ItaliaOggi
Numero 280  pag. 2 del 25/11/2009 | Indietro
I COMMENTI
L'analisi

Non sarà facile per il Papa far riscoprire il sacro

 di Pierluigi Magnaschi  

In questi ultimi trent'anni è praticamente scomparsa l'arte sacra (che tanto ha dato alla storia dell'arte del mondo intero e non solo nel suo filone cristiano). Le opere che sono state fatte recentemente sono delle canzonature (alle volte persino blasfeme)  perché negano, per principio, la figurazione cioè l'essenza stessa del cristianesimo che è la religione del Dio che si è rivelato, si è fatto carne. Ciò che non riuscirono a fare gli iconoclasti sono riusciti a fare i preti delle due ultime generazioni che, o si sono dedicati ai videogiochi degli oratori acquistando, fra una playstation e l'altra, anche qualche statua devozionale a colori di legno fatta in serie, oppure hanno commissionato (erano, e sono, i preti yè-yè, che si ritengono sulla cresta dell'onda) opere a pittore astratti, nichilisti e senza fede alcuna, salvo che quella di avere un commessa ben pubblicizzata e ben remunerata. E che dire delle archistars che hanno progettato chiese come se fossero hangar aeroportuali o centri commerciali, piene di luce ma sprovviste  di mistero,  impedendo inoltre che esse potessero ospitare quadri o statue, belle o brutte che siano,  a difesa di una visione proprietaria ed ombelicale del proprio progetto che, a loro avviso, non può essere contaminato dall'apporto di altri artisti, giusto l'opposto di ciò che succedeva nel Cinquecento. Bene ha fatto quindi il Papa ha incaricare il cardinal Gianfranco Ravasi di radunare 260 creativi nella Cappella Sistina per apprendere, dal Papa stesso, le sue idee sull'arte e sul bello. Idee che parlano di vita e non di morte. Di speranza e non di putrefazione. L'evento, nobilitato da un discorso molto importante di Benedetto XVI, dimostra però che il recupero dei valori sarà difficile. Fra gli invitati, per esempio, c'era anche l'artista indiano Anish Kapoor autore dell'opera nella foto che riproduce un immenso intestino cereo che, anziché sfociare nell'orifizio che gli è proprio, finisce in un spropositato organo sessuale femminile, rosso fiammante. Con artisti di questo tipo, anche se gli parla un Papa e, per di più, nella cappella Sistina, non si va da nessuna parte.




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