L'ultimo in ordine di tempo è di Crespi ricerche per Clandestino web. Il 1 febbraio 2010 le intenzioni di voto degli italiani piazzerebbero la Lega Nord all'11 per cento su base nazionale. Un'enormità, considerata l'assenza del movimento di Umberto Bossi al Centro-Sud. Un dato che lascia intendere che il Carroccio sta per fare cappotto al Nord. Un trend generale di continua crescita, che è testimoniato da tutti i sondaggi che giorno per giorno vengono regolarmente registrati sul sito della Presidenza dei consiglio dei ministri dove mai la Lega, a meno di due mesi dalle elezioni, viene data sotto il 10. Mentre in almeno un paio di occasioni il Pdl fa segnare una lieve flessione dalla montagna di voti del 38-39% ipotizzata in precedenti sondaggi (il Pd si fermerebbe dieci punti sotto). Per carità, per ora nulla a che fare con i voti veri. Ma il nervosismo degli alleati del Pdl nei confronti del Carroccio è palpabile. In particolare nelle aree del Nord dove il sorpasso della Lega sul Pdl è già avvenuto o sta per avvenire. In Veneto, per esempio, le condizioni per il sorpasso ci sono tutte. Il candidato presidente leghista, Luca Zaia, in questo momento staccherebbe di oltre venti punti percentuali il candidato Pd, Giuseppe Bortolussi. E il Pdl questa volta non gode del traino del fortissimo (sul piano personale) presidente uscente Giancarlo Galan. Di certo, a livello regionale, non sarà così in Piemonte, dove pure c'è un candidato leghista Roberto Cota e in Lombardia, dove c'è da riconfermare il pidiellino Roberto Formigoni. Ma, in certe province i leghisti sono convinti di fare man bassa. È il caso, per esempio, del bresciano, del bergamasco, del cuneese. E la golden share di Bossi sul governo dopo le regionali potrebbe divenire ancora più pesante. Anche perché un eventuale successo della Lega al Nord doveva essere compensato dal pieno di voti del Pdl nel Centro-Sud. Dopo la gestione della Campania di Antonio Bassolino, dopo il caso di Piero Marrazzo nel Lazio e con un Niki Vendola che veniva dato in uscita in Puglia, i giochi nel centro-destra sembravano facili. Invece, per ora i sondaggi danno la candidata del Pdl nel lazio, Renata Polverini, sotto la sua rivale Emma Bonino. In Puglia tutti gli istituti di statistica sembrano puntare su Vendola a scapito del concorrente del Pdl, Rocco Palese (complice anche la compresenza di Adriana Poli Bortone). E in Campania il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, potrebbe rivelarsi una sorpresa positiva per il segretario Pd, Pierluigi Bersani che lo ha candidato. E i giochi non sono ancora finiti perché se Bersani ha letto il sondaggio di Ced Ricerca e Sviluppo, pubblicato ieri su Il Quotidiano della Calabria, ha scoperto che nell'ipotesi in cui il Pd rinunci alla candidatura di Agazio Loiero, cui è attribuito un misero 13,6 per cento, per convergere sull'altro candidato, l'imprenditore Pippo Callipo (24,5%), la vittoria di Giuseppe Scopelliti (42,2%) data fin qui per probabile non sarebbe più così blindata. Anzi. Sì, perché, sia Silvio Berlusconi che il suo rivale Bersani sanno che se il livello di fiducia di cui il presidente del consiglio gode fra gli italiani resta stellare per tutti i sondaggisti, per nessun altro rappresentante del Pdl è possibile mettere la mano sul fuoco.