ItaliaOggi
Numero 181  pag. 5 del 31/7/2010 | Indietro
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Su 30 sostituti procuratori, a Napoli, in 26 firmano per il ritorno del colonnello Fabio Cagnazzo

I veleni hanno indebolito il nucleo anti-camorra

 di Piero Laporta prlprt@gmail.com  

Fatto eccezionale nella storia giudiziaria italiana: 26 su 30 sostituti procuratori di Napoli firmano un manifesto di solidarietà al colonnello Fabio Cagnazzo, accusato dalla Mobile di Napoli d'essere fiancheggiatore della criminalità organizzata, mentre è comandante del nucleo investigativo di Castello di Cisterna, cuore avvelenato delle camorre.

Il 25 luglio così riferisce alla magistratura, doverosamente si intende, il capo della Mobile napoletana, Vittorio Pisani, sulla scorta delle rivelazioni d'un pentito.

Il procuratore Giovandomenico Lepore dal primo diffondersi della notizia, smentisce che Cagnazzo sia indagato. Sale la tensione a Napoli fra carabinieri e polizia di stato. Roberto Maroni, ministro dell'Interno, e Leonardo Gallitelli, comandante dell'Arma, propiziano un comunicato congiunto, rassicurando circa la buona armonia fra le due istituzioni a Napoli. Il comunicato è privo di dichiarazioni di fiducia a Cagnazzo. A quel punto l'ufficiale è cotto a dovere. Si sparge la notizia del suo trasferimento punitivo al nucleo operativo di Foggia. Considerato il curriculum di Cagnazzo, è come se il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di stato Vaticano, venisse nominato vescovo di Matera. Avviene il fatto che il Viminale e viale Romania non potevano prevedere: 26 su 30 piemme di Napoli ricordano il lavoro assolutamente eccezionale svolto da Cagnazzo contro la camorra.

Questo imbarazza il comandante dell'Arma, Leonardo Gallitelli, che ha disposto il trasferimento, e il ministro Roberto Maroni che ha mostrato il suo gradimento, contro il parere del comandante dei carabinieri della Campania, il severissimo generale Franco Mottola, altrettanto stimato dai piemme napoletani, che definisce Cagnazzo «dio della polizia giudiziaria». Dopo l'inaspettata lettera dei sostituti procuratori napoletani, si apprende che un mese prima, a Foggia, durante la visita del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, accompagnato dal generale Gallitelli, il comitato provinciale della sicurezza pubblica aveva chiesto di mettere in campo gli investigatori migliori per fronteggiare la nascente mafia garganica. Subito dopo, quindi ben prima del rapporto della mobile napoletana, Gallitelli dispose il trasferimento di Cagnazzo.

Senza la clamorosa lettera dei piemme napoletani, va sottolineato a loro onore, il colonnello Cagnazzo sarebbe stato trasferito, abbandonato al suo destino e dimenticato, esposto alla vendetta delle camorre.

Tale condotta dell'Arma stupisce chi attendeva per Cagnazzo la medesima fermezza usata nei confronti del generale Giampaolo Ganzer, condannato per traffici di droga e giustissimamente difeso dall'Arma.

È quindi suonata equivoca agli addetti ai lavori la notizia che il trasferimento risaliva a un mese prima, sebbene Cagnazzo avesse rifiutato il trasferimento a Foggia, forte, in quel momento, di due verità innopugnabili: non meritava di essere declassato e l'Arma dispone di centinaia di investigatori per bastonare la nascente mafia garganica, senza smantellare il nucleo investigativo più efficace contro le camorre.

Dopo il famigerato rapporto della Mobile napoletana, cui non prestano fede neppure i piemme, Cagnazzo è sembrata un'anatra zoppa. Come mai l'Arma non ha tratto le conclusioni di tale tempismo? Anzi, è sembrata cogliere piuttosto l'occasione. Pessimo clima sotto il Vesuvio. Un investigatore del calibro di Cagnazzo può annusare il concentrarsi di nuovi interessi politico affaristici. L'anno prossimo vi saranno le elezioni comunali a Napoli. La lungimiranza di Maroni è ben nota, come pure quella di Cagnazzo.




1 Commento

Inviato il: 31/07/2010 09.02   
Da: un italiano
Siamo alla frutta !!
Sempre di più i fatti confermano che in Italia impegnarsi per lo Stato e cercare di fare al massimo il proprio dovere non sempre è pagante, anzi spesso "il rischio non vale la candela". E’ antico l’antagonismo professionale fra Polizia di Stato ed Arma dei Carabinieri ma fino ad ora la tutela del personale dell’Arma la gestiva il Comandante Generale e non veniva affidata ai PM. Sta cambiando qualcosa ? Fernando442501

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