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ItaliaOggi
Numero 058
pag. 2 del 10/3/2010
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di Alessandra Nucci
«Qualcuno ha visto Al Gore?» era la battuta in calce a una vignetta che girava su internet mostrando l'altissima cupola del Congresso a Washington sepolta sotto la neve. Le vignette le ha scritte direttamente anche Madre Natura, come quando il gelo ha bloccato pochi giorni fa 50 navi nel Baltico e stava quasi per intrappolare anche la nave rompighiaccio accorsa per liberarle. Ma se qualcuno lassù sembra avere il senso dell'umorismo, quaggiù fra i comuni mortali pare essere una merce rara, specie fra i catastrofisti, di questi tempi ancora più tristi del solito, spiazzati prima dal famoso hacker che ha rivelato la falsificazione di dati ufficiali, poi dall'effetto combinato del gelo che non molla e delle «crepe» che si vanno scoprendo nel rapporto base dell'Ipcc, l'organizzazione che studia per l'Onu l'effetto serra. Dato che invece il fiume di critiche non accenna a finire, i catastrofisti hanno cominciato a cercare di limitare i danni focalizzandone solo alcuni per mettere in ombra tutto il resto. Lo ha fatto Al Gore in un editoriale sardonico sul New York Times. In Italia lo ha fatto Giovanni Sartori sul Corriere, con un pezzo intitolato «Himalaya tutto bene, tutto il resto male». Ridotta la valanga di smentite al lavoro dell'Ipcc al solo errore sui ghiacciai dell'Himalaya, Sartori passa a minimizzare anche questo, evitabile a patto di fare come lui che si astiene sempre dall'«indicare date e scadenze». Peccato poi che, due righe dopo, indichi la metà di questo secolo come termine entro il quale saremo in 9 miliardi, uno strano azzardo visto che questa dell'esplosione demografica è una previsione sempre smentita dai tempi di Malthus, fine Settecento, fino alle profezie di sventura del Club di Roma dei tempi nostri. In questo argomento, che Sartori martella a cadenze regolari dalle colonne del Corriere, il paragone sempre citato è il numero di viventi «di quando io nascevo». Ma mentre in questi giorni ha scritto che tale numero era di «2 miliardi di viventi», un anno fa invece (24/4/09) i miliardi da lui indicati erano 3: una differenza di non poco conto per uno che tiene questo numero felice al centro delle proprie riflessioni. Ma l'argomento ansiogeno per eccellenza rimane quello delle risorse che non bastano, e la conclusione di Sartori come sempre è che se non fermeremo lo sviluppo, anzi, lo «sviluppismo», presto «saremo tutti estinti». Il fatto è che l'età della pietra, a cui il prof Sartori sembra volerci restituire al più presto, non è finita per mancanza di pietre, ma grazie proprio alle «formiche umane» di cui egli vorrebbe ridurre drasticamente e al più presto il numero di esemplari.
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