Spunta anche un non-condono edilizio tra le pieghe della manovra economica varata la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri. Si tratta delle disposizioni contenute nell'articolo 19, intitolato "aggiornamento del catasto". Se le disposizioni saranno confermate dal provvedimento, che dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di lunedì 31 maggio, ci si troverà di fronte ad una norma ben strana.
In pratica i proprietari di immobili avranno la possibilità, entro il 31 dicembre 2010, di regolarizzare la posizione catastale dei propri beni con un'autodenuncia che avrà una rilevanza unicamente dal punto di vista fiscale. Nel senso che eventuali lavori fatti e finora non dichiarati in catasto (al limite anche un immobile del tutto abusivo) potranno essere denunciati e dar luogo ad un aggiornamento della rendita catastale sulla quale si andranno poi a versare regolarmente le imposte.
Il problema è che la regolarizzazione catastale si trasforma così in un'autodenuncia dal punto di vista urbanistico. Il proprietario sarà quindi costretto ad utilizzare, laddove possibile, l'articolo 36 del testo unico sull'edilizia (dlgs 380/2001) che consente, in caso di costruzione realizzata senza permesso, di ottenere il "permesso in sanatoria", ma solo "se l'intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente". In pratica pagando la sanzione amministrativa calcolata in base alla dimensione e al tipo di abuso (magari anche modesta per gli interventi minori) si consente di regolarizzare la propria posizione.
Il problema si pone quando l'intervento edilizio non è "conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente". In questo caso la regolarizzazione fiscale contenuta nell'articolo 19 della manovra si trasforma in una vera e propria autodenuncia.
Difficile pensare ad una corsa degli italiani ad autodenunciarsi. A meno che questo non sia solo il primo passo, una regolarizzazione zoppa che ponga la necessità di una sanatoria edilizia a tutti gli effetti. Alla quale però dovrebbe provvedere il parlamento in sede di conversione in legge del decreto. Non sarebbe la prima volta che il "lavoro sporco" viene lasciato a qualche peones che in questo modo libera, almeno formalmente, il governo dalla responsabilità politica di un condono.
A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.