News
08/05/2012 13.45 | Tutte | Indietro
FacebooktwitterYahoo BookmarksLinkedin
TempoReale

Lusso, il marketing guarda a Est

Di Francesca Sottilaro
Lusso, il marketing guarda a Est
Claudio Luti


«Ci vorrebbero due occhi per il marketing delle aziende del lusso: uno verso i mercati del boom (dalla Cina al Sudafrica), e l'altro verso l'Europa in recessione, per coccolare i clienti locali non solo con commesse che parlano cinese, ma informarli sulle novità di un marchio o su cosa li attende nei punti vendita». La formula di Claudia D'Arpizio, partner di Bain&Co, la società di consulenza che periodicamente rileva l'andamento del lusso per Fondazione Altagamma, riassume la situazione di molti marchi alle prese con una straordinaria crescita soprattutto fuori dai confini di origine.

Come anticipato al meeting milanese di Altagamma, che ha visto l'elezione di Claudio Luti, numero uno di Kartell, a presidente dell'associazione di imprese dal prossimo luglio, al posto di Santo Versace, se il mercato mondiale dei beni per la persona supererà nel 2012 la soglia record dei 200 miliardi di euro, con una crescita dei consumi di lusso stimata intorno al 6-7% lo si dovrà a una geografia mutevole dei nuovi ricchi soprattutto da Est. Questa categoria traina i consumi sia nei paesi di riferimento, si vedano la Cina (+18-22% sul 2011), l'India (+15-20%) il Sud Africa, gli Stati Uniti (+7%) e l'America Latina (+14%), sia in Europa, sotto forma di flussi turistici che garantiscono ossigeno al comparto.

«Una ragione in più per i marchi per concentrarsi sui mercati in crescita, senza dimenticare le strategie locali», dice D'Arpizio. La lezione è già stata messa a frutto in Nord America, «paese in recessione dove il lusso, per esempio, non presidia soltanto le vie della moda, ma è al servizio di una clientela localizzata mentre le griffe, fra gli altri Louis Vuitton ad Atlanta, da tempo hanno aperto in centri più provinciali rispetto alle solite capitali», spiega il partner di Bain&Co.

Nella geografia dei marchi «L'Italia, assieme a Grecia, Spagna e Giappone», spiega Armando Branchini, segretario generale di Fondazione Altagamma, «è fra i mercati che più risentono della crisi e dei cambiamenti interni». La sfida non facile, secondo Santo Versace, numero uno dell'associazione, «è far sì che la crescita dell'esportazione delle imprese italiane corrisponda a una crescita di consumi interni». E qui si torna alle strategie a misura di mercato.

A farla da padrone nei consumi del lusso sono soprattutto gli accessori, una categoria vincente secondo il Monitor Altagamma, sia nel comparto definito hard luxury (gioielli, penne e orologi), sia per la pelletteria e calzature. I marchi di abbigliamento affrontano i mercati con diverse strategie: se l'alta moda riprende ossigeno e il su misura premia appunto a livello locale i bisogni e gusti del consumatore, è soprattutto il casual e la moda informale di lusso a dettare legge con una quota di mercato del 45%. «I brand», spiega D'Arpizio, «interpretano sempre più questo segmento sia per l'avanzare di big spender del tempo libero sia per leggere i consumi dei giovani e tarare le strategie per il futuro». Sotto la lente ci sono anche i giovanissimi «dai 14 ai 20 anni», la cosiddetta «generazione digitale del tutto e subito per cui, per esempio, le liste d'attesa per ordinare una borsa saranno nei prossimi anni assolutamente fuori luogo».

Per quanto riguarda i segmenti dell'alto di gamma, il lusso assoluto, avrà un trend di crescita nel 2012 intorno al 7-9% costante anche per i prossimi anni. Fino a raggiungere i 235-240 miliardi di euro nel 2014, trainato dagli stessi driver rilevati per il 2011-2012. Mentre il margine operativo lordo del settore è confermato in crescita del 10%.

Norme | Help | Faq | Contattaci | Note sull'utilizzo dei dati
ItaliaOggi online© ItaliaOggi Partita IVA 08931350154