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22/07/2011 13.00 | Tutte | Indietro
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TempoReale

Edicolanti, la sfida dell'imprenditorialitą

Di Claudio Plazzotta
Edicolanti, la sfida dell'imprenditorialitą
Andrea Riffeser Monti


Bisogna affrontare al più presto la questione edicole. Una rete di vendita strategica, ma che deve aumentare il proprio tasso di imprenditorialità, avvicinandosi il più possibile ai clienti-lettori, senza paura di perdere esclusive. Andrea Riffeser Monti, editore del gruppo Poligrafici (Qn, La Nazione, Il Giorno, Il Resto del Carlino), accetta la sfida lanciata ieri sulle pagine di ItaliaOggi da Armando Abbiati, presidente dello Snag (sindacato edicolanti che rappresenta 11 mila delle 33 mila edicole italiane). «È vero, Abbiati ha ragione, la Fieg (Federazione degli editori, ndr) è assente. E io, proprio in Fieg, mi sono espresso un mese fa dicendo che dobbiamo occuparci del problema delle edicole, aprendo un tavolo, un confronto serio». Domanda. Gli edicolanti sono stufi di vedere gli editori flirtare con baristi, benzinai, cartolai, gdo, ovvero reti vendita alternative alle edicole. Poi vorrebbero uscire dall'obbligo di par condicio per il quale devono accettare tutte le testate che il distributore locale consegna. Rivendicano, in sostanza, la libertà di vendere solo i giornali che la gente vuole, non quelli che nessuno compra. Infine, chiedono libertà di fissare il prezzo dei prodotti e più flessibilità sugli orari. Che dire?Risposta. Parto da un presupposto: la crisi di vendita dei giornali non è solo colpa degli editori, come sento dire, a volte, dagli stessi edicolanti. La gente ha meno tempo di andare in edicola, dobbiamo avvicinare le rivendite ai clienti. Perché quando i giornali sono facilmente disponibili, le persone li comprano.D. E quindi?R. Quindi dobbiamo aumentare i punti di distribuzione dei giornali. Ma lo possono fare le edicole. L'onorevole Giancarlo Mazzuca (ex direttore responsabile dei quotidiani Poligrafici, ndr) sta mettendo a punto una legge in base alla quale l'edicola è al centro di un sistema. È l'edicola a consegnare giornali a bar, benzinai, cartolai, a gestire una rete di persone che, al mattino, si occupino di distribuire le copie dei quotidiani anche direttamente a casa dei clienti. È necessario, tuttavia, abbattere gli obblighi di par condicio. Ciascuno ordina e distribuisce solo i giornali che si vendono effettivamente, che interessano ai lettori. D. E la Fieg?R. La Fieg è ferma, Abbiati ha ragione.D. Perché è ferma? Non è nell'interesse degli editori modernizzare la distribuzione dei giornali?R. Perché la Fieg è fatta di uomini. E se ci sono uomini che non credono in questi processi... E poi bisogna mettersi in discussione, aprire un tavolo con gli edicolanti, liberalizzare. Insomma, toccherebbe lavorare...D. Infatti lo Snag non vuol parlare con la Fieg, ma direttamente con gli editori. Vuole un confronto con i manager che si ritrovano a Bagnaia all'Osservatorio Giovani editori.R. Il gruppo Poligrafici è disponibile al confronto. Come penso lo sia anche l'Osservatorio di Andrea Ceccherini. Vanno riscritti i parametri, avviando con le edicole un dialogo costruttivo.D. E la par condicio che obbliga gli edicolanti ad accettare tutti i giornali pubblicati?R. La par condicio è un errore, vincola gli edicolanti a uno stress di lavoro, alle rese. Io non credo che il pluralismo si tuteli assicurando una distribuzione a giornali che nessuno legge. Gli editori che pubblicano roba da buttare al macero devono saltare. Chi vuole fondare un giornale deve essere libero di farlo, ci mancherebbe. Ma poi deve essere capace di venderlo, da solo e senza aiuti pubblici. È la gente che sceglie. E la gente non è ignorante.D. Ma agli edicolanti non rimprovera nulla?R. Con le norme attuali, in edicola arriva di tutto, c'è una grande anarchia. Le edicole andrebbero raddoppiate quanto a superficie, con locandine fatte come si deve. Gli edicolanti, quindi, si devono impegnare a rinnovare le edicole, a renderle più belle. E poi devono diventare più imprenditori di sé stessi, senza paura, gestendo la distribuzione di quotidiani e periodici su un gruppo di negozi, di punti vendita adiacenti. Ripeto, solo così si esce dalla crisi. Perché se un giornale lo trovi, lo compri e lo leggi.D. Nei bar i giornali si trovano, e si leggono gratis...R. Anche questo deve finire. Un po' come è successo con Sky: se fai vedere la partite al bar, devi pagare una tariffa diversa. La stessa cosa deve accadere coi giornali: non esiste che un barista compra una copia di un quotidiano a 1,20 euro, e la fa leggere a 300 persone. Noi siamo arrabbiati, gli edicolanti sono infuriati. La legge a tutela del copyright deve essere applicata, senza eccezioni. Se un barista vuole usare il quotidiano come leva di marketing, deve pagare di più, magari in base al numero di avventori del suo esercizio.

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