L'ultima speranza era legata alla circolare del ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta. Ma anche questa-che mercoledì scorso ha chiarito una volta per tutte come opera la riforma del pensionamento coatto allo scattare dei 40 anni di anzianità contributiva dei dipendenti statali- è andata buca. E ora i prefetti ultrasessantenni devono rassegnarsi ad andare in pensione da qui ai prossimi mesi. Il ministro dell'interno, Roberto Maroni, infatti è deciso a utilizzare tutti gli spazi che la legge gli apre per svecchiare le piante organiche. Operazione che consente di promuovere i più giovani viceprefetti ma anche di rimescolare gli incarichi, facendo un po' di spoils system. I numeri dei pensionandi del resto sono consistenti: secondo i rumors del Viminale, tra sopraggiunti limiti d'età e applicazione delle nuove norme brunettiane, ad andare in pensione saranno almeno in quaranta, pari a circa il 20% degli organici. Mai così tanti, dicono a Palazzo, in una volta sola.
Tra quanti si apprestano a lasciare, figurano nomi di primo piano della carriera prefettizia. È il caso di Paolo Calvo, vicecapo della polizia, Giosuè Marino, commissario Antiracket, Carlo De Stefano, direttore dell'ufficio centrale di prevenzione di Ps, Luciano Rosini, direttore delle cosiddette specialità di polizia, come la stradale e la postale. E poi ci sono i prefetti di città come Genova, dove lascia AnnaMaria Cancellieri, e Vicenza, che dice addio a Piero Mattei.
L'operazione svecchiamento andrà avanti a ritmi forzati fino al 2011, quando scadrà la norma dei 40 anni di anzianità contributiva. La riforma introdotta dalla legge 15/2009, così come spiega l'ultima circolare di Brunetta (si veda IO di ieri), prevede infatti che per un triennio si possa avere il pensionamento con il requisito dei soli 40 anni di contributi e non più di servizio effettivo. In questo modo la prosecuzione lavorativa è preclusa a quanti hanno riscattato la laurea oppure il servizio militare, periodi non di lavoro ma comunque utili ai fini contributivi. Dunque, pensionistici. Dalla mannaia dell'anzianità contributiva sono stati esclusi i magistrati, i professori universitari e i responsabili di strutture sanitarie complesse. In via interpretativa, Brunetta ha aperto spiragli perché possa non essere applicata anche ai medici, per i quali si è a lungo battuto il ministro del lavoro e della salute, Maurizio Sacconi. Niente invece per i prefetti, che restano nel calderone di tutti gli altri travet.
A pesare sul futuro di chi è a fine carriera c'è anche l'altra novità (prevista dal decreto legge 112/2008) sulla proroga del contratto per un biennio oltre i 65 anni di età. Proroga che prima era un diritto soggettivo, ampiamente esercitato dai prefetti, e ora invece una semplice facoltà, a domanda dell'interessato, dell'amministrazione. Facoltà che Maroni ha subito messo a frutto, negando ogni prosecuzione del rapporto di lavoro oltre i 65 anni.