ItaliaOggi
Numero 143  pag. 13 del 16/6/2012 | Indietro
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ESTERO - LE NOTIZIE MAI LETTE IN ITALIA
Rivendica la sovranità su vaste aree del Mar cinese meridionale. A scapito dei paesi costieri

Pechino mostra i muscoli ai vicini

In gioco quantità di petrolio pari all'80% delle riserve arabe
 di Andrea Brenta  

Pechino mostra i muscoli ai suoi vicini nel Mar cinese meridionale.

In gioco ultimamente c'è la sovranità su Scarborough, un insieme di scogli e isolotti disabitati che fanno parte della zona economica esclusiva delle Filippine.

L'ex Celeste impero, le cui coste si trovano a oltre 1.200 chilometri, rivendica una sovranità inalienabile su Scarborough in virtù delle stesse considerazioni storico-culturali che gli fanno designare come propria una zona vasta come il Mediterraneo nel Mar della Cina del Sud.

Quest'area a forma di lingua di bue cela tutta una serie di arcipelaghi: la Cina ne controlla solo una piccola parte, ma rivendica il possesso di tutti, a scapito degli altri paesi costieri.

Ma cosa nasconde di tanto interessante questa zona? È presto detto: secondo uno studio pubblicato in Cina, la zona potrebbe contenere l'equivalente di 213 miliardi di barili di petrolio, ossia l'80% delle riserve dell'Arabia Saudita.

Non solo: secondo stime di Bp, la regione conterrebbe anche l'equivalente di cinque volte le riserve di gas conosciute degli Stati Uniti.

Alcuni esperti del Sudest asiatico rivelano inoltre che, dal suo punto di vista, Pechino si fa «rubare» 1,4 milioni di barili al giorno per colpa dello sfruttamento «illegale» condotto da Vietnam, Filippine, Indonesia e Malesia.

Proprio l'esplorazione e lo sfruttamento di risorse energetiche ha condotto negli ultimi anni a scontri sempre più frequenti.

Ad aumentare l'allarme di Pechino ci si è messo, dal 2011, anche il nuovo impegno americano nella regione, a fianco dell'alleato filippino, ma anche dell'ex nemico vietnamita.

Il Mar della Cina del Sud è uno spazio strategico non soltanto per le riserve di petrolio e di gas, ma anche perché vi passa la rotta degli idrocarburi e dei portacontainer, che rappresenta un terzo dei legami commerciali del pianeta.

Tra i territori contesi, accanto a Scarborough (controllato dalle Filippine, ma rivendicato, oltre che da Pechino, da Indonesia e Taiwan), ci sono le isole Spratleys (rivendicate da Cina, Brunei, Malesia, Filippine, Taiwan e Vietnam) e le isole Paracel (controllate dalla Cina, rivendicate dal Vietnam). Insomma una vera e propria polveriera, nella quale si sono aggiunte recentemente le prime manovre navali congiunte russo-cinesi nel Mar Giallo.

In caso di escalation nella zona, «l'Occidente sarebbe immancabilmente interessato», osserva Robert Frank, docente di storia delle relazioni internazionali all'università Paris-I. E «su questioni come le isole Paracel e Spratleys, l'escalation può aver luogo. L'imprevedibile è l'errore di calcolo, come quello del presidente argentino Galtieri alle Malvine nel 1982».




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