ItaliaOggi
Numero 151  pag. 11 del 26/6/2012 | Indietro
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La lista nera nelle mani delle Fiamme gialle. Scoperti conti per 780 milioni di euro

A San Marino ancora milletrecento italiani con depositi senza scudo

 di Giovanni Bucchi  

Una lunga lista che fa tremare oltre mille e trecento italiani. Ce l'ha in mano la Guardia di Finanza di Rimini che sta scandagliando tutti i nomi delle persone fisiche o giuridiche che se ne sono infischiate dello scudo fiscale di Giulio Tremonti arrivato nel 2009 e hanno deciso di lasciare i loro risparmi nella Repubblica di San Marino, dopo averli indebitamente occultati al Fisco italiano.

In tutto, si parla di 780 milioni di euro. Un bel gruzzoletto, non c'è che dire.

Le Fiamme gialle riminesi dal 2008 al 2012 hanno ricevuto in ben cinque occasioni diversi plichi di documenti dalla Procura di Forlì, venuta in possesso della lista nera dei conti segreti in due banche del Titano (Asset Banca e Cassa di Risparmio di San Marino) in seguito alle inchieste Varano e Re Nero che indagano proprio sui rapporti tra gli istituti di credito sammarinesi e quelli italiani. La Finanza, come gli permette il dl 167 del 1990 poi modificato, ritiene che quei tesoretti portati nel piccolo Stato tra la Romagna e le Marche siano provento di attività in nero, ottenuti senza pagarci su un euro di Iva, tanto per intenderci. E per questo nascosti fuori Italia.

Quasi la metà di quei conti correnti (oltre 600 per 500 milioni di euro) sono riconducibili a cittadini o aziende della provincia di Rimini, tutto denaro salito sul Titano tra il 2004 e il 2008 e in seguito non scudato. Delle 600 posizioni riminesi, le Fiamme gialle al momento ne hanno vagliate solo 31 per un totale di 10 milioni di euro. Ma le sorprese non sono mancate: dall'idraulico che nascondeva 890mila euro all'albergatore e l'avvocato con oltre un milione, fino al pensionato nullatenente per lo Stato italiano che invece a San Marino ha ben 250mila euro. E pensare che chi sposta più di 10mila euro all'estero dovrebbe segnalarlo nella dichiarazione dei redditi. Quelli della lista, per usare un eufemismo, se ne sono proprio dimenticati.

Va da sé che l'ennesima prova della fuga (illecita) di capitali dalla Romagna a San Marino ha mandato su tutte le furie il presidente della Provincia di Rimini, il cattolico del Pd Stefano Vitali già segretario di don Benzi e da molti detrattori ribattezzato come «moralizzatore dei costumi» per le sue frequenti battaglie. Vitali ha lanciato nei giorni scorsi «una piccola, innocua proposta» che già fa discutere: «Rendere pubblici tutti i redditi delle persone fisiche. Proprio tutti, senza più limitarsi ai politici, agli amministratori, ad alcune categorie economiche, diluendo nell'universalità del dato il rischio colpevolizzazione per questo o per quello». A chi gli contesta che così si incrementa l'odio sociale, lui replica che fino a qualche anno fa questa operazione trasparenza era permessa. «Allora era normale, successivamente così non è stato più, aggiungendo alla piaga dell'evasione quella dell'opacità. Ora, mi chiedo perché non sia possibile fare ciò che si faceva senza drammi sino a metà degli anni Novanta. Non so se sia peggio il sospetto che scaturisce dal conoscere una cosa o dal non conoscere la stessa cosa».




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