ItaliaOggi
Numero 055  pag. 11 del 6/3/2013 | Indietro
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Periscopio

 di Paolo Siepi 

Una volta Alda Merini fermò per strada Enrico Cuccia: «Ho fame», stese la mano. «Buon segno», mormorò gelido il burattinaio di Mediobanca, tirando dritto. Giuseppe D'Ambrosio Angelillo. Il Giornale.

 

Il M5S voterà in aula ogni legge che risponda al suo programma, non farà alleanze. Beppe Grillo in un suo discorso.

 

Con Grillo la gente ha preferito chi massacra i poteri e non i poteri che massacrano la gente. Marcello Veneziani. Il Giornale.

 

Che il mondo del lavoro fosse da tempo orientato a votare a favore di Grillo lo si sapeva già. A Mirafiori, il quartiere operaio per eccellenza di Torino, Pd e Cinque Stelle hanno preso gli stessi voti: il 30,86% ciascuno, mentre la lista di Rivoluzione civile di Ingroia ha preso solo il 2,6%. Giorgio Airaudo, big della Fiom, appena eletto alla camera con la lista del Sel.

 

La sinistra, quand'era al governo, decise di mettere fuori legge i sondaggi nelle due settimane che precedono il voto (cioè quando i sondaggi cominciano a diventare interessanti) perché, sempre la sinistra, era convinta che Berlusconi li sfruttasse al meglio per conquistare consensi. Fabrizio Rondolino. Il Giornale.

 

Ha ragione Formigoni quando dice che il Carroccio non ha avuto un grande risultato: a livello nazionale ha perso circa metà dei suoi elettori. Un tracollo. Alle Regionali, però, le cose sono andate diversamente. È vero che in Lombardia la Lega è passata dal 26 al 13%, ma, a questo dato, bisogna sommare il 10 e rotti per cento raccolto dalla lista «Maroni presidente»; alla fine quindi una flessione c'è stata ma nulla di drammatico. Ben diverso invece è stato il bilancio del Pdl che è passato, in Lombardia, dal 31,8% al 16,7; anche aggiungendo l'1,5 totalizzato da Fratelli d'Italia il risultato non è esaltante. Claudio Schirinzi. Corsera.

 

Matteo Renzi resta l'emblema di ciò che il Pd avrebbe potuto essere. Il simbolo di un rinnovamento che, facendo piazza pulita della vecchia identità, avrebbe potuto trasformare un partito statico, conservatore, in un partito dinamico, Angelo Panebianco. Corsera.

 

Ferali per Monti, oltre al famigerato bacio della morte di Scalfari-de Bortoli-Calabresi-Ezio Mauro, è stato l'impatto con la tv. La forza della sua presenza era la sua assenza. Invece il vanitoso non ha resistito. E allora, finalmente, l'abbiamo visto per quello che davvero era. Con l'alterigia, la stessa supponenza del Belli mentre, imbranatissimo, con un cane in braccio e una birra in mano, fingeva di sorridere alla telecamera della Bignardi e sembrava dire: «Io sò io, e voi non siete un cazzo». Roberto d'Agostino. Il Fatto quotidiano.

 

Di sicuro Oscar Giannino in passato votò per Berlusconi, attratto dalle sue convinzioni liberali, il che conferma la teoria che i mitomani si attirano a vicenda. Alessandro Robecchi. Il Fatto quotidiano.

 

I quotidiani, da cani di guardia del potere, hanno finito per diventare peluche da salotto. E le notizie sono scomparse, in difesa degli interessi di banche, imprenditori e fondazioni. Ma il gioco di insabbiamento, con l'arrivo del web, è finito miseramente. Grillo, senza giornaloni al fianco, senza tv, senza Floris o Vespa a favore, con l'intero arco costituzional-televisivo contro, ha sparecchiato le urne con un colpo di mouse. Roberto d'Agostino. Il Fatto quotidiano.

 

{mfimage} Ha occupato tanti posti, non prendendo mai posizione. Roberto Gervaso. il Messaggero.

 

Luigi «El Luisin» Ganna, vincitore del Giro d'Italia 1909, muratore e poi costruttore di biciclette. Al cronista che gli chiedeva cosa provasse dopo la vittoria: «Me brüsa tanto el cü!». Giorgio Dell'Arti. Sette.

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