Amato riporta in società Tommaso Padoa Schioppa
Una volta erano moglie e marito: Giuliano Amato lo sa bene, e così ha diviso in due giorni diversi gli impegni con Fiorella Kostoris e Tommaso Padoa Schioppa. Prima, per galanteria, la Kostoris, invitata nello scenario della sala Igea dell'Enciclopedia italiana per parlare del comitato Pari o dispare, con Emma Bonino. Poi, ieri, è stata la volta di Tps, già ministro dell'Economia, lo spauracchio dei bamboccioni. Stavolta però non era la Treccani a ospitare il convegno, bensì il Centro studi americani di palazzo Caetani, proprio nella strada dove venne ritrovato il corpo di Aldo Moro. Il titolo della riunione è roboante: «Globalizzazione economica e costituzionalismo: l'utopia del costituzionalismo globale». Tps si fa presentare come «presidente Notre Europe». Si fanno notare Giorgio Ruffolo, Giacomo Marramao, Paolo Leon e Marcello De Cecco. Quest'ultimo sottolinea come «nessun altro ha il senso della sovranità come la Cina». In sala c'è chi sussurra che «sembra una frase fatta apposta per Amato». Sì, ricordando Bettino Craxi e il suo viaggio cinese.
Beatrice Borromeo finisce in coda sul treno
Treno Frecciarossa, da Milano a Roma, l'altra sera. Prima classe praticamente vuota, con alcuni sparuti passeggeri che possono trascorrere il breve viaggio in santa pace. C'è anche Beatrice Borromeo, che non si fa mancare nulla: un computer, un I-Phone e un cellulare. La conversazione telefonica con un interlocutore alterna parole in italiano e altre in inglese. La tastiera del personal, per tutto il periodo, non regala alcun rumore. La Borromeo, già musa televisiva di Michele Santoro nella trasmissione Annozero, appare riposata. Un problema deve attanagliarla, però: come scendere rapidamente dal convoglio. Un rovello che hanno tutti i viaggiatori. Lei, poi, si trova nel vagone di coda, e così decide, una ventina di minuti prima dell'arrivo nella capitale, di prendere i bagagli e risalire il treno fino alla carrozza di testa. Ma non conosce come funzionano le ferrovie: infatti, al termine del lungo viaggio, quando Frecciarossa si ferma e si aprono le porte, ecco la brutta sorpresa. Sì, perché dopo tutta quella fatica, uscendo dal vagone, si accorge che è alla fine del binario.