ItaliaOggi
Numero 025  pag. 6 del 30/1/2010 | Indietro
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VATICANEIDE – L'alternativa è semplice: o tu parli sul web o il web parla di te

Anche Benedetto XVI è andato su Youtube

Si ritiene che il Pontefice debba costruirsi una digital reputation
  di di Andrea Bevilacqua  

I primi collaboratori del Papa, per quanto si riferisce alla tecnologia informatica, ovvero coloro che lavorano al Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali, quando decisero di portare il Papa su Youtube avevano senz'altro presente (o almeno così credono gli esperti di internet) i concetti espressi recentemente (e riproposti su digitalreputation.it) da Hutch Carpenter: entro venti anni, ciascuno di noi sarà caratterizzato da un punteggio relativo alla propria reputazione online. E, dunque, anche il Papa. Certo: un Papa è molto di più e la Chiesa lo sa. Ma per la quantità enorme di persone nel mondo che del Papa sanno poco, ciò che possono oggi sapere di lui e ciò che di lui sapranno in futuro, è e sarà inevitabilmente una sola cosa: ciò che il web ha detto e dice di lui.

Hutch Carpenter ha affermato la cosa in un articolo recente dal titolo: «In the future We'll all have Online Reputation Scores», in futuro noi tutti avremo sul web un punteggio di reputazione.

Carpenter non parlava direttamente del Pontefice ma la cosa non può essere passata inosservata oltre il Tevere.

Al momento, il trend è ben delineato. Lo ha evidenziato una ricerca di Microsoft realizzata a dicembre 2009. La ricerca, che s'intitola «Data Privacy Day: Perceptions study», il giorno della privacy dei dati: studio percettivo, che evidenzia i molteplici aspetti in cui la reputazione online riveste un ruolo di primaria importanza nella vita di tutti. Con inimmaginabili ripercussioni persino in quella lavorativa.

Per realizzare questa ricerca si è usato un campione abbastanza vasto, 1.200 responsabili delle risorse umane e 1.200 normali lavoratori, provenienti da diverse Nazioni: Stati Uniti, UK, Francia e Germania. I risultati sono stati molto interessanti e fanno emergere fondamentalmente due macro-questioni: l'impatto della reputazione online sulla vita professionale e l'impatto della reputazione online nella vita privata.

È facile cercare informazioni sulla reputazione online di qualcuno nel caso in cui si voglia avere relazioni sociali o sentimentali, ma l'assiduità di questo tipo di ricerca varia molto a seconda dell'età. Il campione intervistato si dimostra preoccupato per quello che può accadere alla loro identità digitale. Temono infatti di essere vittime di bullismo, di atti di diffamazione, di truffe o molestie. Gli intervistati inoltre affermano di temere particolarmente per la loro reputazione online i contenuti generati da dispositivi mobili come cellulari, fotocamere, registratori.

Recentemente il Papa ha parlato di internet. Ha detto che, se sono usate per favorire la comprensione e la solidarietà umana, la rete e le nuove tecnologie informatiche rappresentano «un vero dono per l'umanità». Il canale del Papa su Youtube offre una copertura delle sue principali attività e degli avvenimenti vaticani più rilevanti: c'è chi giura che in Vaticano hanno pensato alla cosa, non solo per garantire visibilità al Papa, ma anche perché è meglio creargli, a tempo debito, una propria digital reputation piuttosto che, a farlo, siano altri. Già su Twitter e Facebook vengono aperti profili a nome del Papa e la cosa, in Vaticano, non piace per niente. Ma controllare o rimproverare chi usa del Papa su internet non porta molto frutto, molto di più è starci e indirizzare la propria reputazione.




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