Sfortunati forse sì, perché i loro presunti tentativi per fare in modo che la corte costituzionale dichiarasse legittimo il Lodo Alfano sono andati a vuoto.
Millantatori e imbroglioni di piccolo calibro come qualcuno ha cercato di dipingerli, però, di certo Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino non sono.

Perché due dei tre arrestati nell'ambito dell'inchiesta sull'eolico in Sardegna, Lombardi e Martino, attraverso il «Centro studi giuridici per l'integrazione europea Diritti e libertà», potevano vantare contatti e conoscenze di primissimo livello, in particolare nel mondo della giustizia. Tanto che ai convegni organizzati dal centro che secondo la Procura di Roma si configurerebbe come una sorta di P3 partecipava il Gotha del pianeta giudiziario e spesso non mancavano protagonisti della politica e dell'economia. Il 21 e il 22 novembre del 2008, in occasione del convegno sul tema «La riforma della giustizia oggi in prospettiva del futuro (Napoli, Hotel Excelsior) i lavori della prima giornata vennero aperti dal presidente di Diritti e libertà Francesco Verusio, già procuratore della repubblica a Grosseto e presieduti da Giuseppe Grechi, presidente della corte di appello di Milano. Tra i relatori, poi, figuravano Sergio Amato, presidente dell'Anm Campania, oltre a professori di diritto penale e procedura penale, mentre tra gli interventi programmati, c'erano quelli del componente del Csm Ugo Bergamo, e di Francesco Lalla (procuratore della repubblica di Genova), Manlio Claudio Minale (procuratore della repubblica di Milano, Giovanni Ferrara (idem a Roma), Giandomenico Lepore (Napoli), Vincenzo Messineo (Palermo) e Giuseppe Pignatone (Reggio Calabria). E a conclusione della giornata, era stato il sottosegretario della giustizia, Giacomo Caliendo, a parlare. Un parterre de roi, è il caso di dirlo, e a maggior ragione se si consulta la locandina di sette pagine che rappresentava l'invito, che citava alla voce «interverranno»: «Angelino Alfano, ministro della giustizia, Nicola Mancino vicepresidente del Csm, Vincenzo Carbone, presidente Corte di cassazione» e «Donato Bruno, presidente della commissione affari costituzionali, Furio Pasqualucci, procuratore generale della Corte dei conti e il «cardinale Crescenzio Sepe», arcivescovo Metropolita di Napoli». Un elenco che di certo dimostra l'efficienza della regia (occulta, perché secondo le accuse Carboni era dietro le quinte e non compariva direttamente) del faccendiere sardo e la grande facilità di organizzare contatti e relazioni da parte della «società segreta» di cui parla la procura di Roma nell'ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere per i tre arrestati. Carboni, Martino e Arcangeli, del resto, con la loro organizzazione, arrivavano un po' dappertutto. A Milano, il 18 marzo del 2009, «Diritti e libertà» era riuscito a organizzare un seminario sul federalismo fiscale al quale, oltre a molti dei nomi già citati più sopra, prese parte nientemeno che il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni. Che suggerì di accelerare i tempi di attuazione del federalismo al grido: «Cinque anni sono troppi, la Lombardia non può vivere con l'incognita del federalismo che verrà». Sempre in tema di federalismo fiscale Diritti e libertà aveva speso 134.372 euro, 50.000 dei quali messi a disposizione della regione, per un appuntamento di grido al Forte village di Santa Margherita di Pula (Cagliari) al quale partecipò, tra il 18 e il 20 settembre del 2009, il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, poi indagato anche lui (insieme con il coordinatore del Pdl Denis Verdini). È del 21 settembre 2007, invece, l'organizzazione di un «Convegno e gran galà» negli splendidi saloni di palazzo Brancaccio a Roma «in occasione della nomina del primo presidente della Corte di Cassazione», appunto Carbone. C'è anche da segnalare che Arcangelo Martino, citato da tutti come «imprenditore napoletano» è quell'ex assessore socialista del comune di Napoli che nel 2009, quando esplose il caso di Naomi Letizia e della partecipazione del premier Silvio Berlusconi alla festa di compleanno della ragazza a Casoria, intervenne per dire che era stato lui stesso, nelle sue visite a Bettino Craxi a presentare il papà di Noemi, Benedetto Letizia, al premier. Ora Martino ricompare accanto a Carboni, del quale si era parlato a proposito di Noemi Letizia, nel settembre dello scorso anno, quando si scoprì che il manager scelto per la ragazza era Francesco Chiesa Soprani, arrestato nell'ambito dell'inchiesta Vallettopoli con Marco Carboni, figlio di Flavio.