ItaliaOggi
Numero 277  pag. 6 del 21/11/2009 | Indietro
PRIMO PIANO
Per poi rilanciarle facendo con esse un sacco di soldi grazie alla pubblicità infarcita

Murdoch produce notizie e Google gliele succhia gratis

Il magnate australiano ha ragione a denunciare lo scippo. Che cosa dovrebbe fare adesso
 di Edoardo Narduzzi  

Rupert Murdoch è il magnate che più di chiunque altro incarna il mondo dei media del secondo novecento. Nato in Australia, ha saputo conquistare presenza e quote di mercato in buona parte del mondo occidentale. Soprattutto negli Usa e nel Regno Unito dove i suoi media hanno spesso accompagnato le trasformazioni della linea politica.

Google invece è l'impresa della stagione del web che più di ogni altra rappresenta il fatto di quanto l'innovazione tecnologica determini la nascita di nuovi media. Google ha visto la luce come un originale ed unico motore di ricerca. In seguito l'azienda di Mountain View, in poche anni, si è trasformata da bruco in farfalla ed ora condiziona più di chiunque altro le dinamiche del mercato pubblicitario.

Il recente confronto-scontro tra il tycoon e il colosso californiano è dunque un evento, sì annunciato dall'evoluzione dei rispettivi business, ma anche in qualche modo epico per l'editoria di oggi e dell'immediato futuro.

Murdoch si è detto pronto a negare l'accesso gratuito del motore di ricerca di Google alle informazioni prodotte e possedute dal suo gruppo, con l'evidente obiettivo di almeno attenuare il vantaggio competitivo di Google che, le stesse news, può ricercarle in un batter di ciglio ed offrirle opportunamente riclassificate ai suoi clienti.

Per i media tradizionali l'attività di Google cannibalizza la loro offerta, rendendo disponibile gratis quanto invece a loro costa produrre. Con l'aggravante che anche la raccolta pubblicitaria trasloca dalle web page degli editori a quelle di Google. Poiché nessun editore è in grado di replicare l'algoritmo del motore californiano e considerato che l'impresa fondata da Larry Page e Sergey Brin è in continua espansione di offerta, Murdoch ha pensato bene che fosse giunto il momento di aprire il fronte del pagamento dei contenuti.

Sulla carta, il magnate australiano ha ragione. I contenuti, soprattutto quelli di qualità, sono costosi da produrre e non possono essere offerti gratuitamente. Ma forse è in itinere un cambiamento che in qualche modo rischia di spiazzare anche Google. I contenuti generalisti saranno sempre meno difendibili dalla tendenza ad essere consumati gratuitamente. Gli stessi portali attuali degli editori, anche di quotidiani, generalisti sono destinati a sparire. Le informazioni di questa categoria saranno sempre di più pubblicate da piattaforme aggregatrici di contenuti ovunque prodotti nella Rete: da blogger, editori territoriali, social network ed altro ancora. Il giornale, anche nella selezione delle news generiche, diventerà un prodotto molto personalizzato impacchettato da provider specializzati nel fare nuovi media digitali che svilupperanno anche una capacità di raccolta pubblicitaria specifica. In questo contesto disporre di un motore di ricerca leader non è detto che si traduca sic et simpliciter nel fatto che Google automaticamente diventi il provider leader delle informazioni globali. Altri brand, ad esempio Facebook oppure Yahoo, sono perfino meglio posizionati per cogliere questa opportunità. Certo, Google gioca la partita con tutte le sue forze.

I gruppi editoriali più tradizionali, come quello di Murdoch, hanno varie opzioni strategiche da cogliere.

Possono specializzare ancora di più la produzione di notizie così da avere un valore aggiunto da poter commercializzare.

Possono cercare accordi con partner laterali, come eBay, magari interessati a sviluppare forme di asta per commercializzare quotidiani o media digitali con formule originali di pagamento del prezzo.

Possono anche accelerare nella crescita dimensionale integrando un numero crescente di media tradizionali, carta stampata, tv, radio, per diventare una portaerei informativa talmente grande a livello planetario da costringere qualsiasi interlocutore a preferire un accordo sui contenuti al confronto di mercato.

Possono integrarsi con piattaforme tecnologiche di rilevanza mondiale e costruire una offerta molto esclusiva capace di resistere, almeno per un po', alla forza di Google.

Di certo, non possono più stare fermi a guardare continuando ad investire sui loro portali tradizionali che non li porteranno da nessuna parte profittevole. Quindi bene ha fatto Murdoch a rompere gli indugi e a puntare i piedi contro il colosso americano della tecnologia. La prima mossa andava comunque fatta e non poteva che farla l'imperatore dei media tradizionali. Adesso la scelta è obbligata: gli editori devono pensare in grande come sono abituati a fare a Mountain View, investire tante risorse come fa Google e muoversi con la rapidità della luce come Page e Brin fanno da anni. Il nuovo editore del ventunesimo secolo si è messo in marcia.




Gli Articoli piu' letti
Gli Articoli piu' commentati
Gli Articoli piu' votati
Norme | Help | Faq | Contattaci | Note sull'utilizzo dei dati
ItaliaOggi online© ItaliaOggi Partita IVA 08931330156