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11/11/2011 15.30 | Tutte | Indietro
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I rischi del Dragone: inflazione, edilizia e allocazione del capitale

Di Tancredi Sequi

La Cina non conosce crisi. Ma alcune minacce si profilano all’orizzonte. Sostenuto da alti tassi di crescita, un flusso stabile di investimenti esteri, notevoli riserve valutarie e la rapida nascita di una classe di consumatori, il Celeste Impero non sembra risentire dei venti di crisi che si stanno abbattendo sull’Occidente. Almeno stando alle indicazione degli analisti di The Boston Company Asset Management, una delle boutique di BNY Mellon Asset Management, che ha messo sotto osservazione il gigante asiatico portando alla luce alcune criticità del Dragone. «L’inflazione, una possibile bolla del settore immobiliare, cattiva allocazione di capitale, un profilo demografico poco soddisfacente e un aumento della dispersione della ricchezza sono tra gli ostacoli che la Cina dovrà affrontare», hanno avvertito gli esperti di Boston secondo cui, tuttavia, queste sfide non impediranno al Paese di assumere il ruolo di una tra le prime economie globali. A pesare saranno invece i rischi che le inefficienze di gestione e la mancanza di trasparenza in alcune aree possano pesare sui margini e sui rendimenti degli investitori. «Una buona crescita economica non sempre significa crescita dei profitti, e gli investitori dovrebbero prendere nota dei cambiamenti in corso in Cina» ha commentato D. Kirk Henry, senior managing director e senior portfolio manager di The Boston Company. Per quanto riguarda l’inflazione, la Banca del Popolo ha reagito aumentando i tassi di interesse e i requisiti in termini di riserve bancarie. «Si tratta di un difficile esercizio di equilibrio che richiede politiche mirate per contenere i settori industriali meno solidi, come quello edile, senza pregiudicare la domanda interna di beni e servizi di base», hanno ammonito gli esperti. Un esempio per tutti, l’inefficiente allocazione di capitale nel settore immobiliare, alimentato dalla disponibilità di credito. Secondo The Boston Company, il rapporto tra il prezzo delle case e il reddito è arrivato a toccare il rapporto di 20 a uno a Pechino e 16 a Shanghai, in confronto al 6 registrato negli Stati Uniti al momento di massimo picco del mercato immobiliare. «La nuova offerta di abitazioni proviene da città di seconda fascia piuttosto che dalle città di prima fascia, eccessivamente speculative. L’offerta e la domanda sono destinate a tornare in equilibrio dato che dai 10 ai 20 milioni di residenti delle campagne si trasferiscono in città ogni anno». Per gli esperti americani, il settore dell’edilizia residenziale è solo un esempio delle sfide che il Paese dovrà affrontare. «La Cina deve cercare di diventare meno dipendente dalle esportazioni, fare di più per incoraggiare i consumi, e migliorare sotto il profilo della tutela ambientale, oltre a concentrarsi maggiormente sull’innovazione tecnologica. Con tutta probabilità il governo riuscirà a gestire con successo le molte sfide sul suo cammino, fornendo agli investitori importanti opportunità», ha concluso Andrea M. Clark, director, senior research analyst e portfolio strategist di The Boston Company. «Discernere i buoni investimenti in Cina richiederà un’analisi scrupolosa delle singole società. I giorni in cui si poteva investire senza operare un’accurata selezione a monte sono definitivamente
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