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25/01/2012 8.00 | Tutte | Indietro
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TempoReale

Scatta il 20% sulle plusvalenze sui derivati in titoli di stato

Di Giuseppe Di Vittorio
Scatta il 20% sulle plusvalenze sui derivati in titoli di stato


Chi gioca con lo spread paga più tasse. Sul trading sul Btp Future infatti scatta il prelievo del 20% invece dell’ordinario 12,50%. La norma è contenuta nella bozza di decreto del testo sulle liberalizzazioni. Chi dunque compra un Btp Future a un prezzo più basso del suo valore di vendita vede crescere la tassazione di questo guadagno al 20%. I future sono i contratti a termine: si fissa oggi un prezzo di qualcosa che verrà consegnato in futuro. Si tratta di strumenti oggetto di attività soprattutto di operatori professionisti. In precedenza l’onere tributario era fissato al 12,50%.

La norma sembra essere ispirata alla tassazione di chi sta guadagnando con il sali scendi dello spread. Sembrerebbero al riparo quindi tutte le plusvalenze generate dai generici titoli di stato detenuti dai risparmiatori. Il Governo Monti dovrebbe però chiarire meglio la norma nei prossimi giorni, come auspicato in queste ore da molti operatori. Il Governo Berlusconi ad agosto del 2011 aveva armonizzato la tassazione delle rendite finanziarie. Il principio era che tutti i proventi generati dalle attività finanziarie erano tassati al 20% ad esclusione però dei titoli di stato e di quelli emessi dagli organismi sovra nazionali (Bei, Bers, ecc), per loro la tassazione rimaneva al 12,50%. La prassi aveva ritenuto che anche i derivati sui titoli di stato potessero beneficiare della tassazione più favorevole. 
 
La norma contenuta nel decreto sulle liberalizzazioni sembra però offrire un’interpretazione innovativa sull’argomento. La tassazione di favore per i titoli di stato riguarda solo i titoli cash non i derivati come future o cds (credit default swap). Un esempio può chiarire meglio la nuova imposizione. Il future su titoli di stato può generare per i sottoscrittori un’entrata data dalla differenza fra i prezzi di acquisto e quelli di vendita. Se il secondo è superiore al primo si genera una plusvalenza che verrà tassata al 20% invece che al 12,50%. 
 
Lo norma non si spinge nel dettaglio della minusvalenza ma è evidente che un’eventuale perdita farà maturare un credito di imposta che verrà compensato con l’eventuale successiva plusvalenza. Il credito potrà essere compensato nei quattro esercizi successivi. 
 
La norma coinvolgerà non pochi operatori finanziari visto che in molti per esempio hanno deciso di acquistare titoli di stato all’apice della crisi del nostro debito, puntando sul miglioramento della fiducia verso l’Italia. I prezzi da saldo battuti dal Btp Future nel periodo che va dalla metà di novembre alla seconda settimana di dicembre hanno già fatto maturare delle cospicue plusvalenze.

Per dare un’idea numerica di quanto possa essere il guadagno da negoziazione su questo genere di strumenti è sufficiente pensare che il Btp Future è stato acquistato a 87 il mese di novembre e ora potrebbe essere già venduto a 98, con un guadagno fra i due prezzi del 12,64%. Se a scadenza dei contratti il Btp future dovesse tornare a 100 il guadagno sarebbe del 20,4%.

L’inasprimento fiscale su questo genere di guadagni è pari al 60%.  La tassazione delle rendite finanziarie sul resto rimane inalterata. Interessi sui conti correnti, conti di deposito, dividendi sui titoli azionari, plusvalenze dalla negoziazione dei titoli, solo per fare qualche esempio vanno tassati al 20%.  

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