ItaliaOggi
Numero 143  pag. 11 del 16/6/2012 | Indietro
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Per i consiglieri fuorisede c'è pure la diaria di 300 euro

Rai, caccia al tesoro

Cda, i 100 mila fanno gola a molti
 di Marco Castoro  

La corsa alla presentazione del curriculum presso la Vigilanza continua. Tutti vogliono far parte del nuovo consiglio di amministrazione della Rai. A cominciare da coloro che conoscono bene i problemi di viale Mazzini, come Michele Santoro e Carlo Freccero, per finire a chi si candida in rappresentanza dei partiti.

Del resto il ruolo del consigliere è un incarico di prestigio e ben remunerato. Soprattutto in Rai. Ti dà la notorietà e di fa sentire importante. Ti consente di stare a lungo in vetrina con tanto di foto sui giornali (poche altre aziende hanno una simile attenzione dai media). Ti fa metter bocca sulle conduzioni dei programmi, sui palinsesti, sui contratti delle fiction, ma anche su quanta carta igienica bisogna comprare. La Rai è l'unica azienda che ogni settimana resta con il fiato sospeso per aspettare cosa abbia deciso il cda di viale Mazzini, che al mercoledì o al giovedì di tutte le settimane si riunisce in seduta.

Un appuntamento ogni sette giorni fa della Rai l'unica azienda ad avere così tante riunioni del cda. Mentre i partiti e i candidati in Vigilanza sono pronti a scannarsi per avere una poltrona, va detto che - se Mario Monti avrà la forza di andare avanti nel suo disegno - il nuovo cda assomiglierà un po' più a quelli delle aziende tradizionali: non si riunirà più una volta alla settimana, ma con cadenza mensile inizialmente per poi slittare anche a un incontro ogni 2-3 mesi. Della carta igienica, dei contratti e delle nomine se ne occuperanno più dettagliatamente il direttore generale e il presidente, per i quali con una modifica dello statuto si possono rafforzare i poteri decisionali.

Nei giorni scorsi a Italia Oggi Claudio Velardi era stato esplicito: «Alla Rai il cda non serve. Ritengo opportuna la proposta fatta di togliere ai consiglieri la stanza e la segretaria. Essi non devono stare in azienda ma a casa. Fare il consigliere non è un lavoro». Ma alla Rai delle vacche grasse di lavoro trattasi. Un consigliere di viale Mazzini percepisce un rimborso di circa 90 mila euro l'anno, che tiene conto delle presenze in sede e delle sedute. A tale somma lorda annua vanno aggiunti i rimborsi sulle deleghe che si possiedono su determinate consulenze interne riguardanti alcuni comitati. Alla fine si raggiunge un compenso lordo di 110-120 mila euro l'anno. Un buon stipendio. Diciamolo. Se poi si tiene conto anche della diaria giornaliera per chi dalla propria città di residenza deve raggiungere la sede Rai, il rimborso diventa un buon tesoretto. Sarà pure un caso, ma il consigliere Guglielmo Rositani, che risiede a Rieti e quindi percepisce la diaria, è tra i più presenti in azienda.

Del vecchio cda è sicura la non riconferma di Angelo Maria Petroni, Alessio Gorla, Giovanna Bianchi Clerici, Nino Rizzo Nervo (già dimessosi), Giorgio van Straten e probabilmente dello stesso Gugliemo Rositani. Ancora con qualche chance di entrare nella partita Antonio Verro, il quale vanta il credito di aver rinunciato a un posto Parlamento per una conferma in Rai, e Rodolfo de Laurentiis, il candidato votato dall'Udc. Poi ci sono tutti coloro che puntano ad avere una sedia. Provengono dal sottobosco dei partiti, dalla società civile e molti di loro dall'universo Rai. Tutti si agitano per avere un posto al sole e per vincere quella guerra tra poveri (visto che chi comanda l'ha già deciso Monti) che li metterà in vetrina e gli garantirà il tesoretto. Ma anche sui compensi Monti dovrebbe metterci mano.




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