ItaliaOggi
Numero 301  pag. 2 del 20/12/2014 | Tutti | Indietro
I COMMENTI
L'analisi

Napolitano, la linea politica di Grillo è ferma all'insulto

 di Massimo Tosti  

«Dimettersi? Il capo dello stato deve costituirsi». Beppe Grillo si è disamorato della politica, ma non della diffamazione (non del vilipendio, una norma che deve essere abrogata). Napolitano, spiega (dal suo punto di vista), ha firmato qualsiasi cosa, non rappresenta più gli italiani ma una fetta di partito». È questo il suo (ossequioso) addio al presidente della Repubblica in procinto di lasciare il Quirinale, dopo quasi nove anni di regno. Per carità, non è la prima volta che un capo dello stato viene linciato da qualche politico. Giovanni Leone fu praticamente costretto alle dimissioni da una vergognosa campagna di stampa (appoggiata dal Partito comunista, del quale faceva parte anche Napolitano). Di Cossiga il Pds (nel quale militava anche Napolitano) propose l'impeachment. Le critiche, e i velenosi attacchi personali, fanno parte del pesante bagaglio che ogni uomo di potere deve farsi carico. Ma, in questo caso, non si capisce bene quale strategia abbia in testa il leader del 5 Stelle. Perché Grillo, fra un insulto e l'altro a Napolitano, ha comunicato che, a differenza di un anno e qualche mese fa (quando si rifiutò di votare qualunque candidato che non fosse uscito dalle Quirinarie del Movimento), il suo partito non esclude l'eventualità di votare per candidati proposti da altri (cioè dal Pd, che ha mostrato in questi anni di nutrire totale fiducia nel presidente rieletto). Poi aggiunge che non voterà comunque per Romano Prodi («Basta: non se ne può più»), che Renzi ha corteggiato negli ultimi giorni proprio allo scopo di cercare consensi fra i grillini, tanto per spaventare Berlusconi. È vero che, tradizionalmente, ogni voto per il Quirinale è preceduto da mosse e contromosse che rispondono alle tattiche degli scacchi. Ed è altrettanto vero che chi «in Conclave entra papa, ne esce cardinale». Ma chi gioca con il bianco è comunque favorito rispetto a chi muove per secondo. E i bianchi sono in mano a Matteo che, oltretutto, in questi mesi a palazzo Chigi ha mostrato di aver digerito più di altri le regole del gioco. Dimostra di saperlo bene Berlusconi, che china la testa ogni volta che il capo del governo cambia mossa. Grillo, fino ad ora, ha collezionato soltanto errori.

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Napolitano, Grillo's political line stops to insult

«Resigning? The head of State should appear in court». Beppe Grillo is disaffected with politics, but not with defamation (not with vilification, a rule that should be repealed). Mr. Napolitano, he explains (from his point of view), “has signed anything, no longer represents Italians but a slice of the party”. This is his (obsequious) farewell to the President of the Republic who is about to leave the Quirinale, after nearly nine years of reign. Actually it's not the first time that a head of state is lynched by some politicians. Giovanni Leone was practically forced to resign by a shameful press campaign (supported by the Communist Party, of which Mr. Napolitano was also part). The PDS (in which also Mr. Napolitano was an activist) proposed the impeachment for Mr. Cossiga. Criticism and venomous personal attacks are part of the heavy baggage that every man of power has to endure. However, in this case, it isn't clear what strategy the M5S leader has in mind. Because Mr. Grillo, between an insult and the other to president Napolitano, said that, unlike a year and some months ago (when he refused to vote for any candidate who wasn't elected through the Movement's Quirinarie), his party doesn't rule out the possibility of voting for candidates proposed by others (i.e. by the PD, that has shown in recent years to have a total faith in the re-elected president). He added that he won't vote in any case for Romano Prodi (“We have had enough”), fawned by Mr. Renzi in recent days precisely to seek consensus among the M5S, just to scare Mr. Berlusconi. It is true that, traditionally, every vote for the Quirinale is preceded by moves and countermoves in line with the tactics of chess. And it is equally true that the person who “enters in Conclave as a pope, comes out as a cardinal”. But those who play with the white are still favored over those moving second. And whites are in the hands of Matteo who, moreover, during these months at Palazzo Chigi, has shown to have digested the rules of the game more than others. Mr. Berlusconi proves that he knows it well, as he bows his head each time the head of the government changes his move. Mr. Grillo has collected, so far, only mistakes.

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Traduzione di Silvia De Prisco


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