ItaliaOggi
Numero 175  pag. 2 del 25/7/2014 | Tutti | Indietro
I COMMENTI
L'analisi

In Rai non vale il contratto di lavoro

 di Pierluigi Magnaschi  

La Rai è una repubblica a parte. Il d.g. Gubitosi, che è un gran manager (e lo ha ampiamente dimostrato in aziende che si lasciavano gestire) fa quel che può. Ma è più legato di Laocoonte. I lacci che deve sopportare, non se li è certo inventati lui. È la politica che glieli ha imposti e che adesso deve toglierglieli. A lui o a chicchessia dovesse succedergli. Riuscire a gestire un azienda con quegli impedimenti sarebbe infatti un miracolo. E i miracoli, si sa, non sono degli uomini. La Rai, del resto, è diventata un falansterio che non obbedisce più nemmeno alla logica. Adesso, per esempio, mentre tutti possono constatare che l'ente è oberato di personale in eccesso, la Rai sta bandendo un concorso per assumere un centinaio di nuovi giornalisti, nonostante che il Tg1 abbia in servizio 160 giornalisti, il Tg2 150, il Tg3 130, Rai news 190, i Tg regionali 700 e così via.

In un'azienda normale, oberata di personale a tal punto, si farebbe cassa integrazione (come succede anche ad Alitalia, per non parlare di decine di migliaia di altre aziende di cui non si conosce nemmeno il nome perché non ne parla nessuno). In un'azienda generosa, si terrebbero, con i denti, i posti di lavoro esistenti. Ma in nessuna azienda al mondo, di fronte a un eccesso di personale di questo tipo, si provvederebbe ad assumerne dell'altro. Questo succede in Rai senza che nessuno alzi il ciglio di un'obiezione.

Ma c'è un altro aspetto che dimostra l'extraterritorialità della Rai. Il contratto nazionale di lavoro giornalistico viene disapplicato. Esso prevede (al pari di ciò che succede per i tutti i dirigenti degli altri settori economici) la licenziabilità senza giusta causa (ma con lauto indennizzo, predeterminato) del direttore e del vicedirettore di qualsiasi testata. Questa norma viene applicata da tutti i media italiani. Ma non in Rai, dove il direttore (o vice) esonerato, resta a disposizione, conservando però retribuzione e benefit e dedicandosi, al massimo, a piccole attività paravento. In tal modo il parco dei generali si arricchisce per stratificazione. Il sindacato dice che la non applicazione del contratto si giustifica perché i direttori vengono cambiati quando cambia il governo. Se ciò fosse vero vorrebbe dire che sono i partiti che comandano direttamente la Rai che è ciò che i sindacati della Rai negano con convinzione.

© Riproduzione riservata


Improve your American English

In RAI the labor contract doesn't count

RAI is a republic apart. Director-general Gubitosi, who is a great manager (as he has widely demonstrated in companies easier to manage), does what he can. But he is more tied than Laocoon. The laces he must endure haven't surely been invented by him. Politics have imposed them on him and now it has to take them off. From him or anyone who will succeed him. Being able to manage a company with these obstacles would be a miracle indeed. And miracles, you know, aren't worked by men. RAI, moreover, has become a phalanstery without any logic anymore. Now, for example, while everyone can see that the body is overburdened with excess staff, RAI is launching a competition to hire a hundred new reporters despite the fact that TG1 employs 160 journalists, TG2 150, TG3 130, Rai news 190, regional TV news 700 and so on.

In a normal company, so overburdened with staff, employees would be made redundant (as it also happens to Alitalia, not to mention the tens of thousands of other companies whose names aren't even familiar to us because nobody talks about them). In a generous company, existing jobs would be kept tooth and nail. But no company in the world, faced with such an excess of staff, would hire other employees. This happens in RAI without anyone batting an eyelid.

However, there is another aspect that proves RAI's extraterritoriality. The national contract of journalistic work is disregarded. It lays down (as it happens to all executives of other economic sectors) the possibility to lay off without just cause (but with a substantial - predetermined - compensation) the director and the deputy director of any newspaper. This rule is applied by all Italian media. However not in RAI, where the dismissed directors (or deputy) remain available, retain compensation and benefits and dedicate themselves, at most, to small cover activities. In this way the park of director-generals is enhanced by stratification. The union says that the disregard of the contract is justified because the directors are changed when the government changes. If this were true it would mean that the parties directly control RAI, what RAI unions deny with conviction.

© Riproduzione riservata

Traduzione di Silvia De Prisco


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