ItaliaOggi
Numero 055  pag. 3 del 6/3/2013 | Indietro
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Il sindaco a capo di una pattuglia di parlamentari dialoga con il Prof e apre nuovi scenari

Monti apre il Palazzo a Renzi

Berlusconi in pressing su Bersani. Grillo si chiama fuori
 di Franco Adriano  

Il giovane sindaco di Firenze, Matteo Renzi, oggi a capo di una consistente pattuglia di parlamentari (una cinquantina), apre nuovi scenari in una situazione poltica enigmatica dopo il voto. Non con una dichiarazione, ma con un gesto plateale alla vigilia della direzione del Pd: due ore di colloquio con Mario Monti che gli ha aperto le porte di palazzo Chigi.

Non è trapelato nulla, molte ricostruzioni dell'incontro durato oltre due ore saranno fatte. Ma a giudicare dalle reazioni di Nichi Vendola e Silvio Berlusconi qualcosa sta livitando. Il primo invocando il piano B che accantonerebbe Pier Luigi Bersani per un governo di anti-tecnici, non eterodiretto dalle lobby economico-finanziarie. Il Cavaliere, invece, è sceso in pressing sul Pd invitando Bersani a non persistere nel cercare a tutti i costi un'intesa con Beppe Grillo: «Dimostri di essere un leader». Fiutata l'aria il leader del M5S si è chiamato fuori sostenendo che non darà la fiducia né a Bersani né a un governo tecnico, come invece aveva lasciato intendere il suo capogruppo in pectore al Senato, Vito Crimi: «Non esistono governi tecnici in natura, ma solo governi politici sostenuti da maggioranze parlamentari». Intanto il presidente Giorgio Napolitano ha stoppato l'anticipo della convocazione delle Camere al 12 marzo: «Difficoltà di vario ordine non consentono l'anticipazione della data già fissata per venerdì 15 marzo». Le Corti d'Appello devono proclamare gli eletti. Dunque le consultazioni inizieranno la settimana successiva dopo l'elezione dei presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama e dei capigruppo parlamentari. Un tempo che per Napolitano può essere «proficuo»: significa che la situazione è ancora ingarbugliata e una soluzione per il governo ancora non c'è.

Per Renzi il governo di minoranza è una jattura

Oggi Renzi parteciperà alla direzione del Pd a largo del Nazareno. Di certo l'idea di dar vita a un esecutivo Pd-M5S non gli piace, ma non spingerà fino al punto di proporre un governo con Berlusconi. Tantomeno svolgerà il ruolo dell'anti-Bersani dando il calcio dell'asino al segretario in questo momento. Anche per lui le condizioni politiche sono cambiate e nonostante varie sollecitazioni non è detto che sarebbe lui a raccogliere i frutti della quasi sconfitta del suo partito sotto la guida Bersani. Sulle agenzie di stampa è emerso che i parlamentari a lui vicini si sono messi in guardia sulla gestione politica dell'elezione dei presidenti delle Camere. Dovesse emergere la prospettiva di un governo istituzionale, chi sarà eletto seconda o terza carica dello Stato potrebbe essere indicato da Napolitano come presidente del consiglio incaricato, dopo un eventuale tentativo a vuoto di Bersani. Soltanto il 16 sera sarà possibile affermare se la legislatura durerà poco o piuttosto se è vero il contrario.

Bersaniani in cerca di un incarico istituzionale

La posizione di Bersani è chiara ancorchè debole. Oggi al Pd chiederà di restare unito almeno fino al suo possibile incarico di formare un governo di minoranza con l'appoggio dei grillini su alcuni punti programmatici. Riproporrà gli otto punti programmatici già preannunciati. Bersani non vuole sentir parlare di altre prospettive: né di governi tecnici né di governissimi con Berlusconi. Ma i bersaniani ormai sentono franare il terreno sotto i loro piedi. Gli dà voce l'anziano Pasquale Laurito, autore della Velina Rossa, a torto o a ragione ritenuta vicina al pensiero di Massimo D'Alema. Lo ha fatto ripescando un'idea già circolata quando Monti sembrava non avere alternative per il suo gradimento assoluto nel contesto politico economico internazionale. L'aspetto interessante è che si dia per scontato che Napolitano voglia mettere da parte Bersani e dunque si chiede di agire «in fretta» per anticipare l'elezione del presidente della repubblica. «C'è qualche settore del parlamento che va in cerca del candidato», si legeg nella velina, «a questo punto se da tutte le parti si riconosce che spetti al Pd dare un segnale perché allora non pensare a una soluzione massima (aggettivo malizioso ndr) candidando poprio Bersani come presidente della repubblica? Una vita spesa per le istituzioni, nessuno può negare e nessuno ha un curriculum così ampio come l'attuale segretario del Pd».

