ItaliaOggi
Numero 050  pag. 13 del 28/2/2013 | Indietro
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Il filosofo romano diceva che non ci può essere intelligenza senza un pizzico di follia

Grillo ha imitato Seneca anche se non lo conosce

 di Gianfranco Morra  

«Se non son matti, non li vogliamo»: così un film di successo del 1941, traduzione della commedia veneta di Gino Rocca: «Se no i xe mati, no li volemo» (1926). Un titolo che può riassumere i risultati delle elezioni. Di certo hanno vinto i «matti» e hanno perso i «sani». Ma non è cosa nuova. Il grande sociologo Max Weber lo aveva mostrato con acutezza: sempre, nei momenti critici della vita dei popoli, nascono nuovi personaggi o nuovi movimenti, che voltano le spalle al passato e cercano mutamenti radicali. In questo «stato nascente» tutto è novità e passione, idealità ed eccesso, intransigenza e solidarietà. Solo con queste «follie» i partiti possono imporsi. La politica ha certo bisogno di calcolo e di furbizia, ma ancor più di entusiasmo e idealità, di calore e di speranza.

Due i «sani» che hanno perso. Bersani, equilibrista e pragmatico, moderato e disponibile aveva (dicevano i sondaggi) la vittoria in tasca. Si è sentito sicuro e non ha risposto al grido di dolore che da ogni parte saliva. Ha continuato a mostrare il suo identikit di saggio gestore dell'apparato. Bravo, onesto e intelligente, certo, ma anche un po' troppo apparatcik. Renzi poteva attrarre di più, forse perché un po' «matto» lo è anche lui.

L'altro «sano», che ha rischiato di tornare nel tempio bocconiano della saggezza, è l'incarnazione della razionalità e della moderazione. Il suo messaggio, di fiduciosa attesa e di cauto ottimismo, era ben lontano dalla inquietudine e dalla rabbia di un popolo, che i politici avevano portato sul lastrico e Monti inevitabilmente spremuto come un limone. Nei momenti di sfacelo e di decadenza, nelle crisi epocali, non è la fredda saggezza che attira, ma la calda folle speranza. Più ancora di Monti ne hanno fatto le spese Fini e Casini, entrambi sani e moderati. Ma i moderati, ai quali si rivolgevano, erano sempre meno e sempre più gli arrabbiati.

La difficile e anche tragica situazione del Paese ha trasformato le elezioni in una «festa dei folli». Non potevano vincere che due «matti». Berlusconi, dato per finito, si è ripreso e ha sfiorato il colpo. Non con il ragionamento e l'equilibrio, di cui non è capace, ma con le esibizioni spettacolari e le promesse a ruota libera; non nascondendo le sue «follie» private, ma esibendole ed esasperandole; non moderando un linguaggio ultras, ma enfatizzandolo. E molti italiani gli hanno creduto. Non poteva certo recuperare tanti voti l'equilibrio prevedibile e scontato di Alfano, ma solo il «teatro dell'assurdo» che Berlusconi è riuscito ad allestire. Facendo il «matto» al punto giusto per essere preso sul serio. Voleva mettere i bastoni tra le ruote del vincitore, c'è riuscito. Voleva l'ingovernabilità, l'ha ottenuta.

L'altro, il Grillus canterinus, che friniva come un «matto», ha portato al limite la sua strategia, con una ragione lucida che ha capito la difficile situazione e gli strumenti per occuparla. Come tutti i «matti» ha sempre detto solo di no, ha rifiutato confronti e alleanze, si è chiuso nel suo «manicomio», aprendo le porte a milioni di «matti» come lui. Questo distruttore della politica ha capito a fondo le richieste della folla, il dramma dei lavoratori e dei disoccupati, delle famiglie e degli anziani. Non ha proposto nulla per superare i disastri dei partiti, ha solo detto: tutti colpevoli, rottamiamoli tutti. La sua demonizzazione dei partiti, esasperata sino alla follia, era pur vera e realistica, e la gente gli ha creduto. Anche perché, di certo, colpe passate lui non ne aveva.

Ma ora anche Grillo dovrà aggiornarsi. È ancora Max Weber che ce lo insegna. Ogni «movimento» conquista la società con la «follia» e produce una solidarietà alternativa; ma riesce poi a stabilizzarsi solo divenendo «istituzione», ossia assumendo sempre più elementi razionali. Per poter durare, deve «banalizzare il carisma» e trasformarlo in pratica quotidiana. Anche i partiti nascono «matti», ma debbono diventare «sani». E Grillo dovrà dunque toccare terra con i piedi, tener conto della realtà, avanzare proposte concrete e realistiche. Se vuole che la sua moneta, così colorita e brillante, possa essere utilizzata anche per comprare ciò di cui gli italiani hanno bisogno. Non deve perdere del tutto la sua follia, ma deve anche tradurla in una saggezza politica. Forse aveva ragione Seneca: «Non ci può essere intelligenza senza un po' di follia» (nullum magnum ingenium sine mixtura dementiae). Vedremo nei prossimi giorni se questa massima vale anche per l'alleanza tra Bersani e Grillo.

© Riproduzione riservata




1 Commento

Inviato il: 28/02/2013 09.26   
Da: Antonio Appeddu Direttore
Precisazione
Forse, sarebbe più corretto dire che Seneca era spagnolo....

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