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11/07/2011 12.40 | Tutte | Indietro
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Carceri sovraffollate ma 40 istituti sono vuoti

Di Alessandra Nucci
Carceri sovraffollate ma 40 istituti sono vuoti


Secondo il dossier «Carceri nella illegalità, la torrida estate 2011», compilato dall'associazione "Antigone",  le cifre del sovraffollamento delle carceri italiane al 31 maggio erano di 67.174 detenuti a fronte di 45.511 previsti, ovvero circa il 148% della capienza regolamentare. Certamente uno scandalo a cui va messo fine, senza però farsi travolgere dalla disperazione. Perché l'Italia risulta disporre già di decine di istituti penitenziari, anche nuovi o restaurati, che nessuno ci spiega perché non si debbano utilizzare. E in rapporto alla popolazione, secondo gli ultimi dati del Consiglio d'Europa l'Italia ha meno detenuti della media europea, con 106,6 carcerati contro  143,8 ogni centomila abitanti. È utile inoltre un confronto con la California, uno stato che se fosse indipendente sarebbe la nona potenza industriale del mondo. L'Italia ha le carceri sovraffollate del 148%? Ebbene, in maggio la Corte Suprema americana ha emesso una sentenza di condanna alla California, patria delle star, del vivere rilassato, e dell'intellighentsia di Berkeley, perché riempie le sue carceri quasi al 200%. In cifre si tratta di 154.000 carcerati detenuti in un sistema studiato per 80.000, una situazione che dura non da adesso ma da 11 anni. La Corte impone di  ridurre tale sovraffollamento, entro due anni, al 137,5% della capienza: di raggiungere cioè una percentuale di soli dieci punti inferiori a quella, giustamente deprecata, esistente oggi in Italia.  I giudici americani non dicono come debba fare la California per raggiungere questo livello ma, analogamente a quanto avviene in Italia, le associazioni che denunciano il sovraffollamento puntano prima di tutto all'amnistia, depenalizzando il possesso di piccole quantità di droga  (non solo la marijuana, già depenalizzata) e i reati minori, non-violenti, contro la proprietà. Negli Usa, anche qui analogamente all'Italia, le obiezioni all'amnistia, che farebbe uscire di prigione circa 46mila detenuti, si basano sull'esperienza passata. Nei pareri dissenzienti stilati da due dei giudici della Corte Suprema si ricorda che negli anni Novanta i tribunali imposero un tetto al numero di carcerati a Philadelphia, la quale reagì cercando di liberare solo quelli meno a rischio di recidiva violenta. Nel giro di 18 mesi però la polizia ne dovette ri-arrestare migliaia, che "furono accusati di 79 omicidi, 90 stupri, 1.113 aggressioni, 959 rapine, 701 furti con scasso e 2.748 furti, senza contare le migliaia di violazioni delle leggi sulla droga.» In Italia, fra amnistie e indulti sono sedici gli atti di clemenza susseguitisi dal 1962 ad oggi.  Le statistiche dicono che l'ultimo indulto (Legge 241 del 2006 ) scarcerò oltre 22mila persone, ovvero il 44,2 % dei detenuti. L'effetto fu di ridurne il numero per 100mila abitanti da 102, nel 2005, a 66 nel 2006. Ma d'impatto le rapine raddoppiarono e anche gli omicidi aumentarono del 5 per cento, e a fine 2009 l'incidenza della popolazione carceraria era già risalita a circa 108. In numeri assoluti, l'indulto di 5 anni fa aveva fatto scendere i detenuti da 60.710  a 33.847 unità, ma appena tre anni dopo erano di nuovo 64.791, ovvero il 6,72% in più di prima del provvedimento di clemenza. A differenza però di quanto avviene in California, l'Italia delle altre strutture carcerarie le avrebbe. Secondo i dati forniti dal ‘Partito per gli Operatori della Sicurezza' sarebbero una quarantina gli istituti penitenziari già costruiti, spesso ultimati, a volte anche arredati e perfino vigilati, che permetterebbero di custodire i carcerati in condizioni più umane, di curare meglio i disabili psichici, di prevenire meglio i suicidi, di difendere meglio i detenuti più deboli, e di offrire condizioni migliori anche alle guardie. Ma i pochi che ne scrivono lo fanno prevalentemente per prendere le distanze dal "business delle carceri" e deplorare il fatto che "avanza il cemento". 

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