Il compito del portavoce spesso si trasforma in quello di portacroce: come è accaduto a Sandra Zampa, che deve a Romano Prodi l'ingresso in un'aula parlamentare in qualità di deputata. Già, perché la «giornalista di Mercato Saraceno, non a caso esperta in bizantinismi», come amano scherzare i prodiani raccontando la sua esperienza professionale, mischiandola al nome del comune nel quale è nata, su Flavio Delbono ha dovuto repentinamente cambiare opinione sul valore dell'economista che era arrivato a conquistare la poltrona di sindaco di Bologna. Ma ora tutto è cambiato: fino a poco tempo fa Prodi rinnovava l'adesione al Partito democratico nel circolo Galvani, accompagnato dalla consorte Flavia Franzoni, da Delbono e dalla Zampa. Tra le dichiarazioni favorevoli, l'ultima è stata dettata il giorno 11 novembre (quello di San Martino, oltre che di una illustre categoria di uomini, i traditi) in occasione della nomina di Delbono a responsabile della finanza locale dell'Anci nazionale, che premiava «l'impegno del primo cittadino di Bologna» e, allo stesso tempo tempo, era il «riconoscimento del ruolo che la città ha non solo nei confronti del nostro territorio, ma anche sul piano nazionale». E pensare che Salvatore Caronna, in qualità di segretario regionale del Pd, lo aveva chiesto di non avere «briscoloni», e nemmeno forestieri come Sergio Cofferati, prima della candidatura di Delbono: invece, ecco l'oxfordiano di Sabbioneta, nel mantovano, pronto a correre grazie alla benedizione del Professore. Nel capoluogo felsineo tutti ricordano la lettera di Prodi, pubblicata nell'edizione locale di Repubblica, diffusa a piene mani dalla Zampa, un testo che esprimeva straordinari sentimenti di fratellanza: «Alla stima e all'amicizia maturate nei tanti anni in cui siamo stati colleghi di università si aggiunge la convinzione che Delbono sia il sindaco più adatto per portare a Bologna le innovazioni e i cambiamenti di cui la città ha bisogno per misurarsi alla pari con le altre grandi città europee», senza dimenticare «la capacità tecnica e il senso di equità con cui ha gestito il difficile bilancio della regione», che «lo aiuteranno a governare il comune in un momento così difficile per la nostra economia». Un'esperienza talmente di alto livello che Delbono è scivolato su un semplice bancomat, a quanto pare e non certo su complicati derivati o manovre degne delle finanziarie dei tempi di Giuliano Amato. «È fortissimo», diceva Prodi di Delbono, sponsorizzando senza freni il candidato. Per poi dettare la linea al primo cittadino, come nel caso della rimozione dei graffiti dai muri di Bologna, creando un sindaco operaio anche se accademico, per volere dello stesso Prodi, che ai cronisti raccontò il contenuto della telefonata di congratulazioni fatta all'amico ed ex allievo: «Ho detto a Flavio adesso di mettersi la tuta, prendere un pennello e cominciar a tirar via i graffiti, subito, da domani, e poi da bravo professore dell'università, mettere assieme dei giovani per lo slancio della Bologna del futuro perché si facciano cose buone». Ora, tutto è stato archiviato. E pensare che Franco Grillini, storico leader dell'Arci gay, sul suo sito ricorda queste parole di Delbono: «Bologna riconosce i diritti di tutti, indipendentemente dalle scelte sessuali».