ItaliaOggi
Numero 280  pag. 2 del 26/11/2014 | Tutti | Indietro
I COMMENTI
L'analisi

La Cgil è stata rottamata Perciò Landini ruggisce

 di Massimo Tosti  

Sulla massiccia astensione al voto in Emilia-Romagna sono state espresse molte opinioni, spesso in contrasto una con l'altra. E sono state anche formulate ipotesi più o meno stravaganti. La perdita di voti (in termini assoluti) subita dallo stesso Pd (che pure è uscito vincitore) è stata attribuita a una specie di passa-parola che avrebbe attraversato la minoranza del partito (rappresentata nella regione da Pierluigi Bersani) che, d'intesa con l'altro emiliano Maurizio Landini, avrebbe deciso di non partecipare al voto per lanciare un segnale preciso a Matteo Renzi. Landini, ieri, ha smentito: «Io sono andato a votare perché quello è un diritto che non mi voglio far togliere da nessuno». Ma, ha aggiunto, «quando il 63% non va a votare, 2 milioni e più di persone, vuol dire che c'è qualcosa che non funziona più, vuol dire che chi fa politica si deve render conto che è lontano dalla gente. Bisogna riaprire i canali della politica e del confronto». E ha sottolineato che ai «seggi vuoti» si contrappone «una partecipazione agli scioperi senza precedenti». L'ha buttata in politica, in parole povere, mostrando i muscoli del sindacato, e rivendicando alla Fiom un ruolo strettamente politico. Perché l'adesione (ancora da verificare) allo sciopero indetto per il prossimo 12 novembre corrisponde a «una domanda di partecipazione che dovrebbe avere una risposta». Che ci sia stata o no una parola d'ordine a favore dell'astensione, la minoranza radicale del Pd e il sindacato di Landini alzano la testa e mostrano l'orgoglio di chi dissente dal governo. Pretendono che il governo riapra i tavoli di concertazione con le organizzazioni dei lavoratori per discutere con loro i contenuti delle leggi che si apprestano a varare in parlamento. Ma è proprio questo uno dei cardini della «svolta» impressa da Renzi al Paese. È il metodo che offende il sindacato che vuole tornare a essere (come negli anni Settanta) la cinghia di trasmissione del consenso al partito della sinistra. La minoranza del Pd può bocciare le riforme in parlamento: il sindacato non ha questo potere (e non deve averlo). Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, scopriremo se l'opposizione è guidata dalla sinistra parlamentare o dal sindacato.

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The CGIL was demolished Therefore Landini roars

On the massive abstention in Emilia Romagna elections many opinions have been expressed, often at odds with one another. And more or less extravagant hypotheses have also been formulated. The loss of votes (in absolute terms) suffered by the very PD (which nonetheless came out the winner) has been attributed to a kind of word of mouth that allegedly crossed the minority of the party (represented in the region by Pierluigi Bersani) that, in agreement with the other Emilian Maurizio Landini, decided not to participate in the election to send a clear signal to Matteo Renzi. Mr. Landini, yesterday, belied: “I went to the polls because it is a right and I don't want anybody to deprive me of it”. However, he added, “when 63% of people don't go to the polls, more than two million, it means that there is something that doesn't work anymore, it means that politicians have to realize that they are far from people. The channels of politics and confrontation must be reopened”. And he pointed out that the “empty seats” contrast with “an unprecedented participation in strikes”. He jumped into politics, in other words, flexing the union's muscles and claiming a strictly political role for the FIOM. Because the attendance (yet to be verified) at the strike called for December 12 corresponds to “a call for participation that should have an answer”. Regardless of any watchword in favor of abstention, the radical minority of the PD and Mr. Landini's union raise their heads and show the pride of those who dissent from the government. They claim that the government reopen the negotiations with workers' organizations to discuss with them the content of the laws that they are ready to enact in Parliament. But this is exactly one of the cornerstones of the “turning point” that Mr. Renzi made in the country. It is the method that offends the union that wants to be again (as in the seventies) the driving force of consensus to the left-wing party. The minority of the PD could reject the reforms in Parliament: the union doesn't have this power (and doesn't have to have it). In the coming days and weeks we will find out if the opposition is led by the parliamentary left wing or by the trade union.

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Traduzione di Silvia De Prisco


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