L'ultima ipotesi in ordine di tempo porta il nome di «zone franche urbane». A lavorarci su, per venire incontro alle imprese abruzzesi messe in ginocchio dal terremoto, è il ministro per lo sviluppo economico, Claudio Scajola. Si tratterebbe, in pratica, di prevedere una serie di agevolazioni fiscali per le aziende dell'Aquila e dintorni.
Nel frattempo ieri il vertice annunciato dal premier, Silvio Berlusconi, per fare il punto sulle misure da cui ottenere i fondi per la ricostruzione, non ha avuto alcun esito. Al confronto, infatti, non era presente il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, impegnato a Berlino in un meeting dell'Aspen institute. Insomma, non era possibile decidere nulla senza passare da chi ha in mano i cordoni della borsa. Tra le novità, però, spicca l'esistenza di un «tesoretto» presso la presidenza del consiglio. A segnalarne l'esistenza, secondo alcune indiscrezioni, è stato il Ragioniere generale dello stato, Mario Canzio. Il quale, in un appunto riservato fatto circolare a palazzo Chigi, ha individuato risorse utilizzabili per 5 miliardi di euro. Questi, in sostanza, deriverebbero da un fondo disponibile presso la presidenza del consiglio alimentato da una parte dei fondi Fas (quelli per le aree sottoutilizzate). Sempre la Ragioneria, nell'appunto, ha evidenziato la possibilità di ottenere almeno 500 milioni di euro stornando gli investimenti immobiliari previsti dagli enti previdenziali. In più per Canzio si potrebbe utilizzare un altro miliardo derivante in parte da risorse statali contenute nel contratto Anas (200 milioni), in parte dai mutui non erogati dalla Cassa depositi e prestiti.
Tornando alle zone franche urbane, c'è da registrare che il terreno su cui si muove Scajola non rappresenta una novità assoluta. La possibilità di far ricorso a questo strumento, infatti, era già stata prevista dalla prima Finanziaria dell'ultimo governo Prodi, quella del 2007, poi integrata dalla successiva manovra. Le zone franche urbane, almeno in teoria, dovrebbero aiutare la fase di prima attivazione delle imprese. Ma è chiaro che l'emergenza che si è prodotta in conseguenza del sisma sta inducendo i tecnici a estendere i benefici anche a imprese già esistenti. Il ventaglio delle agevolazioni contempla l'esenzione dalle imposte sui redditi per un determinato lasso di tempo, l'esenzione dall'Irap, dall'Ici e sgravi contributivi. Difficile dire quanti soldi mettere sul piatto per completare l'operazione. Le Finanziarie 2007 e 2008, sul punto, hanno previsto uno stanziamento di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009. È possibile, a questo punto, che si decida di puntare tutto o quasi sulla costruzione di una zona franca intorno alla provincia dell'Aquila. Al ministero dello sviluppo economico fanno riferimento al «cratere del terremoto», ovvero alla zona più coinvolta dal sisma, che quindi dovrebbe essere la principale beneficiaria delle agevolazioni. Sul piano Scajola, in ogni caso, dovrà intervenire anche Tremonti, dal momento che la normativa vigente riconduce a via XX Settembre la definizione degli sgravi fiscali e contributivi.
Infine ieri il ministro del welfare, Maurizio Sacconi, ha annunciato lo stanziamento di 55 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali in deroga. Di questi, 25 milioni sono destinati all'intero territorio regionale, 30 milioni andranno alle aree terremotate. In più arriva un'indennità speciale di 800 euro in favore dei lavoratori autonomi, artigiani, commercianti e liberi professionisti.