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Numero 250  pag. 8 del 20/10/2012 | Indietro
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Appena la base storce il naso si rimangia tutto

Maroni che voti ha fatto? E quanti ne prenderà in Lombardia?

 di Ishmael  

Rottamate pure Massimo D'Alema, se l'osso non è troppo duro, e che Walter Veltroni si rottami da sé, visto che proprio ci tiene, o almeno così dice. Ma Roberto Formigoni non lo rottama nessuno, tanto meno quello spergiuro di Bobo Maroni, che non appena la base leghista storce il naso e la bocca torna subito sui suoi passi, temendone l'ira. Leader fifone, uno che al confronto Pulcino Pio (non diciamo il Senatùr) è Nerone e financo Gengis Khan, che Maroni nemmeno ci provi a governare i lombardi. Giù quella ramazza dal Pirellone! Se non mantiene i patti dal martedì sera al mercoledì mattina, argomenta Formigoni, se si rimangia la parola data tra l'ora della merenda e il dopocena, in che conto dovrebbero tenere gli elettori e i contribuenti le sue promesse elettorali? Dovendo scegliere, la padella maroniana da una parte, la brace comunionliberatoria dall'altra, è meglio stare sotto la giunta fellona che Formigoni ha sciolto (per non dire rottamato) proprio negli ultimi giorni, e certo non in vista della propria rottamazione ma per dare un'altra chance (votando al più presto, entro Natale) alla Divina provvidenza, che risaputamente «riconosce i suoi», come l'Altissimo alla crociata contro gli Albigesi. E volete che l'Altissimo, tra uno che ha fatto voto di povertà e un altro che sbertuccia i vescovi chiamandoli «vescovoni», non scelga il primo? Formigoni, se fosse Iddio invece d'adorarlo soltanto, non avrebbe dubbi: Roberto Formigoni alla presidenza e Maroni (direbbe Bossi) «fora d'i ciapp», o anche «a ciapà i ratt», secondo l'estro. Che voti ha fatto Maroni? E soprattutto quanti voti ha preso o prenderà? Non avrà fatto, come Formigoni, voto di povertà, ma intanto il suo consenso cala, e dunque Bobo è povero di voti, e mica per un fioretto. Alla presidenza della Regione Lombardia, in ogni modo, non ci può andare: la carica è già occupata, è occupatissima, e chi siede sul trono intende risedercisi, questo Natale (e anche il prossimo, a costo di rottamare, se occorre, anche la prossima giunta). Come certi tiranni africani, che si autoproclamano «presidenti a vita» del Bananistan o del Datterostan, anche il beniamino della Compagnia delle opere, il poverello del Pirellone che sgavazza un'estate dopo l'altra sugli yacht degli amici e degli amici degli amici, non intende andarsene. Non può, del resto. È lì, infatti, che lo vuole il Signore (sempre sia lodato il Suo nome). Formigoni governa la Lombardia perché così è scritto nel piano divino. Non è il presidente dei lombardi. È il loro Papa.




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