ItaliaOggi
Numero 287  pag. 7 del 3/12/2010 | Indietro
FacebooktwitterYahoo BookmarksLinkedin
PRIMO PIANO
Dura presa di posizione in parlamento. Il presidente della Bocconi denuncia le carenze nostrane

Monti all'attacco: l'Italia non conta

Per l'ex commissario il paese è latitante nell'Unione europea
 di Stefano Sansonetti  

Nella costruzione dell'edificio comunitario l'Italia è latitante. È un giudizio drastico, tanto più tranchant se espresso da Mario Monti. Già, perché il presidente della Bocconi, economista, è stato per tanti anni commissario europeo, prima al mercato interno e poi alla concorrenza.

Se le sue sensazioni sono quelle espresse qualche giorno fa al senato, durante un'audizione presso la commissione politiche dell'Unione europea, qualche allarme non può non derivarne. La commissione, presieduta dalla leghista Rossana Boldi, sta svolgendo un'indagine conoscitiva sul ruolo del parlamento italiano nella formazione della legislazione comunitaria. Un approfondimento parlamentare che, al momento, non sta fornendo segnali particolarmente confortanti per il nostro sistema paese (vedi in proposito anche ItaliaOggi del 25 novembre scorso).

Ebbene, qualche giorno fa è stato il turno di Monti, il cui punto di vista, considerata la sua vasta esperienza nei gangli comunitari, è stato attentamente ascoltato dai senatori. Ma qual è il potere negoziale dell'Italia nella trattazione delle questioni euopee? «In proposito», si legge nel resoconto di seduta a proposito del pensiero espresso da Monti, il presidente della Bocconi «si rammarica della circostanza per cui, in molte occasioni, ha potuto constatare, purtroppo, come con riferimento a determinate trattative o dossier dell'Unione europea, vengano risportate, anche dalla stessa stampa internazionale, le posizioni negoziali di paesi importanti come la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, la Spagna e financo la Polonia, ma non dell'Italia».

Secondo l'ex commissario, questo stato di cose «denota drammaticamente la carenza del paese nel porsi quale membro propulsore dell'Unione, capace di individuare autorevolmente strade nuove e convicenti di cooperazione con altri paesi membri».

Una diagnosi spietata, non priva di qualche amarezza. «Al riguardo», si legge ancora nel resoconto, l'economista «si sente di affermare che vi è una domanda d'Italia in Europa che non è completamente soddisfatta e tale domanda chiede al sistema paese italiano di contare di più nella costruzione dell'edifico comunitario». Certo, per il futuro non manca la fiducia. Monti, infatti, ha concluso il suo intervento osservando come «non poche volte, situazioni di crisi abbiano contribuito a fare un passo in avanti nel percorso di integrazione del continente europeo». Un richiamo quindi all'Italia, praticamente invitata a cambiare marcia e a darsi una svegliata.

In una delle precedenti audizioni era arrivata un'altra diagnosi piuttosto sconfortante sul peso che ha il paese ha nei preocessi decisionali europei. In particolare era stato Stefano Signore, capo unità della direzione affari interni della Commissione europea, a rilevare come l'Italia sia assente in quasi tutta la fase preliminare del processo di produzione normativa. Poca partecipazione, in pratica, all'elaborazione di libri bianchi, verdi, consultazioni pubbliche che spesso modellano sin da subito il successivo atto comunitario.

Un quadro che Monti, adesso, ha confermato nella sua gravità.




Norme | Help | Faq | Contattaci | Note sull'utilizzo dei dati
ItaliaOggi online© ItaliaOggi Partita IVA 08931350154