I fuochi di Puglia per le prossime regionali non sono ancora finiti. E promettono nuovi effetti speciali per il prossimo 19 gennaio. Data in cui è convocato uno degli ultimi consigli regionali del'ente presieduto da Nichi Vendola e dove tutto potrebbe rimescolarsi ancora una volta. E stravolgere i giochi ripartendo dall'inizio. Già, perché se il governatore uscente che non vuole mollare, per mettere il bastone tra le ruote del sindaco di Bari si è accordato con l'opposizione per non far passare un emendamento ad personamche avrebbe salvato la poltrona a Michele Emiliano in caso di sconfitta elettorale, adesso è Vendola ad aver bisogno di un emendamento ad hoc.
Sarebbe una norma ad partitum, per usare il latinismo coniato da Prodi nel 2006, ma siccome il partito interessato è quello dello stesso governatore, il minuscolo Sinistra, ecologia e libertà, la norma potrebbe essere considerata quasi ad personam. Quello che adesso preoccupa Vendola, infatti, non è tanto il riuscire a essere riconfermato governatore, che allo stato attuale e con due candidati ufficiali del centrosinistra è una missione impossibile. Ma almeno di riuscire a rientrare nel prossimo consiglio regionale dove sicuramente molte leggi volute dall'attuale giunta verranno criticate e cambiate. E stando in consiglio, a parte la conservazione di un lauto stipendio, privilegi e ruolo ufficiale, l'attuale governatore potrebbe almeno tentare delle vivide difese di cui è maestro. Con la nuova legge elettorale regionale, però, entrerà in funzione lo sbarramento del 4% pensato per fare un po' di pulizia dei cespugli e cespuglietti. Fino a pochi mesi fa, quando Vendola si sentiva sicuro di essere ricandidato (anche perché Massimo D'Alema e tutti i candidati regionali alla segreteria del Pd glie lo avevano confermato) il problema non sussisteva perché il governatore avrebbe messo i suoi fedeli in un listino del presidente sostenuto da tutta la coalizione.
Adesso le cose sono cambiate e Vendola oltre a garantirsi una poltrona sta cercando il modo di pensare ad alcuni assessori che gli sono stati fedelissimi. In cuor suo avrebbe voluto dare un posto anche a Franco Giordano e Gennaro Migliore. Ma oggi non ha il posto garantito neppure per se stesso e quindi deve scendere a patti. E qui casca l'asino. Perché il Pd lo vorrebbe ricambiare con la stessa moneta e siccome lui disse poche settimane fa che non si fanno leggi «ad personam» in corsa per meri giochi elettorali, adesso potrebbe ricevere la stessa moneta. E per salvare il salvabile (perdendo però la faccia) dovrebbe trovare un compromesso e rimettersi insieme a Rifondazione dell'odiato Paolo Ferrero con il quale si è pure già sentito. Una sconfitta politica e un ritorno all'ovile che non gioverebbe alla sua immagine ma regalerebbe soddisfazioni immani a Ferrero.
Perciò prima di bere l'amaro calice ferreriano tenterà di accordarsi col Pd. Che al di là della prova di forza di candidare un cavallo che sembra già perdente come Francesco Boccia, debolissimo per lo stesso Pier Ferdinando Casini, rimetterebbe in campo Emiliano. Quindi legge ad personam per Emiliano, ovvero cancellatura del divieto dei sindaci di candidarsi e legge ad partitum per Vendola. Con la possibilità di organizzare in un paio di settimane le primarie e salvare capre, cavoli e facce di tutto il centrosinistra. E tentare davvero di tenersi la regione.