo fronte è in merito alla definizione di categoria «testate nazionali», più stringente rispetto al passato e capace di selezionare le aziende finanziabili in base a livelli effettivi di vendita. Con evidente ricaduta (al ribasso) sui costi per carta, stampa e distribuzione, da imputare nel calcolo del contributo.

Il nuovo paletto sugli abbinamenti. Per evitare distorsioni di mercato, lo schema di dl dispone che «nel caso di giornali venduti in abbinamento ad altre testate» il prezzo complessivo di vendita al pubblico debba «comunque essere superiore» di almeno il 20% al prezzo di vendita della testata commercializzata al prezzo più elevato.

Il parametro occupazionale. Per accedere ai contributi le cooperative editrici dovranno essere composte esclusivamente da giornalisti, poligrafici, grafici editoriali, con prevalenza di giornalisti; la maggioranza dei soci dovrà essere dipendente della cooperativa con contratto di lavoro a tempo indeterminato e in prevalenza giornalisti. Le aziende che editano quotidiani, invece, dovranno contare tra i propri organici almeno cinque dipendenti, in prevalenza giornalisti, assunti a tempo indeterminato; questo parametro minimo scende a tre per i periodici.

I giornali di partito. Non sfuggono alla stretta: i nuovi criteri di accesso ai contributi si applicheranno anche a loro. Di più. Le imprese che editano giornali di partito, anche on line, dovranno soddisfare il requisito di rappresentanza parlamentare. Il decreto impone che questi giornali risultino «organo di forze politiche, che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle Camere o almeno due rappresentanti nel Parlamento europeo eletti nelle proprie liste».

Editoria online. Il sostegno ad hoc c'è, anche per gli organi di partito. Ma solo a condizione che la testata non sia pubblicata solamente online. Il web-giornale, per essere finanziabile, dovrà comunque essere accessibile online a pagamento, in formato pdf e con almeno quattro pagine per numero. Non solo: la testata dovrà editare online almeno 240 uscite per i quotidiani, 45 per i settimanali, 18 per i quindicinali e 9 per i mensili. E qualora all'edizione telematica se ne affianchi, per poche uscite, una cartacea, i costi di quest'ultima potranno concorrere con quelli dell'edizione online.

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