ItaliaOggi
Numero 055  pag. 13 del 6/3/2013 | Indietro
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ESTERO - LE NOTIZIE MAI LETTE IN ITALIA
Erano 10 mila al giorno e adesso non superano i 2 mila

A Luxor i visitatori si sono ridotti al 20%

 di Massimo Galli  

Sono trascorsi soltanto cinque anni, ma sembra passata un'eternità a Luxor da quando una marea di turisti arrivava a contemplare i templi e la Valle dei re. In media, spiegano le guide, erano più di 10 mila al giorno, mentre adesso si sono ridotti a 2 mila: un crollo dell'80%.

Un vero dramma per la città egiziana, che vive al 70% proprio di turismo.

Un altro esempio eloquente riguarda il crollo delle crociere sul Nilo: un tempo 350 battelli facevano la spola tra Luxor e Assuan, che si trova più a sud, mentre ora ne sono rimasti in attività soltanto 30. Stesso discorso per il settore alberghiero: nel periodo invernale, ottimo dal punto di vista climatico, l'hotel Winter Palace (5 stelle) era solitamente al completo, mentre adesso l'occupazione è limitata al 40%.

E pensare che nel 2007 Luxor poteva vantarsi di essere la destinazione numero uno dell'Egitto. Gli abitanti della città non hanno dubbi: è tutta colpa della situazione venutasi a creare dopo la caduta di Mubarak. Le immagini di piazza Tahrir, al Cairo, hanno fatto il giro del mondo attraverso la televisione e internet, e questo non ha fatto che creare timore nei potenziali visitatori. Come se non bastasse, nei giorni scorsi si è verificato un incidente: lo scoppio di una mongolfiera a Luxor è costato la vita a 19 turisti.

Un accompagnatore turistico sostiene che Luxor è una città tranquilla e accogliente dove la rivoluzione è passata senza problemi. Si vive lontano dalla politica, per la semplice ragione che l'economia locale non dipende da essa. Per questo gli abitanti di Luxor, alle ultime elezioni, hanno votato in maggioranza per il candidato Ahmad Shafiq, uomo di Mubarak, bocciando l'attuale premier Mohamed Morsi, espressione dei Fratelli musulmani. È difficile, aggiunge l'operatore turistico, non temere che gli islamici finiscano con l'allontanare i visitatori stranieri a causa delle loro idee retrograde sulle donne e sull'alcol. La vera minaccia non è legata tanto al clima di incertezza politica e alle manifestazioni di protesta che avvengono nella capitale egiziana, ma alla pressione esercitata dai salafiti, l'ala religiosa più radicale, sui villaggi che circondano Luxor.

Mentre si attendono tempi migliori per il cuore archeologico d'Egitto, il paese nordafricano punta su un tipo diverso di clientela: quella russa ed europea che predilige il mare e le immersioni a Sharm-el-Sheikh e a Hurghada. Anche qui, però, non sono più i tempi d'oro. Oltretutto, se fossero attuati i provvedimenti del governo, come quello che proibisce le bevande alcoliche e il bikini, non ci sarebbe altro da fare che decretare la morte del comparto turistico.

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