ItaliaOggi
Numero 055  pag. 13 del 6/3/2013 | Indietro
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Al Musée du Luxembourg di Parigi una grande mostra dedicata al celebre pittore russo

Chagall tra le guerre e la pace

Una vita tra Russia, Francia, Stati Uniti e ancora Francia
 di Elena Galli  

Ha conosciuto una rivoluzione (quella bolscevica del 1917), due guerre mondiali e l'esilio. È vissuto in Russia, Francia, Germania, Stati Uniti e ancora Francia. È morto quasi centenario dopo aver attraversato il XX secolo, tra guerra e pace. Prende in prestito proprio il titolo del famoso romanzo di Tolstoj, anche se non gioca soltanto sulle parole, la mostra che il Musée du Luxembourg di Parigi dedica a «Chagall tra guerra e pace» (fino al 21 luglio).

Una mostra che, attraverso un centinaio di opere, invita a ritrovare la magia di questo pittore russo e la singolarità con la quale egli rappresentò i tempi di guerra e quelli di pace di un secolo densissimo di sovvertimenti.

Nato nel 1887 in una famiglia ebraica a Vitebsk, nell'attuale Bielorussia, nel 1906 Chagall si trasferì a San Pietroburgo, dove studiò dapprima all'Accademia e poi con il maestro Léon Bakst. Nel 1911 si stabilì a Parigi, dove si avvicinò alla comunità artistica di Montparnasse e strinse amicizia con Apollinaire, Delaunay e Léger. Nel 1914 tornò in Russia: qui, nel 1917, prese parte attivamente alla rivoluzione ed ebbe modo di confrontarsi col grande Malevich, pioniere dell'astrattismo e delle avanguardie russe. Ma questi furono anche anni di guerra. Chagall rappresentò nelle sue opere una realtà cruda: i movimenti delle truppe, i soldati feriti, gli ebrei cacciati dai loro villaggi.

Cercando al tempo stesso di fissare l'ambiente della sua infanzia, di cui presentiva l'imminente e definitiva scomparsa, e la propria felicità coniugale (nel 1915 sposò Bella Rosenfeld, l'amore della sua giovinezza). Nel 1922 il pittore lasciò definitivamente la Russia e nel 1923 si stabilì nuovamente a Parigi, dove si dedicò essenzialmente all'illustrazione di libri, tra cui parte preponderante ebbe la Bibbia. Nel 1937 divenne cittadino francese, ma l'ascesa del nazismo lo costrinse, nel 1941, a lasciare la Francia. In esilio negli Stati Uniti, Chagall cercò di raccontare le devastazioni della guerra e la barbarie che distruggeva l'Europa e che si mescolava ai ricordi dei pogrom e al tema della Crocifissione, simbolo universale della sofferenza umana. Ma le opere di quegli anni riflettono anche la volontà di ritrovare le proprie radici e la felicità coniugale, sconvolta dalla morte di Bella nel 1944. Nel 1949 Chagall attraversò di nuovo l'oceano, per tornare in Francia, a Vence, dove poi morì nel 1985. In Provenza, l'artista fu sedotto dalla luce: i colori dei paesaggi mediterranei invasero progressivamente le sue opere. La serenità di questi anni ha il suo apogeo nella Danza, un vero e proprio inno alla gioia che riprende, ancora una volta, le principali figure dell'universo chagalliano.

Nonostante una vita densa come un romanzo russo e ricchissima di esperienze che hanno contribuito a rinnovare costantemente il suo approccio con l'arte, Chagall non abbandonò mai i grandi temi fondamentali della sua pittura, che egli rivisitò tutta la vita senza mai stancarsi: la città natale di Vitebsk, la tradizione ebraica, la Bibbia, la coppia, il circo.

La curiosità di Chagall per l'arte del suo tempo e la libertà con la quale egli seppe affrancarsi dalle regole e dai codici del pensiero modernista, pur nutrendosene, gli hanno permesso di costruire un universo pittorico profondamente singolare, riflesso tanto del mondo contemporaneo quanto delle proprie emozioni. Dai movimenti d'avanguardia (cubismo, suprematismo, surrealismo), ai quali sembrò talvolta avvicinarsi, Chagall prese in prestito qualcuna delle forme, ma restò sempre e fondamentalmente indipendente.

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