Vendola chiude a Bersani e apre a Rodotà

Anche il leader di Sel sembra dare per scontato che Bersani non ce la farà. Eccolo, allora, invocare il piano B per uscire dall'impasse del dopo-voto, «individuando un profilo civico elevato che possa guidare un governo e ottenere l'appoggio anche dei parlamentari dei Cinque Stelle». È significativo che durante la direzione nazionale di Sel si sia discusso della necessità di una soluzione che non sia necessariamente legata alla presenza di Bersani a palazzo Chigi: «L'alternativa non è o Bersani o il voto anticipato, non è Bersani o morte: si può individuare una personalità di altissimo profilo», che non sia un tecnico ma una figura di primissimo piano, che possa formulare una piattaforma che tenga conto anche delle istanze sostenute dai grillini. L'ipotesi di individuare in quel ruolo una figura come quella di Stefano Rodotà è stata discussa apertamente ed è stata considerata valida, non solo per la storia personale e politica di Rodotà, ma anche per il suo rapporto con il movimento dei grillini soprattutto in relazione all'utilizzo del web in Italia. Insomma, Rodotà da garante della privacy avrebbe avuto modo di farsi apprezzare da Grillo e a desso potrebbe tornare molto utile.

Santoro media tra Pd e M5S

In questa operazione sembrerebbe avere un ruolo il conduttore Michele Santoro il quale sembra essersi ricavato un ruolo di mediazione fra Pd e Movimento 5 Stelle, con una squadra di governo che potrebbe trovare il sostegno di entrambi i partiti. Sul sito della trasmissione Servizio Pubblico, Santoro propone e invita tutti a pronunciarsi su una squadra che vede proprio come presidente del consiglio Rodotà. E fra i ministri, la conferma di Anna Maria Cancellieri all'Interno, Laura Boldrini agli Esteri, Fabio Mini alla Difesa, Luigi Zingales all'Economia, Fabrizio Barca allo Sviluppo Economico, Maurizio Landini al Welfare, Piercamillo Davigo alla Giustizia, Carlo Petrini alle Politiche Agricole, Salvatore Settis ai Beni Culturali, Gino Strada alla Sanità, Milena Gabanelli all'Istruzione, Catia Bastioli all'Ambiente, Irene Tinagli alle Pari Opportunità. In una situazioen così confusa sembra esserci spazio di protagonismo per tutti. Il senatore Emilio Colombo che presiederà la prima seduta, causa anzianità, ha fatto sapere che caccerà i grillini se non si presenteranno in giacca e cravatta.

Grillo vuole un governo tutto suo o niente

Grillo continua a dare il ben servito a tutti i partiti e smentisce l'equivoco di chi pensa che i grillini possano dare l'ok ad un esecutivo tecnico. La smentita è arrivata di buon mattino dal suo seguitissimo blog: «Il M5S non darà la fiducia a un governo tecnico, né lo ha mai detto. Non esistono governi tecnici in natura, ma solo governi politici sostenuti da maggioranze parlamentari». A scanso di equivoci, Grillo ha allegato anche un estratto della dichiarazione in proposito di Crimi. «Non ho mai parlato di appoggio a governo tecnico, l'unica soluzione che proponiamo è un governo del Movimento 5 Stelle che attui subito e senza indugio i primi 20 punti del programma e a seguire tutto il resto». Poi lo stesso Grillo ha puntualizzato in un tweet: «Noi non ci alleiamo coi partiti, noi ci alleiamo con tutti i movimenti e le associazioni. Abbiamo sì alleati, eccome».«Se da Grillo non c'è disponibilità a sostenere un governo presieduto da chi è arrivato primo alle elezioni, a quel punto, è inevitabile arrivare a un altro passaggio elettorale», ha messo allora le mani avanti il bersaniano Stefano Fassina. Matteo Orfini si è spinto oltre svelando il calendario che avrebbe in testa Bersani. «A Grillo faremo proposte chiare per risolvere alcune emergenze del Paese. A quel punto la cosa sarà semplice: o sì o no. E se è no si vota subito, a giugno. Non possiamo accettare l'idea di un governo nella cui maggioranza non c'è il Movimento 5 Stelle».

A Berlusconi il cerino della grande coalizione

Berlusconi sembra essere rimasto con il cerino in mano della grande coalizione. ma non è detto che sia l'opzione perdente. Lo spiega l'ex ministro Pdl, Renato Brunetta: «Bersani avrebbe tutte le chance di formare il governo, ma non vuole. Ha negato la possibilità di un governo col Pdl e ha cercato più volte con scarsi risultati con Grillo». Berlusconi, durante l'incontro con gli eletti del Pdl in Lombardia, non si è limitato ad invitare Bersani a non persistere nel cercare a tutti i costi un'intesa con Grillo: «Dimostri di essere un leader», ma ha anche sottolineato, che senza le schede annullate il centrodestra avrebbe avuto la maggioranza dei votanti.

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