ItaliaOggi
Numero 091  pag. 5 del 17/4/2013 | Indietro
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Mastella: su Prodi non ho colpe. Una riforma da fare? Via il voto ai senatori a vita

Nel Pd D'Alema non è Amato

Piace al Pdl, ma non ai suoi. Dottor Sottile il più indolore
 di Alessandra Ricciardi  

Potrebbe essere l'ora per D'Alema di salire al Colle, «ma il Pd non lo vuole, così come non vuole Marini». E per un Pier Luigi Bersani che «ha una strategia a zig zag», dice Mastella, alla fine la scelta meno dolorosa potrebbe essere quella di Amato.

Clemente Mastella, ex ministro della giustizia dell'ultimo governo Prodi, oggi europarlamentare eletto con il Pdl, un lungo passato nella Dc e poi nei vari partitini centristi che se ne sono contese le spoglie, consiglia a Renzi di togliere «un po' di tritolo» alle sue uscite contro gli avversari interni al Pd. E al prossimo governo una riforma da fare con la revisione costituzionale: togliere il diritto di voto ai senatori a vita, «alterano le maggioranze decretate dalle urne».

Domanda. Prodi è tra i candidati per il Colle. Si è pentito di aver fatto cadere il governo che lui guidava e di cui lei faceva parte?

Risposta. Io sono stato una vittima, non ho colpe. La mia è una vicenda assurda, su cui andrebbe aperta una commissione d'inchiesta per capire come funziona la giustizia in Italia. E comunque i miei voti non erano decisivi per la fiducia al governo, l'esperienza di Romano Prodi si era logorata, ci reggevamo con i voti dei senatori a vita. Anzi a proposito, sarebbe giusto che non avessero il diritto di voto nell'ambito di una più ampia riforma degli assetti istituzionali di cui il prossimo governo dovrebbe occuparsi.

D. I senatori a vita sono stati spesso nel mirino del Pdl.

R. Ho il massimo rispetto per loro, ne farei anche di più. Ma non dovrebbero avere il diritto di voto perché rischiano di alterare le maggioranze decretate dalle urne.

D. Sulla scelta per il Quirinale, il Pd è quasi alla cannibalizzazione.

R. Ricorda le vecchie tensioni della Dc crepuscolare, quella che elesse Oscar Luigi Scalfaro, perché in quella precedente il gruppo dirigente, nonostante le lotte correntiste, riusciva alla fine a trovare una posizione comune.

D. Nella Dc era normale anche fare i conti con i franchi tiratori, ora al Pd fanno paura.

R. Sì ma all'epoca i franchi tiratori si manifestavano nell'aula, e c'era comunque uno stile che oggi manca.

D. A cosa si riferisce?

R. Agli attacchi di cui sono stati oggetto Anna Finocchiaro e Franco Marini.

D. Il Pd sta implodendo?

R. Il problema del Pd è che non è mai stato un matrimonio ma una convivenza. Bisogna vedere se prevarranno le ragioni delle convivenze forzate o della linearità.

D. Ora i cattolici sembrano pronti alla scissione dopo i veti sulla candidatura al Quirinale di Franco Marini. C'è lo spazio per rifare la balena bianca?

R. É dura. Si era dato molto rilievo al tentativo di un partito moderato e di impronta liberale del presidente del consiglio Mario Monti e di altri leader. Ma il risultato, seppure apprezzabile in sé per sé, è stato al di sotto degli annunci. La tripolarità rispetto agli schieramenti di Pd e Pdl la si è avuta, ma con il movimento di Beppe Grillo.

D. Renzi però punta a sparigliare.

R. Matteo Renzi punta a una cosa sola ovvero a diventare il capo di quello che resterà del Pd e dunque ha interesse a diventare quanto prima candidato premier e ad andare alle elezioni. Così sceglie a volte delle scorciatoie che non hanno rigore, come gli attacchi alla Finocchiaro e a Marini. Dovrebbe invece togliere un po' di tritolo ai suoi attacchi interni. Anche perchè è tale l'imbarazzo strategico di Bersani...

D. Anche Fabrizio Barca punta alla leadership del Pd.

R. Le due proposte sono alternative e comunque non sono il progetto iniziale del Pd.

D. Sul Quirinale chi la spunta?

R. Il problema è che il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha una strategia a zig zag, gli scenari sono diversi se decide di interloquire con i grillini oppure con il Pdl. Potrebbe essere l'ora di Massimo D'Alema, ma lui non ha un partito dietro, i suoi non lo vogliono, come non vogliono Marini. É il Pdl che è pronto a votarli. Alla fine, l'opzione più indolore per Bersani può essere quella di Giuliano Amato, che è abbastanza vicino a Giorgio Napolitano. Certo che dall'accordo che si farà sul prossimo presidente della repubblica dipende poi la scelta anche sul governo.

D. L'ipotesi di un ritorno al voto è sempre tenuta in campo da Silvio Berlusconi.

R. Il Cavaliere ha tutto l'interesse a incunearsi nelle evidenti difficoltà e divisioni del Pd. Ma un voto subito non darebbe il segnale di stabilità che all'estero si aspettano da noi.

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