ItaliaOggi
Numero 196  pag. 2 del 20/8/2014 | Tutti | Indietro
I COMMENTI
L'analisi

Il Papa, ancora una volta vox clamantis in deserto

 di Massimo Tosti  

«Dove c'è un'aggressione ingiusta è lecito fermare l'aggressore ingiusto», ha detto l'altro ieri papa Francesco, rientrando in Italia dalla Corea. E ha precisato: «Fermare, non bombardare», demandando ai politici e alle diplomazie il compito di trovare il modo concreto per fermare gli aggressori. Francesco ha anche proposto l'immagine di «una terza guerra mondiale a puntate», alludendo non soltanto all'Iraq, ma anche al conflitto fra Russia e Ucraina, agli scontri inarrestabili fra Hamas e Israele, alla guerra civile in corso in Siria. Due papi, nel XX secolo, furono costretti a lanciare appelli per fermare due guerre mondiali. Benedetto XV (eletto papa il 3 settembre 1914, un mese dopo la dichiarazione di guerra dell'Austria alla Serbia) denunciò appena salito sul soglio pontificio «il flagello dell'ira di Dio» e lanciò innumerevoli appelli perché gli stati in guerra deponessero le armi, giungendo a parlare di «suicidio dell'Europa civile». Il 3 marzo 1939 (il giorno successivo alla propria elezione) Pio XII rivolse un appello di pace a tutte le potenze. È rimasta impressa nella memoria comune la sua invocazione: «Niente è perduto con la pace, tutto può andare perduto con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare. È con la forza della ragione, non con quella delle armi, che la giustizia si fa strada». Le parole di Benedetto XV e di Pio XII rimasero inascoltate, con le conseguenze che sappiamo. Papa Bergoglio, nei giorni scorsi, ha anche auspicato una riconciliazione fra le due Coree, mentre il suo arrivo a Seul era salutato da un lancio di missili da Pyongyang. E, mentre il papa era in volo per rientrare a Roma, il Quotidiano del popolo, organo del Partito comunista cinese, ha scritto: «Le chiese non devono promuovere processi politici». Anche Francesco è inascoltato, e criticato per i suoi inviti alla ragionevolezza, per la preoccupazione costante che esprime per gli innocenti (e soprattutto i bambini) che rischiano di morire sotto i colpi degli aggressori. Se questo può essere definito un «processo politico», allora vuol dire davvero che la forza della ragione è stata sconfitta ancora una volta da quella delle armi. Con conseguenze inimmaginabili.

© Riproduzione riservata


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The Pope, once again vox clamantis in deserto

«Where there is an unjust aggression it is legitimate to stop the unjust aggressor», Pope Francis said Monday, coming back to Italy from Korea. He underscored: «to stop, not to bomb», leaving to politicians and diplomats the task of finding a real way to stop the attackers. Francis has also proposed the image of «a serialized third world war», hinting not only at Iraq, but also at the conflict between Russia and Ukraine, the relentless clashes between Hamas and Israel, the ongoing civil war in Syria. Two popes, in the twentieth century, were forced to make pleas to stop the two world wars. Benedict XV (elected pope on September 3, 1914, a month after Austria's declaration of war against Serbia) denounced «the scourge of God's wrath» just after ascending the papal throne and launched countless appeals to the states at war to lay down their weapons, going as far as to talk about a «suicide of civilized Europe». On March 3, 1939 (the day after his election), Pius XII made an appeal for peace to all powers. His invocation remained impressed in the collective memory: «Nothing is lost with peace, everything can be lost with war. Let men return to understanding one another. Let them begin to negotiate again. It is with the force of reason, not with that of weapons, that justice makes its way». Benedict XV's and Pius XII's words fell on deaf ears, with the well-known consequences.

Pope Bergoglio has recently also called for a reconciliation between the two Koreas, while his arrival in Seoul was greeted by a missile launch by Pyongyang. And, as the Pope was in flight to return to Rome, the People's Daily, the Chinese Communist Party's vehicle, wrote: «Churches should not promote political actions». Pope Francis is also unheard and criticized for his calls for reason, the constant worry he expresses for innocent people (especially children) who are in danger of dying under the blows of the assailants. If this can be called a «political action», then it means that the force of reason has been really defeated once again by the one of the weapons. With inconceivable consequences.

© Riproduzione riservata

Traduzione di Silvia De Prisco


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