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ItaliaOggi
Numero 143
pag. 7 del 16/6/2012
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Vaticaneide - non il rispetto del Papa e della Chiesa
Nel codice etico della Cattolica il rispetto del trattato di Lisbona
di Andrea Bevilacqua
Un codice etico poco cattolico. L'Università cattolica del Sacro Cuore di Milano ha pubblicato da poco un codice etico, una sorta di magna charta dell'Ateneo, che dovrà essere sottoscritto da tutti gli studenti, pena l'inibizione della pagina personale dello stesso studente. Fin qui niente di male se non che questo stesso codice secondo alcuni a tutto si rifà ma non alla dottrina della chiesa cattolica. Perché? Perché, dicono, è un mixture di relativismo e politicamente corretto. Nel preambolo si fa riferimento solamente ad un generico «cristianesimo», senza alcun richiamo al cattolicesimo. Non c'è, inoltre, nelle trenta pagine che compongono il codice, alcun riferimento alla chiesa cattolica e al suo magistero, al Papa, alla fede. Nel comma E dell'art. 2 del preambolo, poi, si invitano gli studenti, i docenti e il personale dell'Università al «rispetto dei principi ispiratori della Costituzione della Repubblica italiana e del Trattato sull'Unione europea, come modificato a Lisbona il 13 dicembre 2007». Fu il vescovo di Frejus-Toulon, monsignor Dominique Rey, a dichiarare che questo trattato «rappresenta in molti punti una rottura intellettuale e morale con le altre grandi formulazioni giuridiche internazionali, presentando una visione relativistica ed evolutiva dei diritti dell'uomo che mette in causa i principi del diritto naturale». Non solo, fu contro questo stesso trattato che si è espresso più volte il Papa, ma alla Cattolica evidentemente queste cose sembrano interessare poco. Nella parte riguardante le «Disposizioni comuni» sono presenti grossolani errori dottrinali che sono frutto di una concezione fondata sull'edonismo, errori contro cui Benedetto XVI sta lottando con forza. All'art. 1 si afferma, per esempio, che non è possibile fare alcuna discriminazione riguardante l'orientamento sessuale di una persona. Si chiede in proposito il centro studi Jeanne d'Arc di Milano, che nelle scorse ore ha con forza protestato per la pubblicazione di questo testo, se non fosse invece il caso di citare il «De pastorali personarum homosexualium cura», in cui si legge che «occorre invece precisare che la particolare inclinazione della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per questo motivo l'inclinazione stessa dev'essere considerata come oggettivamente disordinata», costituisca una discriminazione. Sempre per il centro culturale è «una caduta di stile porre quello riguardante gli abusi sessuali definiti come richieste di favori sessuali, e/o proposte indesiderate di prestazioni a contenuto sessuale, e/o atteggiamenti o espressioni verbali degradanti aventi a oggetto la sfera personale della sessualità rivolti a una persona. Ci pare che qui l'Università sposi quell'ideologia “sessocentrica” così diffusa nel mondo».
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