ItaliaOggi
Numero 257  pag. 4 del 29/10/2009 | Indietro
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le lettere

L'antitrust, in pratica, è contro la legge (e i professionisti)

Nell'articolo di ItaliaOggi del 27 ottobre 2009, titolato «Un Antitrust antilegge», si afferma che l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nell'indire una gara per l'acquisizione del servizio di elaborazione paghe del personale dipendente, «spazza via in un solo colpo una legge dello stato vigente sostituendosi al parlamento».

Si tratta di una ricostruzione non rispondente al vero e lesiva dell'immagine dell'Autorità.

L'Autorità, come peraltro ogni altra pubblica amministrazione, è soggetta, per l'acquisizione di beni e servizi, all'applicazione integrale del codice dei contratti pubblici (dlgs 163/06) nel quale rientrano, tra «i servizi di contabilità», i «servizi di gestione delle retribuzioni» (Allegato IlA). In piena conformità a quanto previsto dalla legge, l'Autorità ha indetto una gara a evidenza pubblica aperta a tutte le imprese, cioè a tutti gli operatori economici previsti dall'art. 34 del codice stesso, organizzati anche in forma individuale, ivi compresi dunque anche i consulenti del lavoro. È falso dunque che questa categoria sia esclusa dalla gara.

Siamo dunque convinti che il nostro bando sia legittimo. L'Antitrust sarebbe stata «anti-legge» se non avesse rispettato le norme del codice degli appalti.

Luigi Fiorentino

Segretario generale Antitrust

Risponde ItaliaOggi. È fuori dubbio che «l'Autorità_è soggetta, per l'acquisizione di beni e servizi, all'applicazione integrale del codice dei contratti pubblici». È fuori dubbio che tra questi servizi, in base all'Allegato IIA del dlgs n. 163/2006, rientrano anche i «servizi di contabilità», nonché i «servizi di gestione delle retribuzioni». Ma nell'articolo di ItaliaOggi si contestava il fatto che il bando avesse messo in gara non il servizio di gestione delle retribuzioni, ma l'attività di consulenza del lavoro: quell'attività professionale (non imprenditoriale) disciplinata dalla legge n. 12/1979.

Se il «servizio di gestione delle retribuzioni» è uguale ad «attività di consulenza del lavoro» significa che il codice degli appalti raggira (deroga) la legge n. 12/1979, perché consentirebbe di appaltare un'attività professionale a qualunque operatore economico, nonostante la stessa attività sia riservata dalla legge a una sola e specifica categoria (e se si fosse trattato di un servizio legale? O medico?).

Inoltre, i «professionisti» non sono «imprenditori». E mai potranno dichiarare, come richiede la domanda di partecipazione al bando in forma di autocertificazione, quei requisiti (quali, per esempio, l'iscrizione alla Cciaa) che sono tipici del mondo imprenditoriale. Si conferma, dunque, l'idea che il bando dell'Antitrust sarebbe «anti-legge». A questo punto suona un po' sospetto il fatto che il bando di gara preveda come requisito per la gestione del rapporto di lavoro dei 300 dipendenti dell'Autority (Art. 3 punto 10) «che l'impresa, nel triennio 2006-2008, ha elaborato per enti pubblici e/o privati complessivamente un numero di cedolini superiore a 100.000». Più che un professionista sembra che qui si cerchi una multinazionale.

Le considerazioni di Invitalia

Caro Direttore, credo sia necessario aggiungere all'articolo «Invitalia lancia l'allarme sui conti» del 28/10/2009, peraltro sostanzialmente corretto, alcune considerazioni e informazioni:

1) nel 2009 i più importanti strumenti agevolativi gestiti da Invitalia sono stati rifinanziati dal governo;

2) sempre nel 2009, i 150 milioni di euro assegnati all'Isa, che originariamente dovevano essere prelevati dalla risorse dell'Agenzia, sono stati reperiti a valere su altri fondi;

3) nel 2008 non c'è stato alcun aumento dei compensi del consiglio di amministrazione, che peraltro sono noti e pubblicati sul sito del ministero della funzione pubblica;

4) i compensi del consiglio di amministrazione sono sempre quelli definiti al momento dell'insediamento dell'attuale cda e tali rimarranno fino alla sua scadenza;

5) il dato di minor costo relativo ai compensi dei consiglieri riportato nel bilancio del 2007 era relativo a soli 9 mesi di mandato degli stessi, mentre quello del 2008 si riferisce all'intero anno. Infatti, nei primi mesi del 2007 il cda non era ancora stato nominato;

6) nonostante questo, i consiglieri più il direttore generale (la cui funzione è stata poi soppressa) hanno percepito nel 2007 complessivamente 1 milione 171 mila euro lordi, a fronte di 1 milione e 20 mila euro del 2008, come indirettamente riportato a conclusione dell'articolo di ItaliaOggi;

7) la politica di Invitalia prevede che gli amministratori e i dirigenti del Gruppo che ricoprono incarichi nei Consigli delle società partecipate svolgano il loro mandato a titolo gratuito. Questo ha consentito all'Agenzia un risparmio annuo di circa 6 milioni di euro per gli emolumenti, che, fino all'insediamento dell'attuale cda, venivano erogati a consiglieri esterni al gruppo.

Stefano Andreani

Direttore Relazioni Esterne Invitalia

Risponde Stefano Sansonetti, autore dell'articolo. Prendiamo atto delle cortesi considerazioni di Invitalia. Ci limitiamo a due brevi osservazioni. Per quanto riguarda il recupero dei 150 mln inizialmente destinati all'Isa, non possiamo far altro che constatare che rimangono 330 mln di euro sottratti alla disponbilità della società. Cifra non da poco, che ha giustificato l'allarme degli amministratori. Quanto agli stipendi, il confronto della medesima voce, «compensi del cda», dice che nel 2007 sono stati corrisposti 813.707 euro, che nel 2008 sono diventati 1.020.700.




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